Sull’invio di soldati in Libia ho più perplessità di quante ne dimostri in conclusione, nell’articolo che segue, Corradino Mineo. Proprio perché credo che i tanti interrogativi giustamente posti dal collega molto difficilmente avranno risposta esauriente. E non mi pare che, a parte l’intensificarsi delle pressioni occidentali e di Obama in particolare, sia già avvenuto il cambiamentoContinuaContinua a leggere “Chiamata alle armi. Caffè del 26 aprile”
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Con la Turchia come oggi con Cuba. Pragmatismo e valori.
Quello che i media chiamano “il viaggio storico del disgelo”, la prima visita di un presidente americano a Cuba in 88 anni, è colto da Massimo Nava come spunto di riflessione sulla validità del pragmatismo nei rapporti internazionali. E la conclusione, che a me pare un po’ frettolosa, è che se Obama imbocca la strada del “realismo”ContinuaContinua a leggere “Con la Turchia come oggi con Cuba. Pragmatismo e valori.”
Arabia Saudita. Si nasconde la testa sotto la sabbia
Secondo Riccardo Cristiano, giornalista RAI che si è specializzato da tempo nelle questioni mediorientali, lo scontro confessionale tra sunniti e sciiti costituisce soltanto una maschera del plurisecolare conflitto tra l’imperialismo persiano e quello saudita. E a farne le spese, in Siria, sono “gli arabi sciiti, che sono di tutta evidenza i cristiani nestoriani islamizzati”. Un breveContinuaContinua a leggere “Arabia Saudita. Si nasconde la testa sotto la sabbia”
Arabia Saudita, messi a morte 47 prigionieri tra cui lo sceicco al-Nimr
Il buon tagliagole, re Salman bin Abdulaziz Al Saud, che la stampa occidentale annovera tra gli arabi “moderati”, ossequiato in nome della comune amicizia per il petrolio mediorientale dai capi di stato e di governo dell’occidente. Quelli cattivi dello Stato islamico da qualcuno dovevano pure imparare. Impiccagione e fucilazione, sempre in nome di Allah, sono invece iContinuaContinua a leggere “Arabia Saudita, messi a morte 47 prigionieri tra cui lo sceicco al-Nimr”
Iraq, ma non ci avevano detto che laggiù la guerra era finita?
Ora i casi sono due: o i veri motivi per cui si decidono le “guerre umanitarie” non sono quelli conclamati, che i mass media ci ripropongono più o meno acriticamente, e allora serve una riflessione sulla serietà, competenza e autonomia professionale di noi giornalisti, oppure lo sono e a riflettere sulla propria competenza, lucidità e strategia politicaContinuaContinua a leggere “Iraq, ma non ci avevano detto che laggiù la guerra era finita?”
Medio Oriente: voci, gossip e strategie
Un altro esempio di come superficialità e concisione non vadano d’accordo con una buona informazione sulle questioni internazionali complesse come la Siria o il conflitto palestinese. Ma questo vale anche per l’Ucraina e le difficoltà nei rapporti tra Occidente e Russia, dove difficilmente l’informazione frettolosa produrrà reazioni utili nell’opinione pubblica (nandocan). ****di Paola Caridi, 8 maggio 2014*ContinuaContinua a leggere “Medio Oriente: voci, gossip e strategie”
