Imperialismo israeliano, nevrosi trumpiane, euroinetti

di Rem

Israele superpotenza sul Medio Oriente e guerra Ucraina che si trascina oltre l’inutile show di Trump pacificatore, mentre non troppo nascostamente insegue altri obiettivi che mettono in un solo cesto Ucraina ed Unione europea quando ambedue saranno riuscite, a colpi di volenterosi ed ignavi, ad autodistruggersi come entità politiche ed economiche di qualche peso.

Illustrazione stilizzata di un gruppo di soldati in silhouette di fronte a una mappa del mondo, con bersagli blu sovrapposti su diverse regioni, su uno sfondo rosso.

Israele Iran, oltre la stretta attualità

Il blocco occidentale, sulla spinta armata di Israele, ha deciso che l’Iran degli ayatollah non può avere la bomba atomica. Ragionevole, ma non lo è il modo che Israele ha scelto per imporlo agli iraniani e al mondo. Con la necessaria comprensione per le preoccupazioni del popolo di Israele, dobbiamo tutti prendere atto che l’idea di sicurezza di Israele, perseguita in maniera sempre più plateale, è basata sull’insicurezza dei vicini. Ma già dieci anni fa Netanyahu davanti al Congresso Usa, giurava che l’Iran era alla vigilia dalla bomba atomica. Dieci anni dopo la bomba resta ancora solo una ipotetica minaccia, rispetto alla successione di attacchi aerei distruttivi e vittime.

Bugiardi planetari con lo sconto

Il bis di Colin Poweel con le armi di distruzioni di massa di Saddam. Allora la guerra non riuscì, e dopo l’accordo sul nucleare firmato da Obama con l’Iran, tutto rinviato al ‘Trump primo’. Accordo che funzionava per tutti i protagonisti dell’epoca, Usa, Russia, Cina, Francia, Regno Unito più la Germania, l’Ue e l’Aiea, l’Agenzia internazionale per l’energia atomica dell’Onu. Netanyahu era l’unico a criticare l’accordo. L’unico fino all’arrivo alla Casa Bianca di Donald Trump, che nel 2018 disdisse unilateralmente l’accordo.

Accuse e scuse di oggi

Gli ispettori dell’Aiea muovono critiche anche severe e preoccupate al comportamento degli iraniani. Scarsa collaborazione ai controlli dell’Aiea; movimenti sospetti in diversi siti nucleari ripuliti e resi innocenti prima delle loro ispezioni; e soprattutto la presenza di 166,6 chili di uranio arricchito al 60% (per la bomba l’uranio deve essere arricchito all’85%. ‘Little Boy’, ci ricorda Fulvio Scaglione, la bomba sganciata su Hiroshima, conteneva 64 chili di uranio), caso unico al mondo tra i Paesi che non detengono l’arma nucleare. Dunque? Buona fede iraniana o meno, l’attacco israeliano è e resta una guerra preventiva contro un pericolo non presente. Identica alla guerra preventiva di George Bush contro le armi di distruzione di massa dell’Iraq nel 2023.

Altra cronaca e altra guerra, ora seminascosta

I russi aprono un nuovo fronte a Dnipropetrovsk? Nel silenzio ipocrita della stampa occidentale orfana della pace trumpiana e dei rilanci ‘volenterosi’ ma velleitari europei, l’Ucraina delle promesse mancate e delle illusioni, con qualche colpo militare d’orgoglio, rischia ora di affondare nelle acque del Dniepro, il suo ‘fiume sacro’.

Note di cronaca ignorate

Le forze armate russe l’8 hanno annunciato l’avvio di un’offensiva nella regione di Dnipropetrovsk, i cui confini sono stati raggiunti da alcuni giorni dalle forze russe schierate nella regione di Donetsk. Kiev nega. Per lo statunitense ‘Institute for the Study of the War (ISW)’, non sarebbe l’inizio di una nuova importante operazione offensiva per conquistare porzioni del territorio di Dnipropetrovsk. ‘Analisi Difesa’ e altre fonti sollevano dubbi. Decine di droni e missili russi hanno colpito la regione di Rivne, dove risultano centri di comando e basi militari con una nutrita presenza di consiglieri militari di nazioni NATO possibile bersaglio della rappresaglia annunciata da Mosca per il supporto nell’attacco contro le basi dei bombardieri strategici russi . Il 9 giugno aerei polacchi e alleati hanno iniziato a operare nello spazio aereo polacco. «Azioni di natura preventiva».

Risposta all’attacco ai bombardieri o peggio?

Ma è davvero solo una risposta? Stephen Bryen, ex sottosegretario durante l’amministrazione Reagan e già presidente di Finmeccanica North America, oggi Leonardo, sentito da InsideOver. «Dnipropetrovsk, o Dnipro, è una regione ancorata alla sua città principale, Dnipro, che si trova a cavallo del fiume Dnepr, il corso d’acqua strategico dell’Ucraina. Dnipro è anche la quarta città più grande dell’Ucraina ed era un tempo sede dell’industria aerospaziale e della difesa dell’Unione Sovietica in Ucraina. Fino ad ora, l’Ucraina non ha dovuto difendere questa regione, oltre a cercare di proteggersi dagli attacchi aerei russi su strutture industriali e infrastrutture.

Rischio peggior finale possibile

«Operativamente, l’Ucraina ha consumato uomini e mezzi inseguendo un’operazione sfuggente a Kursk, che ha causato oltre 75.000 perdite. Ci sono rapporti di diserzioni di massa tra le truppe ucraine e dell’uso della coercizione sul campo di battaglia per mantenere il combattimento. Il quadro generale è che la determinazione e il morale ucraino stanno vacillando. Peggio: il 5 giugno l’ambasciatore russo nel Regno Unito, Andrei Kelin, ha dichiarato che i recenti attacchi dell’Ucraina rischiano di far degenerare il conflitto in una Terza guerra mondiale, attribuendone in parte la colpa al Regno Unito, aggiungendo che Kiev «non dovrebbe cercare di innescare una Terza guerra mondiale».

Trump crede nella vittoria russa

Durante una recente conversazione telefonica con diversi leader europei, Trump ha espresso la convinzione che la Russia stia prevalendo militarmente nel conflitto. La presa di posizione ha suscitato preoccupazioni tra i partner europei, già allarmati dal crescente disimpegno degli Stati Uniti sul fronte del supporto militare e diplomatico a Kiev. «Non credo che Russia e Ucraina firmeranno un accordo», ha concluso il presidente americano chje avava promesso di far finire quella guerra in 24 ore.


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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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