Gianandrea Gaiani su Contropiano
E’ inevitabile – davanti alle due guerre in corso ai nostri confini – chiedersi quali siano gli obiettivi strategici dei diversi paesi coinvolti. Parliamo degli obiettivi realistici, quelli che con molti sforzi si possono raggiungere, non quelli onirici ribaditi nelle dichiarazioni pubbliche di esponenti politici inetti che non sanno neanche in che mondo stanno.
In fondo dovrebbe essere noto che “vincere” significa raggiungere un nuovo equilibrio stabile, non “fare più danni possibili” al proprio avversario. E questo “nuovo equilibrio” possibile non si vede proprio nel caso di Ucraina e Israele (l’”annientamento” degli avversari è un delirio febbrile, non qualcosa di realizzabile).
E se per Russia e Iran gli obiettivi sono chiari – bloccare l’ulteriore espansione della Nato ad est, nel primo caso, garantirsi uno sviluppo pacifico nel secondo (giova ricordare che Tehran, sia che piaccia sia che la si odi, non ha fin qui mai attaccato nessuno) – assai meno chiari sono quelli della junta che governa a Kiev (e quindi quelli di Stati Uniti e Unione Europea) e della banda di genocidi millenaristici che impazza a Tel Aviv.
Persino l’eventuale uso dell’arma atomica – che Israele possiede, ma l’Ucraina no – garantirebbe a Tel Aviv un periodo limitato di “prevalenza strategica”, compensato però da un maggior numero di nuovi nemici e da un isolamento internazionale (non da parte degli Usa, certo) pressoché totale.
Se si sta alle dichiarazioni, infatti, bisognerebbe assumere che l’obiettivo della guerra sia per entrambi… cambiare il proprio nemico. Ossia scatenare un auspicato “regime change” in Russia e Iran. Non mancano, come in nessun paese del mondo, malcontenti popolari per le più diverse ragioni, ma anche gli analisti più euro-atlantici sono costretti a ricordare che entrambi i popoli, di fronte a un “pericolo esistenziale”, sono da sempre abituati a stringersi e resistere.
L’unico “regime change” avvenuto in quei paesi a causa di una guerra esterna è stato addirittura una sciagura per il capitalismo occidentale: la Rivoluzione e la nascita dell’Unione Sovietica…
Siamo perciò andati a vedere tra i diversi analisti di strategie militari e abbiamo trovato questo notevole ragionamento di Gianandrea Gaiani, su Analisi Difesa, peraltro denso di informazioni che – al contrario della propaganda bellica stile Corsera o Repubblica – restituiscono un quadro assai meno trionfalistico per i “beniamini” dell’imperialismo neoliberista.
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