Chi invade chi

Quanto propone Massimo nella sua nota quotidiana è banalmente quello che bisognerebbe fare se una logica di pace seguisse alla proclamata volontà di pace. Una logica non strumentale come quella che vige nei rapporti internazionali, governata dai “purché”. Sarebbe giusto, ma conviene? Forse, purché….. Ma la pace sulla terra, come canta la Bibbia e predicano invano anche quasi tutte le religioni, è riservata agli uomini (e ai popoli) di buona volontà. E invece nessuno parla più di disarmo e accumulare armi e missili ai confini ( o addirittura incoraggiarne l’impiego) è ritenuto anche oggi dai leaders europei il modo migliore per ristabilire un “equilibrio del terrore” (vedi il recente consenso della UE all’uso delle armi fornite all’Ucraina anche in territorio russo).

di Massimo Marnetto

L’Ucraina, dopo essere stata invasa, invade a sua volta la Russia e molti si stupiscono. In guerra – come in pace – vale il principio di reciprocità: si fa prigioniera la terra, come i soldati, per arrivare a degli scambi. Allora invece di misurare con il bilancino se siamo ancora nella legittima difesa od oltre, chi grida allo scandalo dovrebbe cogliere l’occasione e volare a Mosca – ora – per chiedere a Putin di esprimere le sue condizioni per sedersi al tavolo di pace: arrivare a Kiev e fare lo stesso; telefonare a Pechino e Washington e acquisire pareri. Poi lavorare di lima e rifare il giro, fino a trovare una base per convocare una conferenza, in regime di tregua. Il pacifismo da fermi è indifferenza camuffata da indignazione.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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