Concorso

di Massimo Marnetto

Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha criticato la macelleria di hamas, ma anche ricordato che un eccidio così brutale ha alle spalle anni di oppressione.  Questa analisi – una nitida foto dei fatti – è stata invece vista dall’ambasciatore israeliano Gilad Erdan come una giustificazione di hamas e un’omissione di soccorso nei confronti di Israele.

Non è così, ma nessuna delle parti in causa accetta il principio del concorso di colpa. Gli israeliani respingono le critiche per l’estensione violenta dei loro insediamenti in territorio palestinese; i palestinesi non riconoscono l’errore e l’orrore delle loro frange estremiste nel colpire i civili israeliani. Guterres ha provato a far uscire le parti dai loro bunker concettuali, ma Israele non è pronto per l’elaborazione della strage in atto; il popolo palestinese non è libero perché ostaggio di hamas*.


D’accordo, Massimo, tranne che sull’ultima frase. Il popolo palestinese non è libero perché ostaggio di Hamas, ma perché, come scrivi tu stesso, é oppresso dai governi israeliani dalla fine della guerra dei sei giorni, nell’ormai remoto 1967, inizio dell’occupazione dei territori palestinesi, proseguita a tempo indeterminato in violazione delle raccomandazioni dell’ONU e del diritto internazionale. La resistenza palestinese ha le stesse ragioni di esistere che aveva la nostra resistenza, per di più costata la vita assai più di quanto sia costata ad Israele. Non abbastanza da giustificare la macelleria di Hamas, beninteso, ma la nostra attiva solidarietà sì, anche se qualcuno vorebbe approfittare dell’estremismo di Hamas, come dell’ignoranza su quello dei coloni, per farla venir meno. (nandocan).


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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