di Massimo Marnetto
Il Segretario Generale dell’ONU, Antonio Guterres, ha criticato la macelleria di hamas, ma anche ricordato che un eccidio così brutale ha alle spalle anni di oppressione. Questa analisi – una nitida foto dei fatti – è stata invece vista dall’ambasciatore israeliano Gilad Erdan come una giustificazione di hamas e un’omissione di soccorso nei confronti di Israele.
Non è così, ma nessuna delle parti in causa accetta il principio del concorso di colpa. Gli israeliani respingono le critiche per l’estensione violenta dei loro insediamenti in territorio palestinese; i palestinesi non riconoscono l’errore e l’orrore delle loro frange estremiste nel colpire i civili israeliani. Guterres ha provato a far uscire le parti dai loro bunker concettuali, ma Israele non è pronto per l’elaborazione della strage in atto; il popolo palestinese non è libero perché ostaggio di hamas*.
D’accordo, Massimo, tranne che sull’ultima frase. Il popolo palestinese non è libero perché ostaggio di Hamas, ma perché, come scrivi tu stesso, é oppresso dai governi israeliani dalla fine della guerra dei sei giorni, nell’ormai remoto 1967, inizio dell’occupazione dei territori palestinesi, proseguita a tempo indeterminato in violazione delle raccomandazioni dell’ONU e del diritto internazionale. La resistenza palestinese ha le stesse ragioni di esistere che aveva la nostra resistenza, per di più costata la vita assai più di quanto sia costata ad Israele. Non abbastanza da giustificare la macelleria di Hamas, beninteso, ma la nostra attiva solidarietà sì, anche se qualcuno vorebbe approfittare dell’estremismo di Hamas, come dell’ignoranza su quello dei coloni, per farla venir meno. (nandocan).
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