Come abbiamo imparato a conoscerlo, l’amico e assiduo collaboratore Massimo Marnetto è dotato di sufficiente disinvoltura ( altri direbbero “faccia tosta”) per distribuire consigli e ammonizioni a personalità di ogni tipo, sia pure – come nel caso che segue – ad altissimo livello. In democrazia un diritto di critica, fatto valere con garbo, non si nega a nessuno. D’altra parte Papa Francesco ha ampiamente dimostrato di non avere remore a mettere il suo prestigio al servizio di una causa ritenuta giusta senza tener conto di chi potrebbe o vorrebbe approfittarne, a cominciare dai governi dei paesi da lui visitati, Parla con tutti e fa bene. (nandocan).
Il papa non doveva
di Massimo Marnetto
Il papa non doveva andare agli Stati Generali della Natalità. Capisco l’importanza del tema, ma bastava un intervento in remoto per evitare di mettere il suo prestigio a servizio di un Governo, che non fa niente per favorire le nascite: niente case sociali, niente asili pubblici, lavoro precario a oltranza per i giovani, costretti a rimandare la genitorialità ai limiti della fecondità.
E’ vero, il Cristo parlava con pubblicani e prostitute, e per un cristiano non ci sono infrequentabili. Con una sola eccezione: l’ipocrisia dei ”sepolcri imbiancati”. E sul palco c’era una Meloni imbiancata che annuiva quando il papa diceva che ”natalità e accoglienza non vanno mai contrapposte”, mentre un suo Ministro si dichiarava a favore dell’ ”etnia italiana”. Una riedizione della difesa della razza. Imbiancata.
Pace o guerra, prima di qualunque politica, è una concezione di vita

di Ettore Giampaolo
La guerra è la vita in cui vince il più forte. La vita a cui sono destinati gli animali. La pace è la vita in cui ci si intende. La vita a cui sono destinati gli umani da quando hanno scoperto di poter sfuggire al destino degli altri animali "In ultima analisi, ed esclusivamente in ultima analisi,", l'opposizione fra destra e sinistra comincia e finisce qui: fra chi pensa alla vita come al naturale prevalere del più forte e chi pensa alla vita come al naturale intendersi fra uomini e natura.
Il più forte prevale e viene così colpito: "quando avrai mangiato l'ultimo frutto, pescato l'ultimo pesce, ucciso l'ultimo bisonte, ti accorgerai di non poter mangiare il tuo denaro". Non è quello che già si annuncia, col più forte che ha tanto violato la natura che essa ora si ribella con l'impazzimento del sole e della pioggia che fino a ieri ci avevamo consentito di coltivare e di vivere? Non è quello che già accade col più forte che ha vinto ed ha preso per sé tutte le risorse possibili ed ora è terrorizzato dalla massa di migranti che lo assediano pretendendo di poter vivere?
Il “forte” che appare
Non è quello che sta accadendo in Europa che, all'apparire di un altro "forte", addirittura toglie risorse (voto dell'altro ieri al Parlamento UE) alla cura di salute, saperi e sviluppo per armarsi e sconfiggere (!?) il "forte" che appare? E l'Europa dei più grandi filosofi, dei più celebri musicisti, dei più famosi pittori, dei letterati immortali, si riduce alla condotta del bufalo che affila le corna per scacciare l'altro maschio alfa che avanza.
Eppure che intendersi fosse meglio che essere il più forte lo avevamo imparato e ne abbiamo avuto settant'anni di pace.
Quando, alla fine della seconda guerra mondiale, non abbiamo imposto ai vinti, che pure erano stati protagonisti di efferatezze indicibili, le condizioni durissime del vincitore – non fummo Brenno – ma offrimmo addirittura gli aiuti necessari a superare i disastri provocati dalla guerra. Poi il più forte che trae forza dal sopraffare il più deboli si è trasferito nelle singole società e ne sono derivate lotte, vittorie e sconfitte. Ma, almeno, per settant’anni, i “malestanti” non sono stati anche carne da cannone
Ecco dove si è smarrito il PD che in UE ha votato a favore dell’utilizzo di risorse del PNRR per produrre armi, assecondando così l’idea pronunciata dalla Meloni “scommettiamo sulla vittoria di Kiev”.
La sinistra sta con i deboli
Che lo pensi e lo dica la Meloni è quasi ovvio, ella rappresenta quella idea di vita animale del più forte che vince, ma che il PD assecondi di fatto quell’idea è “innaturale”. I più forti vincenti, i “benestanti”, vi sono sempre stati. A Roma Da Silla in poi, se ne ha notizia certa. Quelli più deboli, i destinati ad essere vinti, “i malestanti’ pure vi sono sempre stati. E la sinistra sta con loro da sempre. Dai Gracchi in poi. E basta guardare agli USA per vedere quanto vacua sia questa pretesa del più forte. Gli USA hanno esercitato il.ruolo del più forte come nessun altro, hanno fatto, alimentato, sostenuto guerre più di chiunque altro, ed oggi sono alle prese con un altro “più forte” che avanza e si preparano a caricare come i bisonti che hanno sterminato
Perciò il PD h sbagliato
Forse esisterà sempre la forza e questo impedirà che vi sia sempre lo “stesso più forte” che inevitabilmente sarà soppiantato come qualunque altro capo branco. L’intendesi fra uomini non sarà mai soppiantato perché il pervenire ad ogni e più avanzata intesa conferma innanzitutto l’intendersi fra umani. Perciò il PD ha sbagliato in Europa e sbaglia in Italia, perché sostenere le armi oltre il sostegno alla legittima difesa mentre si lavora a costruire l’intesa è scambiare Pace e Guerra per un accrocco politico mentre è una visione di vita, il collocarsi in un modo o quello opposto di intendere l’esistenza e l’umanità
G7 o G20, vecchie sigle occidentali: i ‘BRICS’ crescono e sfidano il ‘pensiero unico’

Piero Orteca su Remocontro
L’assetto geopolitico del pianeta sta cambiando a una velocità inimmaginabile. E la geometria delle relazioni internazionali fa intravvedere nuovi scenari. L’offensiva diplomatica dell’Occidente, seguita alla sciagurata invasione dell’Ucraina, ha creato le condizioni per un rimescolamento di equilibri, che sembravano essersi stabilizzati dopo la fine della Guerra fredda.
Oggi, pur riconoscendo i torti conclamati di Mosca, ci sono molti Paesi, chiamiamoli ‘non allineati’, che si rifiutano di accettare a scatola chiusa gli ‘inviti’ che partono da Washington o da Bruxelles.
I ‘BRICS’
Nel 2001, Jim O’Neill, economista di Goldman Sachs, coniò un termine entrato nella storia della politologia: BRIC. L’acronimo di Brasile, Russia, India e Cina, cioè quattro giganti, considerati i principali motori di crescita economica al di fuori del mondo occidentale. Successivamente, al gruppo si aggiunse anche il Sudafrica.
Oltre Ucraina e Taiwan modelli di sviluppo
Se mettiamo da parte, per un attimo, le emergenze diplomatiche e le aree di crisi che le provocano –Ucraina e Taiwan, per capirci-, e ci fermiamo solo a un ragionamento per ‘modelli’, ebbene i BRICS propongono, nel bene o nel male, un tipo di sviluppo, sociale ed economico, diverso da quello suggerito o preteso dall’America e dall’Europa.
L’avversario G7 e il cane da guardia Fmi
Questi Paesi s’incontreranno all’inizio di giugno a Città del Capo, per prendere la storica decisione di allargarsi, includendo diversi altri Stati, tra cui alcuni grossi calibri. Obiettivo finale: confrontarsi con la ‘concorrenza’ e, se il caso dovesse richiederlo, sbaragliarla. L’avversario da tenere sotto controllo? L’Occidente in generale e il G7 in particolare, con un occhio rivolto soprattutto al suo ‘braccio armato’, identificato da tutto il Terzo mondo nel Fondo monetario internazionale, una specie di ‘cane da guardia’ del capitalismo in doppio petto. Insomma, anche a Brasilia, Giakarta e Nuova Delhi sanno fare le analisi econometriche e capiscono come gira il mondo.
Certo, la diplomazia americana, tirandosi appresso tutta quella occidentale, rifiuta spesso la diversità delle posizioni espresse dai ‘non allineati’, imponendo una visione unipolare del pianeta dove non c’è spazio per strategie e interessi degli altri.
Aiuti internazionali, ‘Mouse trap’
I BRICS partono dal principio della ‘mouse trap’, la trappola per il topo, come viene definito il sistema degli aiuti finanziari internazionali, concessi per stabilizzare i sistemi solo in cambio di riforme, eseguite sotto dettatura del Fondo Monetario Internazionale. Riforme che non si limitano solo all’economia, ma coinvolgono tutto il sistema istituzionale di un Paese. Un modo, secondo i BRICS, per imporre, in via indiretta, i diktat sul modello di sviluppo gradito all’Occidente. Ma ritenuto, al di là del merito, comunque retaggio di un colonialismo di cui i Paesi in via di sviluppo portano ancora il marchio nelle loro carni.
New Development Bank contro il colonialismo FMI
Forse è anche per questo che i BRICS hanno creato i loro organismi finanziari internazionali, nel tentativo di togliere all’Occidente il monopolio dell’indirizzo economico globale. In questo senso, la New Development Bank (NDB), deve diventare l’alternativa a ciò che adesso è rappresentato dalla Banca Mondiale, mentre il Contingent Reserve Arrengement (CRA), si trasforma in un Fondo Monetario controllato dai Paesi in via di sviluppo. Sottraendo così all’Occidente e, in primis, agli Stati Uniti, un formidabile potere contrattuale che, per qualcuno, è anche una vera e propria arma di ricatto.
Contro il Fondo Monetario Internazionale
Quasi a sottolineare questo aspetto, Luis Ignacio Lula da Silva, tornato Presidente del Brasile, ha dichiarato: «Bisogna modificare le regole dell’NBD, per consentire all’Argentina, piena di debiti, di ricevere finanziamenti o prestiti. È un modo per rimuovere il coltello che il Fondo Monetario Internazionale le tiene puntato alla gola». Pesante e chiaramente esplicativo dell’atmosfera che sta portando all’allargamento dei BRICS.
Nuovi BRICS anti occidentali
Se non succedono sconvolgimenti o ricatti transatlantici dell’ultima ora, dunque, l’anti-G7 dovrebbe aprirsi, tra gli altri, ad Arabia Saudita, Indonesia, Egitto, Emirati, Algeria, Argentina, Bahrein e Iran.
Per inciso, ieri l’ambasciatore americano a Città del Capo, ha accusato il Sudafrica di vendere armi alla Russia…
Comunque, in totale, ben 13 Paesi hanno chiesto la ‘full membership’, mentre altri 6 potrebbero ottenere lo status, transitorio, di ‘osservatori’.
‘Stratfor’ e il nuovo potere contrattuale
Certo, l’omogeneità del blocco è tutta da discutere, ma secondo gli analisti di ‘Stratfor’, think tank americano di geopolitica tra i più prestigiosi del mondo, il ‘New BRICS’ potrebbe avere un potere contrattuale formidabile, in aree specifiche come quella dell’energia, dei cambiamenti climatici, della catena di approvvigionamento globale, dei pagamenti internazionali e della ‘dedollarizzazione’.
Prima del ‘green’ altri bisogni
Come poi questi interessi verranno rappresentati sul terreno diplomatico, sarà tutto da vedere. Su una cosa molti analisti però concordano: l’agenda ‘green’, tutta e subito (o quasi) pretesa dagli ambienti più ideologizzati del pensiero ‘liberal’ occidentale, cozza violentemente con le strategie della maggior parte dei ‘non allineati’.
L’accusa rivolta all’America e all’Europa è chiara: chi ha costruito il suo benessere sullo schiavismo, l’uso smodato dei combustibili fossili e lo sfruttamento delle risorse predate ai Paesi colonizzati, oggi non può salire in cattedra a dettare regole di condotta. Ponendo limiti, date e veti. Ci vuole un bel po’ di faccia tosta.
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“Un punto di vista di parte sulle tecnologie”, sottolinea l’autore, riferendosi, con un compiacimento che peraltro condivido, alla recente enciclica di Papa Leone XIV sull’Intelligenza artificiale. Non è mai troppo tardi per richiamare alla vigilanza sull’impiego delle nuove tecnologie digitali. Eppure sono molti anni che autorevoli esperti della materia – penso anche al collega eContinua a leggere “Disarmare l’Intelligenza Artificiale” - Pareggio
di Massimo Marnetto È importante la lettera di proposta di incontro inviata da Zelensky a Putin, anche se ha sortito un rifiuto. Il motivo è la fine del mito mortifero della ‘’vittoria’’ inseguito dagli ucraini (e non solo) e ora in crisi anche presso i russi, vista la capacità di Kiev di colpire con maggioreContinua a leggere “Pareggio” - How Israeli classrooms indoctrinate Jewish supremacy
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Provate a pensare cosa vuol dire evacuare una città di duecentomila abitanti e collocatelo idealmente in un progetto di annessione del Libano o di gran parte di esso ad un “grande Israele” e anche questo vi sembrerà più chiaro. Meno chiara semmai è la differenza di trattamento da parte dei governi europei per l’annessione russaContinua a leggere “Libano, su Tiro l’inferno di nome e la disumanità di fatto”
