Reader’s 12 maggio 2023

Rassegna web di nandocan magazine

Se Zelensky

Raniero La Valle su Facebook*

Se Zelensky venisse a Roma per dire al Papa di voler rinunziare a rimpinzarsi di armi, compresi i missili a lunga gittata che il governo inglese ha cominciato a mandargli per lo scontro finale, e se in tal modo rimuovesse il veto che finora ha opposto al negoziato per inseguire invece una vittoria a qualsiasi prezzo, sarebbe un magnifico evento…

E se venisse a confidare al Papa di aver capito che è stato un errore aver insistito, per una ragione di principio, a voler chiamare la NATO ad abbaiare sulla lunga frontiera con la Russia, fornendo così i motivi del suo intervento invasivo…

E se riconoscesse che il fatto di aver convocato le armi di tutto l’Occidente sul suo territorio per combattere questa guerra ad oltranza fino alla riconquista della Crimea, ha paradossalmente confermato le ragioni dell’aggressione russa, farebbe un’operazione di verità, di quella verità che secondo il Vangelo ci fa liberi. E’ molto improbabile però che ciò accada, che Zelensky venga a questa Canossa.

È allora da chiedersi le ragioni della sua visita a Roma.

Non per incontrare la Meloni, che era andata lei stessa a rendergli omaggio a Kiev. Nemmeno per far pressione sul Parlamento per fargli votare gli aiuti, perché questo lo aveva già fatto a suo tempo con la diretta televisiva in collegamento con Montecitorio. D’altra parte è inusuale che il Capo di un Paese in guerra faccia il giro delle Sette Chiese nelle capitali dei suoi alleati ed amici per averne conforto.

Dunque viene per il Papa

Egli sa che il Papa non può non riceverlo, dato che Francesco parla con tutti, obbedendo a san Paolo, e nel ritorno da Budapest ha detto che “la pace si fa sempre aprendo canali”, “invito tutti ad aprire rapporti, canali di amicizia”. Ma nell’impatto che l’avvenimento avrà nelle cancellerie e nell’opinione pubblica, senza che nello stesso tempo possa essere “udita l’altera pars”, inevitabilmente esso sarà percepito o speso come una rottura dell’imparzialità ed equidistanza del Papa tra i due belligeranti.

È vero che il pontefice ha già ricevuto il primo ministro ucraino, ma Zelensky è la star e il massimo simbolo di questa guerra. Il risultato che così Zelensky perseguirebbe sarebbe di invalidare l’unica grande risorsa di mediazione e riconciliazione che finora è stata messa in campo.

Sarebbe così preso di mira l’unico grande Testimone di prestigio mondiale che fin dall’inizio ha rigettato le ragioni e la fatalità della guerra e instancabilmente ha cercato di costruire la pace fondandola sulla verità e sull’amore.

Certo in questo modo Zelensky, reduce dalla gratificazione del premio Carlo Magno conferito finora ai grandi benemeriti della Cristianità, e forte dell’idillio con Ursula von der Leyen, celebrerebbe il suo trionfo nella catastrofe del suo popolo martoriato; e così la guerra continuerà fino alla fine. Per i fedeli è un grande dolore.

*Edizione e titolazione sono come sempre di nandocan


Fantauniversità?

di Massimo Marnetto

Portare alcune facoltà nei piccoli centri ipoabitati: potrebbe essere questa una soluzione per il risolvere il problema del caro affitti, sollevato dai fuorisede in tenda.

Invece di concentrare tutta l’offerta universitaria nelle grandi città – come avviene oggi (tranne rare eccezioni) – si potrebbero ubicare Dipartimenti in veri e propri borghi del sapere, creando il modello di una ”università diffusa“.

Con più vantaggi: come la decongestione dei grandi centri e la rianimazione di luoghi in decrescita residenziale. E per evitare il pregiudizio ”cugini di campagna” per chi studia in sedi-borgo, basterebbe un’accorta selezione/rotazione dei professori.

Fanta-università? No, anzi in questa direzione si sono già avviati Comuni e Atenei con il Protocollo ANCI-CRUI del 2015, ma senza abbastanza convinzione (e fondi). Insomma occorre censire i bisogni, programmare gli interventi, innovare le soluzioni: quello che sanno fare solo i politici competenti. Pochi, purtroppo.


Letture spirituali

di Giovanni Lamagna

Quasi tutte (se non tutte) le letture sono per il lettore un nutrimento spirituale. Ma ci sono delle letture che lo sono più delle altre, in modo particolare e speciale. Sono quelle che hanno a che fare con il sistema dei valori e che ci propongono (esplicitamente o implicitamente) dei modelli di vita. Quelle che ci educano, formano, plasmano il nostro dover e voler essere, come fanno, in forma orale, le parole dei maestri di vita.

A queste letture sarebbe opportuno che dedicassimo uno spazio di meditazione (una mezzoretta?) nel corso della nostra giornata. Uno spazio specifico, altro, diverso da quello che dedichiamo agli altri tipi di lettura (narrativa, saggistica, scientifica…). Uno spazio durante il quale maturare orientamenti di vita, ponderare scelte, prendere decisioni.


State sereni, la situazione è drammatica ma stabile

Claudia Saba su olnews

Ospedale Santa Maria Goretti di Latina.

Una situazione drammatica.
Pazienti in codice rosso e malati lasciati giorni e giorni nei corridoi senza alcuna tutela igienica ne’ sanitaria.
Medici che non sanno più come affrontare le difficoltà di un sistema che ormai fa acqua da tutte le parti.
Mancano le risorse.
Mancano medici e personale sanitario.

Una situazione che si riversa totalmente sulle persone che ormai non sono più una priorità ma quasi un problema da eliminare.
Le attese nei corridoi, a volte, possano arrivare anche a una settimana.

Una situazione “da guerra”, così come in tutta Italia, che un po’ ovunque ha reso necessario anche l’intervento di carabinieri e procura.

Secondo la relazione dell’Ufficio Parlamentare di Bilancio nel 2025 la spesa per finanziare il Fondo sanitario nazionale sarà inferiore a quella pre pandemica.

E proprio ieri, in Europa, si è votato per togliere i fondi del Pnrr ad asili e ospedali a favore delle armi, della distruzione e della morte.
Ecco.
La situazione è questa.
Drammatica ma stabile.
Il paziente muore ma che problema c’è?
In fondo siamo così tanti sulla terra che qualcuno andava eliminato.
Tra pandemia e guerra sorge quasi il dubbio che l’obiettivo mondiale fosse proprio questo.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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