Piero Orteca su Remocontro
Come già accade negli Stati Uniti, anche in Israele, visto che l’Iran si sta dimostrando un osso più duro del previsto, cominciano a volare stracci. E si scopre che (forse) il mitico Mossad ha sbagliato i suoi calcoli, mentre Netanyahu (di sicuro) li ha invece presi per buoni. Magari utilizzandoli come scusa per sviluppare antichi disegni. Ora, con una conferenza stampa, ha cercato di metterci una pezza.
Un errore ‘illustre’
Certo, la sparata del Times of Israel, di ieri, è l’ennesima sorpresa che spunta fuori dal backstage di questa incredibile guerra con l’Iran. Un conflitto che avrebbe dovuto essere “a intensità controllata” e che, invece, ormai sembra scappato di mano a tutti. Dunque, un passo avanti e due indietro, come nel Gioco dell’oca, tirando i dati si va a finire sempre nella casella dei Servizi segreti. E se quelli americani sono al centro di un uragano di polemiche, dopo le dimissioni di Joe Kent (Antiterrorismo) e le audizioni di Tulsi Gabbard (Direttorato per l’Intelligence), quelli israeliani non se la passano meglio. Pare infatti che le valutazioni predisposte sulla teocrazia persiana e, soprattutto, le previsioni sulla sua “vulnerabilità” siamo state clamorosamente sbagliate. Almeno, questo è ciò che dice il giornale (con ampia dovizia di particolari) riportando le rivelazioni di Channel 12, la rete televisiva più popolare, notoriamente schierata su posizioni moderate. “Secondo quanto riportato – ha titolato il Times israeliano – il capo del Mossad avrebbe detto al Primo ministro, prima della guerra, di ritenere che il regime iraniano potesse essere rovesciato”. In particolare, aggiunge il giornale, il direttore del mitico Servizio segreto avrebbe presentato a Netanyahu una “intelligence estimate”, secondo la quale se il governo iraniano fosse stato “decapitato” e le sue istituzioni e i mezzi di repressione seriamente indeboliti, tutto il sistema di potere avrebbe avuto buone possibilità di crollare.
I dettagli della ‘strategia’
Dunque, al centro della vicenda c’è il capo del Mossad, David Barnea, che ha avuto numerosi incontri con il Primo ministro Netanyahu e il suo governo prima dell’attacco israelo-americano all’Iran. È lui che avrebbe fatto intravedere l’opzione del possibile cambio di regime a Teheran, secondo quanto riportato da Canale 12. “L’emittente televisiva – dice il Times of Israel, citando diverse fonti anonime – ha affermato che Barnea avrebbe detto ai vertici politici che, se gli obiettivi militari dell’operazione fossero stati raggiunti – la decapitazione della leadership, nonché gravi danni alle istituzioni del regime e alla sua capacità di reprimere i propri cittadini – allora il Mossad e la CIA avrebbero saputo come garantire che gli iraniani scendessero di nuovo in piazza e trovassero un’alternativa al regime. Il rapporto ha sottolineato che il capo del Mossad ha fornito precisazioni su precisazioni, e ha osservato sia che la situazione era in evoluzione, sia che il raggiungimento degli obiettivi desiderati avrebbe potuto richiedere molto tempo. Sia Netanyahu che il Presidente statunitense Donald Trump si sono rivolti al popolo iraniano annunciando l’inizio della campagna militare, indicando che l’operazione avrebbe potuto creare le condizioni per la caduta del regime. Nelle tre settimane successive – conclude il Times – Stati Uniti e Israele hanno evitato di impegnarsi per un cambio di regime, concentrandosi invece sulla minaccia alla sicurezza rappresentata dalle capacità militari della Repubblica islamica, in particolare dai suoi programmi nucleari e missilistici balistici”.
I chiarimenti di Netanyahu
Durante la sua audizione davanti al Congresso degli Stati Uniti, prima al Senato e poi alla Camera, la Direttrice dell’Intelligence nazionale, Tulsi Gabbard, ha affermato che i report delle sue agenzie indicano che “il regime in Iran sembra essere intatto ma ampiamente indebolito”. Dicendo inoltre che “se il regime dovesse sopravvivere, probabilmente cercherebbe di ricostruire le proprie capacità militari”. Beh, sinceramente non ci sembra proprio una grande scoperta. Forse è stato proprio per anticipare le possibili critiche sull’argomento, che Netanyahu, nel corso di una conferenza stampa, ha dovuto definire i tre obiettivi del conflitto: “La fine della minaccia nucleare, la fine della minaccia missilistica balistica e la creazione delle condizioni affinché il popolo iraniano possa conquistare la propria libertà e controllare il proprio destino”. Come si vede, il Premier ha ridistribuito la scaletta delle priorità, lasciando il cambio di regime all’ultimo posto. Ma sottolineando che esso dev’essere una conseguenza della volontà popolare iraniana. Insomma, nessuna interferenza esterna in questo senso e nessun colpo di Stato “diretto”. Diciamo che si è trattato di una presa di posizione che esprime una strategia “a geometria variabile”. Infatti, il Premier ha affermato che c’erano “molti segnali che il regime si stava incrinando”, ma ha evitato di affermare che sarebbe crollato. “Posso dirvi – ha detto – che stiamo lavorando per creare le condizioni per il suo collasso, ma potrebbe sopravvivere, potrebbe non sopravvivere. Se sopravvive, sarà molto più debole”.
Basta con gli ayatollah
Nel corso della sua conferenza, tenuta in inglese davanti alla stampa internazionale, Netanyahu ha dunque cercato di smussare gli spigoli, sostenendo che il destino futuro dell’Iran è nelle mani del suo popolo. Tutti noi sappiamo che ciò è vero fino a un certo punto, perché diventerà molto difficile gestire una transizione verso la democrazia, dopo tanti anni di odio e di sangue. E sappiamo anche che chi oggi si riempie la bocca di belle parole, nella testa ha ben chiari solo i propri interessi. “Per l’Iran – ha continuato ‘Bibi’ – vogliamo un leader di transizione, che sappia guidare la transizione. Non si vuole sostituire un ayatollah con un altro. Non si vuole sostituire Hitler con Himmler. Quindi credo che la domanda sia: si creeranno le condizioni per un simile cambiamento? Credo sia troppo presto per dirlo, e in definitiva, come ho già detto, spetta al popolo iraniano dimostrarlo: scegliere il momento giusto e saperlo cogliere. Noi possiamo creare le condizioni, ma loro devono saperle sfruttare, a un certo punto”.
