Fratelli d’Italia, l’Italia s’è desta!

Remocontro

Un No netto e pesante alla riforma costituzionale approvata dall’attuale maggioranza in parlamento, con una sconfitta personale del ‘Guardasigili’ Nordio che l’ha elaborata e della premier Giorgia Meloni che nelle ultìme settimana l’ha fortemente sostenuta in Tv forzando il suo ruolo di governo. No referendario alla modifica costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati tra ‘giudicante’ e ‘inquirente’, ritenuto un intervento della politica sulla indipendenza della magistratura.

‘Piano di rinascita democratica’ della Loggia ‘P2’

L’idea di separare le carriere dei magistrati è emersa già nel 1981 all’interno del «Piano di rinascita democratica» della loggia massonica segreta ‘P2’, che mirava a sottoporre il pubblico ministero al controllo del governo. Successivamente fu cavallo di battaglia dei governi di destra col premier Berlusconi. La riforma ora bocciata proposta dall’attuale governo prevedeva che i magistrati scegliessero all’inizio la funzione requirente o giudicante. L’obiettivo dichiarato dai proponenti, quello di rafforzare l’autonomia dei giudici e separare le carriere per evitare condizionamenti reciproci. Per gli oppositori e ora per il Paese, avrebbe prevalso il rischio di assoggettare il pubblico ministero al potere politico, indebolendo l’indipendenza della magistratura prevista dalla Costituzione.

Risultati e Affluenza Regione per Regione

Il voto ha mostrato una netta spaccatura geografica tra il Nord e il resto del Paese:

  • Regioni a prevalenza del SÌ: Il fronte favorevole alla riforma ha prevalso principalmente in alcune regioni del Nord, tra cui LombardiaVeneto e Friuli-Venezia Giulia.
  • Regioni a prevalenza del NO: Il NO ha ottenuto una vittoria schiacciante in tutto il Centro-Sud e in gran parte del Nord-Ovest. In particolare, l’Emilia-Romagna si è distinta non solo per la vittoria del NO, ma anche per essere stata la regione con la maggiore affluenza alle urne.
  • Affluenza al Sud: Le regioni meridionali hanno registrato i dati di partecipazione più bassi, con Napoli e la Campania che hanno segnato tra le percentuali di voto meno elevate d’Italia

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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