Prima l’uovo o la gallina? Vecchio problema quello riproposto da Marnetto nell’articolo che segue e che nei fatti si traduce: cercare prima un compromesso sul programma o sul candidato? Dipende, dico io. Perché nelle trattative la scelta del programma risulta spesso meno impegnativa di quella sulla persona che decidera in pratica se, quando, quanto e come applicarlo. Tanto per fare un esempio, la realizzazione del salario minimo affidata a Renzi non è come se fosse affidata a Bersani (nandocan)
di Massimo Marnetto
Come fare per consolidare a sinistra il patrimonio della vittoria del NO? Semplice: parlare prima del programma e solo dopo della scelta del leader. In questo modo, il segnale inviato dalla coalizione sarebbe chiaro: i bisogni delle persone vengono prima della scelta del capo. Un metodo che aiuterebbe anche a far chiarezza all’interno del PD per liberarsi degli ultimi renziani, che persino in questo referendum così cruciale per la Costituzione, si sono messi contro.
Fissare priorità di programma renderebbe esplicite le contraddizioni interne e i dissonanti ne dovrebbero trarre le conseguenze. Per questi esponenti, infatti, non è più questione delle ‘’diversità che arricchiscono’’, ma di persone che sono nel partito sbagliato, detto senza livore. Messaggio per la Schlein: essere ‘’testardamente chiari’’ su lavoro, casa, scuola e sanità porta più voti che essere ‘’testardamente unitari’’ con chi sta a sinistra, ma non è di sinistra.
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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