Matto al potere

Matto e possibilmente ricco, che cioè possa permettersi una campagna elettorale molto costosa destinata soprattutto a chi non si intende di politica ed è pure orgoglioso di questa ignoranza. Non basta raccontare balle, devi anche trovare e comprare tv, radio, giornali e giornalisti che te le pubblichino (nandocan)

di Massimo Marnetto

Pensavo che le democrazie avessero i filtri per scongiurare l’avvento al potere di uno squilibrato. Poi è arrivato Trump alla Casa Bianca e non ho più questa certezza. E penso che questo sconvolgimento potrebbe avvenire anche in Europa. L’incubo è l’ascesa di un leader estremo, di un partito dell’estrema destra, come AfD in Germania, il paese che più sta investendo in armamenti; e che quel leader possa sentirsi talmente forte militarmente da incapricciarsi nel contendere territori ai vicini, magari citando sacre assegnazioni o riesumando la necessità di spazi vitali. Se così fosse, in poche settimane entreremmo nel panico pre-bellico.

Ma perché in una democrazia tanti elettori votano uno squilibrato? I motivi sono molti: ingiustizia sociale, insicurezza per mancanza di lavoro e servizi, ma soprattutto povertà educativa. Quando la democrazia sta al potere, deve curare scuola e università come propri organi vitali. Se si degrada la consapevolezza sociale dell’equilibrio tra diritti e doveri, arriva il matto al potere.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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