Cisgiordania israeliana e palestinesi in Giordania

Anche chi rimaneva sorpreso nel leggere che Netanyahu ha contribuito in passato al finanziamento di Hamas oggi comincia a chiedersi se stava soltanto preparando una scusa per l’invasione israeliana, sia pure al prezzo di qualche vittima tra i connazionali. Oggi si può dire che in fatto di rappresaglie gli israeliani non hanno davvero più scrupoli dei loro carnefici di ieri e di oggi. Quanto ad invasione di territori, il doppiopesismo dei governi occidentali rispetto a quella dei russi in Ucraina è ormai sotto gli occhi di tutti (nandocan)

Eric Salerno su Remocontro

Il Medio Oriente di colonizzazione israeliana dopo l’annuncio di espansione di Netanyahu che annuncia la prossima guerra. Con l’avallo del tutore Trump? «La Giordania, Stato arabo moderato, in pace con Israele, sarà il prossimo obiettivo dell’espansionismo israeliano?», si chiede Eric Salerno.

Donna sorridente che tiene in mano due bandiere israeliane durante una celebrazione, circondata da altri partecipanti e palme sullo sfondo.

La sua fine mai?

Le ultime mosse del governo Netanyahu, che ha definito territorio demaniale vaste zone della Cisgiordania occupata come se fossero territorio sovrano israeliano, preoccupano e non poco il governo del regno hascemita. Da sempre il suo territorio è considerato parte di quella terra santa rivendicata da Israele. Da sempre, per buona parte degli israeliani non soltanto di destra, lo Stato palestinese è già là, salvo probabilmente qualche ritocco territoriale a favore di Israele.

Brigata Gilead‘ e ‘Muro di ferro’

Mamdouh al-Abbadi, ex vice primo ministro giordano, è una voce veterana della politica giordana. «C’è una nuova brigata nell’esercito israeliano, chiamata Brigata Gilead», ha osservato parlando con la tv araba Al Jazeera. «Cos’è Gilead? Gilead è una regione montuosa vicino alla nostra capitale, Amman. Ciò significa che gli israeliani stanno procedendo con le loro pratiche espansionistiche dal Nilo all’Eufrate». Con l’operazione «Muro di ferro» — di cui si parla poco o niente in Occidente — Israele sta schiacciando i campi profughi di Jenin e Tulkarem, e l’establishment politico e militare giordano non si chiede più se ci sarà un trasferimento forzato, ma come fermarlo.

Pulizia etnica definitiva

«Il trasferimento non è più una minaccia, sta per essere eseguito», ha detto allarmato al-Abbadi». Il timore ad Amman non riguarda solo un’invasione militare, ma anche un ‘trasferimento soft’ -già in parte in corso-, che renderebbe la vita in Cisgiordania invivibile e costringerebbe la sua popolazione araba a un esodo graduale verso la Giordania, Stato dove i palestinesi sono già attorno al sessanta per cento della popolazione. Molti Stati arabi e occidentali hanno protestato per il nuovo assalto di Netanyahu e della sua coalizione di estrema destra messianica alla Cisgiordania.

Chi per primo ‘dal mare al fiume’

Qualcuno ricorda come lo slogan «dal mare al fiume» (da Gaza al Giordano) è spesso in bocca a sostenitori della distruzione di Israele; altri analisti rammentano come quelle parole furono in testa alle rivendicazioni di Yasser Arafat prima che il leader palestinese riconoscesse Israele e firmò la pace con Rabin e Peres sotto l’occhio del presidente americano Clinton. Pochi, però, forse perché troppo giovani, sanno che quello slogan nacque come piattaforma politica del Likud, il partito israeliano che ha portato al governo Netanyahu. E riguardava Israele e non certo una patria per i palestinesi.

La storia che si ripete

Il mondo di oggi, globalizzato a livello di informazioni e comunicazione, non offre sorprese. L’umanità ricalca sempre di più gli aspetti più negativi di sempre. Guerre e odii si ripetono con gli stessi schemi; i conflitti di oggi somigliano a quelli di ieri; qualche volte le parole cambiano ma descrivono i medesimi orrori. «La terra necessaria» alla base dell’ideologia nazista.

‘Spazio vitale’

Con il concetto di Lebensraum (Spazio Vitale), Hitler sosteneva che la Germania avesse bisogno di espandere territorialmente i propri confini per garantire il sostentamento, le risorse e la crescita della ‘razza ariana’. Dopo le sconfitte nella prima guerra mondiale e la perdita delle colonie in Africa, il leader nazista voleva creare per la Germania un impero europeo con le terre della Russia e dell’Ucraina, eliminando le razze inferiori, per fare posto ai coloni tedeschi.

‘Genocidio’ e ‘olocausto’

Da anni si dibatte intorno all’uso — non solo per descrivere Gaza e i palestinesi — dei termini “genocidio” od “olocausto” per descrivere gli orrori della Seconda guerra mondiale quando furono sistematicamente massacrati non soltanto ebrei ma anche oppositori politici del regime nazista, omosessuali, intere comunità di zingari o rom. Per il cronista non credo sia utile perdersi nella questione semantica. Serve raccontare gli eventi e soprattutto cercare di capire e spiegare come l’espansionismo territoriale — o il neo-colonialismo — prende forma.

Terra di ‘rivendicazione messianica’

Petrolio e terre rare sono ormai sulla bocca di tutti. Spiegano, non giustificano, molte delle guerre, in corso. Altri indicatori sono meno pubblicizzati ma non per questo meno pericolosi. Hitler voleva la terra per i suoi coloni, la destra messianica israeliana (e anche americana) da sempre rivendica la ‘terra santa’ per motivi religiosi. Qualche analista laico spiega come lo Stato di Israele sarà presto ‘troppo piccolo’ per la sua popolazione che è destinata a raddoppiare nei prossimi anni.

Mancherà la terra per i cimiteri

C’è anche una grandissima crisi — raccontava giorni fa il quotidiano Jerusalem Post —, nel delicato settore dei cimiteri. Quando manca lo spazio persino per i morti — si chiedono gli israeliani ebrei — dove mettere i 700 mila coloni israeliani della Cisgiordania nel caso di un compromesso con gli arabi? L’attenzione del mondo, concentrato su Gaza, comincia a guardare agli eventi in Cisgiordania ma ancora non abbastanza a ciò che sta accadendo a Gerusalemme, città santa per i fedeli della tre religioni monoteistiche.

Proprio l’altro giorno è stata annunciata la creazione di un nuovo quartiere per ebrei ortodossi con l’allargamento dei confini già illegali di Gerusalemme. È la prima modifica dei confini dal 1967 e toglie altro spazio ai palestinesi della Cisgiordania.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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