Dall’ex presidente dell’Emilia Romagna commento lucido e puntuale come sempre (nandocan)
Enrico Rossi su Facebook
Le parole rivolte da Trump a Giorgia Meloni – che lo avrebbe implorato di fare foto con lei e per questo gli avrebbe fatto pena- costituiscono un’offesa volgare non solo alla presidente del Consiglio, ma anche all’Italia. Trump esibisce arroganza e disprezzo, confermandosi un interlocutore inaffidabile, fascista nell’animo, che pretende deferenza e la ricambia con l’umiliazione.
Tuttavia, Meloni non può presentarsi soltanto come vittima. È stata lei a investire politicamente nella ricerca di un rapporto privilegiato con Trump, anteponendo troppo spesso la vicinanza personale e ideologica alla costruzione di una posizione europea più autonoma. Ha cercato legittimazione e protezione nel rapporto con il principale riferimento internazionale dell’estrema destra, segnato da nazionalismo autoritario, pulsioni neofasciste e ostilità verso l’integrazione europea.
Invece di rafforzare il peso dell’Italia nell’Unione, Meloni ha preferito accreditarsi come interprete europea del trumpismo, tollerandone a lungo le provocazioni e gli attacchi agli alleati. Ha creduto che un atteggiamento accomodante le avrebbe garantito protezione; ha ottenuto l’opposto. Trump si è comportato come se potesse alzare il tono impunemente, trattandola non come una dirigente politica da rispettare, ma come un’interlocutrice debole, acquiescente.
Il confronto con Pedro Sánchez è istruttivo. Anche il premier spagnolo è stato attaccato e minacciato da Trump, ma ha difeso apertamente le proprie scelte. Trump lo tratta come un avversario politico; con Meloni, invece, è arrivato al dileggio personale.
Un altro confronto utile è quello con Benjamin Netanyahu, primo ministro israeliano e destinatario di un mandato d’arresto della Corte penale internazionale per crimini di guerra.
Trump ne ha contestato la condotta in Libano, che rischia di compromettere il fragile percorso negoziale con l’Iran; eppure lo ha fatto con un tono indulgente e persino amichevole, come se si trattasse di una divergenza fra due vecchi amici.
La differenza è evidente: con Sánchez, avversario dichiarato, e con Netanyahu, alleato contestato, Trump mantiene comunque un confronto politico, con Meloni, invece, ha scelto l’offesa personale, con una dichiarazione chiaramente denigratoria
Se i comportamenti politici di Meloni fossero personali, della sua umiliazione potrebbe francamente interessarci assai relativamente, ma il fatto è che lei rappresenta l’Italia. Il nostro Paese paga oggi il prezzo di una strategia miope, costruita attorno al culto di un leader pericoloso e ostile all’autonomia europea.
A questo esito ci ha condotti una destra di governo che ha scambiato la vicinanza ideologica con la tutela dell’interesse nazionale.
