Ferocia

Paolo Butturini su Facebook

“Per ogni madre israeliana che piange il proprio figlio, devono piangere mille madri libanesi. Il Libano deve bruciare.”
Questa dichiarazione di Ben Gvir, il ministro che l’UE non riesce a sanzionare, ricorda altri periodi bui ma non è solo questo a essere inquietante.

Il dramma sta nel fatto che il ministro e il suo capo Netanyahu devono resistere al pressing americano e continuare a essere sempre più sanguinari perché la società israeliana lo chiede. È sconfortante ammetterlo ma i cittadini israeliani desiderano il Grande Israele a tutti i costi. Se Netanyahu abbassasse il livello di ferocia, cederebbe il passo all’opposizione che fa campagna elettorale promettendo di essere più dura e decisa dell’attuale governo.

Pensate, le aziende che riforniscono quel poco che entra a Gaza, devono nascondersi agli occhi dei cittadini israeliani che, convinti che i palestinesi debbano morire di fame, giudicano come intollerabile qualsiasi forma di ingresso di generi alimentari nella Striscia e avvierebbero una campagna di boicottaggio contro quelle imprese che invece vendono qualcosa che possa dare il minimo sollievo ai gazawi.

Questo è il Paese che, secondo i giornalisti di casa nostra, sarebbe il presidio dei valori occidentali in Medio Oriente. Questo è il Paese che non si può criticare in Italia altrimenti vieni tacciato di antisemitismo. Questo è il Paese che bombarda ogni giorno su più fronti e che l’Europa tiene sul palmo della mano facendo in modo di non disturbarlo troppo.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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