L’ICE di Trump tra gli eserciti più ricchi del mondo

da Remocontro

L’apparato anti-immigrazione degli Stati Uniti ha un budget paragonabile a quello di alcuni degli eserciti più potenti del mondo. Anche più dell’esercito israeliano: l’amministrazione Trump ha dato fondi eccezionali ad agenzie come l’ICE e il Border Patrol, i fondi per il personale, per le strutture, per la costruzione del muro al confine con il Messico, e così via.

Gruppo di agenti di polizia in uniforme, armati e schierati su una strada durante la notte.

‘Apparato anti-immigrazione’

Tutti questi soldi per le attività anti-immigrazione sono stati approvati l’anno scorso dal Congresso statunitense, ma se n’è tornato a discutere dopo le violenze e gli omicidi compiuti dagli agenti dell’ICE e di altre agenzie federali nelle ultime settimane a Minneapolis, in Minnesota, sottolinea il Post. L’approvazione dei fondi è avvenuta tramite la «Grande e Bellissima legge» voluta da Trump. È un provvedimento enorme, che tra le molte misure attribuisce al dipartimento della Sicurezza interna 170 miliardi di dollari in quattro anni, da destinare alle operazioni di contrasto all’immigrazione. A questi si aggiungono altri 20 miliardi sempre per funzioni anti-immigrazione ma divisi tra altri dipartimenti: in tutto, 190 miliardi di dollari fino a settembre del 2029.

Analisi Peace Research Institute

Immaginiamo che questi soldi vengano divisi equamente nei quattro anni in cui sono a disposizione e otteniamo un ipotetico budget annuale di 47,5 miliardi di dollari. Secondo i dati del centro studi ‘Stockholm International Peace Research Institute’, che si occupa anche di armi e budget militari, questo fa dell’apparato anti-immigrazione statunitense il 12esimo esercito meglio finanziato del mondo, dopo quello della Corea del Sud (47,6 miliardi di dollari nel 2024) e prima di quello di Israele (46,5 miliardi).

ICE straricca e privilegiata

L’agenzia che ha beneficiato maggiormente di questi fondi aggiuntivi è l’ICE. Fino a una decina di anni fa l’ICE aveva un budget di circa 6 miliardi di dollari, inferiore alla maggior parte delle altre agenzie federali. Ma negli anni è via via aumentato gradualmente, fino a stabilizzarsi attorno ai 10 miliardi di dollari l’anno. Poi l’approvazione della «Grande e Bellissima legge» imposta da Trump, che ha stanziato per l’ICE 75 miliardi di dollari così suddivisi: 30 miliardi per le operazioni e 45 miliardi per costruire e mantenere le strutture di detenzione per immigrati irregolari.

Fondi straordinari e il resto del mondo

Questi 75 miliardi di fondi straordinari si aggiungono al budget ordinario di 10 miliardi l’anno. Dividiamo anche questi (75+10 all’anno, quindi 40) per quattro anni e arriviamo a quasi 29 miliardi di dollari l’anno di budget. Per fare un paragone: la Turchia, una delle maggiori potenze militari del Medio Oriente, spende l’equivalente di 25 miliardi di dollari all’anno per il suo esercito. Il Pakistan, un regime militare dotato della bomba atomica, spende 10 miliardi. L’Iran 7,9 miliardi.

Crescono uomini, armi, e violenza

Questa enorme quantità di denaro sta trasformando radicalmente le operazioni anti-immigrazione negli Stati Uniti, non soltanto per via delle tattiche violente che sono state adottate nel corso dell’ultimo anno. L’ICE è passato in un anno da circa 10mila a 22mila agenti, e i suoi effettivi continuano a crescere. Sta costruendo o comprando gli spazi per realizzare decine di centri di detenzione per immigrati irregolari, con l’obiettivo di imprigionare centinaia di migliaia di persone. L’ICE ha inoltre comprato armi nuove, più letali e più sofisticate.

Poi, gli amici degli amici

Molti di questi soldi possono inoltre arricchire alleati dell’amministrazione Trump. Un esempio è GEO Group, una società che gestisce prigioni private il cui valore è aumentato enormemente dopo l’elezione di Trump. GEO Group (insieme ad altre società simili) ha ricevuto investimenti dall’amministrazione per espandere le proprie capacità detentive e costruire nuove carceri, e ha forti legami con alcune delle persone più in vista del governo: «Pamela Bondi, la procuratrice generale, è un’ex lobbista dell’azienda, mentre Thomas Homan, l’attuale capo delle operazioni anti-immigrazione dell’amministrazione, era un suo consulente».

Una volta avviata, l’espansione delle infrastrutture di detenzione è difficile da fermare. Quando un nuovo carcere viene costruito in un territorio spesso diventa una fonte di posti di lavoro e di reddito per molte persone. Decidere di chiuderlo diventa un problema politico per le amministrazioni locali.


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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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