La politica internazionale letta in italiano

Ennio Remondino su Remocontro

Sondaggio ISPI-IPSOS DOXA. Col ritorno di Trump alla Casa Bianca, la guerra in Ucraina ancora senza soluzione e un fragile cessate il fuoco a Gaza, gli italiani guardano al 2026 con apprensione. Cresce la percezione di un mondo più instabile, in cui l’Europa appare sempre più sola. Gli Stati Uniti di Trump non sono più considerati un alleato affidabile, la Russia è intesa ancora come minaccia, l’UE come riferimento, ma con molti dubbi sulla sua capacità di incidere sulla gestione dei conflitti nel mondo.

USA sempre più lontani, mondo luogo ostile

Per gli italiani il mondo è diventato un luogo più ostile. Fino a poco tempo fa alcune certezze sembravano reggere: NATO, Unione europea e Stati Uniti i tre pilastri occidentali agli occhi degli italiani. Oggi non è più così. Se la fiducia nell’Unione europea (+48% tra chi risponde ‘alleato’ e chi ‘avversario’’), e quella nella NATO in calo (da +53% nel 2022 a +41% oggi), è la percezione degli Stati Uniti a cambiare radicalmente. Sotto la presidenza Trump, Washington passa da ‘solido alleato’ a ‘partner ambiguo’, con il saldo positivo che crolla dal +47% al +19%. Gli Stati Uniti vengono percepiti come appena più affidabili della Cina, e suscitano oggi un livello di fiducia paragonabile a quello riservato alla Russia prima dell’invasione Ucraina.

Trump è un problema, anche per gli USA…

Una maggioranza assoluta di italiani (54%) ritiene che dalla elezione di Trump a presidente degli Stati Uniti, le cose per il mondo vadano peggio. Il quadruplo rispetto a quelli (13%) che credono che l’elezione di Trump sia in miglioramento. Ancora più significativo è il giudizio su come le cose siano cambiate per gli Stati Uniti. Secondo gli italiani, l’elezione di Trump non ha prodotto benefici nemmeno per il suo Paese: il 46% ritiene che le cose negli USA vadano peggio, più del doppio di quanti pensano vadano meglio (21%). Un dato che segnala una frattura netta tra percezione dell’influenza americana e della sua traiettoria politica.

Ma leader (sempre più incontrastato)

Il giudizio negativo su Trump non si traduce in una riduzione della sua influenza sul mondo. Anzi: nella classifica dei leader più influenti, il presidente statunitense resta nettamente al primo posto. La quota che lo indica come figura più influente scende leggermente (dal 39% al 34%), ma la flessione colpisce ancora di più i suoi principali ‘competitor’: Putin perde sette punti (dal 17% al 10%), mentre il Vaticano registra un ridimensionamento nel passaggio da Papa Francesco a Papa Leone. Unico personaggio in crescita è Xi Jinping, che passa dal 6% all’11%. I leader di Stati Uniti, Cina e Russia restano i più influenti del mondo.

Russia ancora prima minaccia percepita

Una maggioranza relativa di italiani indica la Russia come la principale minaccia per la sicurezza globale (32%). Negli ultimi sei anni si sono registrati ben tre ‘cambi al vertice’ in questa classifica. Nel 2019 al primo posto era arrivata la Corea del Nord (24%), seguita a stretto giro da Cina, USA e Iran. Nel 2021, gli occhi degli italiani erano principalmente rivolti verso la Cina (34%) e l’Iran (19%). Va inoltre sottolineato come gli altri due Paesi più menzionati quest’anno siano gli Stati Uniti (scelti dal 12% degli italiani, e che raggiungono sistematicamente valori più alti quando alla presidenza c’è Donald Trump) e Israele (12%, in forte crescita), mentre la Cina scivola al quinto posto (8%) e l’Iran al sesto (4%).

La pace prima dell’economia

Tra le speranze un dato chiaro: gli italiani vogliono la pace. Più speranza nel 2026? Quasi due terzi (64%) insistono tra la pace in Ucraina (34%), in Medio Oriente (24%) o in Sudan (6%). Al secondo posto compare l’auspicio di una maggiore crescita economica in Europa (32%), mentre al terzo ci sono nuovamente desideri di pace o, meglio, di non guerra e di miglioramento delle relazioni tra le grandi potenze del mondo (25%).

Ucraina, uno su due la fine della guerra (costi quel che costi)

Sulla guerra in Ucraina emerge una posizione netta. Quasi la metà degli italiani (49%) desidera la fine delle ostilità nel più breve tempo possibile, con una larga maggioranza disposta ad accettare compromessi significativi: tre su quattro (36% del totale) ritengono auspicabile che Kiev accetti un accordo con Mosca anche a costo di rilevanti concessioni territoriali. Un ulteriore 13% spinge addirittura per l’interruzione del sostegno militare occidentale, indipendentemente dalle conseguenze.

Medio Oriente: fiducia nell’Onu, sfiducia nell’Europa

Nonostante l’Unione europea venga considerata il principale alleato dell’Italia, gli italiani non le attribuiscono un ruolo centrale nella gestione del conflitto in Medio Oriente. Solo il 4% ritiene che l’Europa possa garantire la pace nella regione, una quota identica a chi menziona Israele e nettamente inferiore a quella riservata agli Stati Uniti (9%). A prevalere è invece una preferenza per soluzioni multilaterali: il 33% indica l’ONU o una coalizione internazionale, mentre il 14% affiderebbe questo ruolo a una coalizione di Paesi arabi o alla Lega araba. Un segnale chiaro di sfiducia verso approcci unilaterali o regionali ristretti.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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