Se il presidente USA intendesse meritare seriamente un’improbabile candidatura al Nobel per la pace, potrebbe aggiungere la sua forza di persuasione al piano franco saudita votato dall’ONU o quanto meno concondarne uno con gli autori, non foss’altro che per restituire alle Nazioni Unite una credibilità e un prestigio smarriti da tempo. Quanto all’indicazione di un personaggio come Tony Blair lascio giudicare Negri e il lettore. Nel silenzio omertoso dell’Unione europea, la tanto discussa flottiglia avrebbe quanto meno il merito di aver richiamato l’attenzione internazionale sulle atrocità dell’occupazione israeliana e di denunciare al tempo stesso la connivenza, nei fatti se non nelle parole, di quasi tutti i governi del nostro continente. (nandocan)
Alberto Negri su Remocontro
Tanti bla bla nei telemegafoni su piani di pace. Per il manifesto «Un insulto alle vite dei palestinesi». Dubbio chiave sottovalutato (o nascosto) da troppi, denuncia Alberto Negri, la frase del presidente americano con Netanyahu al suo fianco: «se Hamas rifiuterà il piano, Israele avrà il sostegno totale degli Stati Uniti per proseguire la sua guerra». Tradotto: Netanyahu in ogni momento ha la facoltà di far saltare il piano e riprendere il genocidio
Annessione e pulizia etnica
Se è vero che Israele dovrebbe fare qualche concessione come la rinuncia – temporanea – all’annessione dei Territori palestinesi e all’espulsione dei palestinesi (ma l’autorità di transizione avrebbe il diritto di assegnare i ‘permessi di uscita’), è evidente che nel piano non c’è una data per l’uscita dell’esercito israeliano da Gaza. In poche parole l’occupazione di fatto continuerebbe. Ma la cosa più difficile da immaginare è che i palestinesi (e non solo Hamas) possano accettare un piano che prevede di affidare la gestione della Striscia a Trump e all’ex primo ministro britannico Tony Blair.
Il ritorno dell’Autorità palestinese a Gaza, previsto nel piano franco-saudita votato all’assemblea dell’Onu, in quello di Trump è rinviato a un futuro lontano e imprevedibile. In sintesi i palestinesi, rimangono prigionieri e colonizzati.
Indietro agli anni ‘80
Siamo tornati indietro di ottant’anni, anzi ancora peggio. Altro che Stato palestinese. Questo piano affossa ogni embrione di stato. Dove eravamo rimasti? Nell’anno 1947 la risoluzione Onu 181 decideva la partizione tra Israele e Palestina. Nessuno chiese ai palestinesi di accettare o rifiutare alcunché e se glielo avessero chiesto avrebbero sicuramente rifiutato perché attribuiva gran parte della loro patria storica a degli stranieri. I governi arabi allora rifiutarono la spartizione ma certamente non rappresentavano i palestinesi che si trovavano ancora (come gli ebrei) sotto il dominio britannico.
Orrore Tony Blair
Oggi come in un film dell’orrore rispuntano persino gli inglesi nella persona di Tony Blair, un mentitore seriale come stabilito dagli stessi parlamentari britannici della commissione Chilcot: Blair volle fare la guerra all’Iraq nel 2003 a ogni costo, costruendo un montagna di bugie sulle armi di distruzione di massa di Saddam Hussein.
Squalificati personaggi
Oggi questo squalificato personaggio, un massacratore, da tempo a libro paga dei ricchi arabi del Golfo dovrebbe essere il supervisore del governo della Striscia di Gaza? Sono tornati i colonialisti che fanno quel che vogliono con il loro piano elaborato da due vecchi malvissuti come Trump e Netanyahu. E se non vi piace questo piano come tutti i colonialisti minacciano di distruggere quel che rimane di Gaza e delle vite dei palestinesi.
Gli interessi di Trump
Non lo faranno completamente perché sono lì a preservare gli interessi di Trump nel Patto di Abramo con gli arabi. Qualcuno deve avere sussurrato al presidente Usa che il suo amico Netanyahu gli stava alienando i favori e i soldi delle monarchie del Golfo. Così Trump ha chiesto a Netanyahu di telefonare a Doha per «esprimere il suo profondo rammarico» per il raid israeliano del 9 ottobre. Questa sì è la gente che conta: ma nessuno osa chiedere al premier israeliano di scusarsi per il genocidio di oltre 65mila palestinesi.
Opportunismi e servilismi
In questo quadro di disarmante bassezza, il piano per Gaza contiene anche della macabra ironia. Al punto 18, voluto a quanto pare proprio da Israele, si dice: «Sarà avviato un processo di dialogo interreligioso basato sui valori della tolleranza e della coesistenza pacifica per cercare di cambiare la mentalità e le narrazioni di palestinesi e israeliani». Ecco come liquidare in modo felpato un genocidio senza neppure fare riferimento ai responsabili di questo governo israeliano con un primo ministro inseguito da un mandato di cattura per crimini di guerra della corte penale internazionale.
L’insulto della ‘Trump Pax’
Questo documento è un insulto a ogni principio del diritto internazionale. Non si cita l’occupazione militare israeliana, non vengono menzionate le condizioni di vita dei palestinesi, non si fa alcun riferimento al loro diritto di vivere in uno stato. Non solo. Si lascia a Israele mano libera di continuare la sua occupazione in una Gaza che non può possedere uno sbocco al mare se non controllato dagli occupanti, che non può avere alcuna libertà di circolazione per i suoi cittadini. Un diktat coloniale che ci riporta al peggio mai elaborato dall’Occidente.
Mostro giuridico
Questo mostro giuridico venuto fuori dalla Casa Bianca ha una sola efficacia. La pistola puntata da Netanyahu e da Trump contro Hamas e i palestinesi. O accettate o verrete sterminati. E tutto questo avviene mentre le vele della Flotilla si dirigono verso Gaza. Queste acque non sono di Israele e infatti nessuno le riconosce in quanto tali. Lo fa però il nostro governo di sprovveduti, ignaro che persino l’Eni ha dovuto rinunciare a prendere il gas dei giacimenti offshore di Gaza, appaltati da Israele in spregio a ogni regolamento internazionale. Ma chissà che con questo rigurgito di colonialismo tutto diventi possibile.
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