A cosa stai pensando Fernando? Chiede Facebook, beh penso che sia una vergogna che quanto avviene sulle rive del Mediterraneo e in questo momento a Gaza dipenda dal rapporto di Israele con gli Stati Uniti mentre l’Europa e gli Stati arabi stanno a guardare (nandocan)
da Remocontro

«Khan Younis è una pozza di sangue» denuncia Michele Giorgio sul Manifesto. Nuova offensiva israeliana: i volantini con l’ordine di andarsene lanciati pochi minuti prima dei raid. Oltre 70 uccisi e 200 feriti.
Ieri, pochi istanti prima di partire per gli Stati Uniti dove domani parlerà di fronte al Congresso Usa, Benyamin Netanyahu ha elogiato Joe Biden per la rinuncia alle presidenziali.
La probabile candidata Kamala Harris e i suoi programmi sconosciuti. Sulla guerra in Ucraina, sulla Cina, ma soprattutto sul cataclisma mediorientale, lei, moglie dell’avvocato ebreo americano Douglas Emhoff, ala dura della vasta e importante comunità.

Grazie Joe per i massacri consentiti?
Il ‘grazie’ di Netanyahu a Biden alla partenza per gli Stati Uniti dove domani parlerà al Congresso Usa, mentre l’esercito israeliano lanciava per la terza volta dal 7 ottobre i suoi carri armati su Khan Younis uccidendo almeno 70 palestinesi. Cronaca quasi desueta per la sua ripetitività. Con alcuni spunti di novità sul fronte politico statunitense, terremotato dalla rinuncia di Joe Biden alla ricandidatura, e dai 5 mesi di presidenza che ancora gli restano. Con la possibilità di qualche atto politico di coraggio che si era vietato prima.
Prima i due ‘odiati amici’
E Netanyahu che mette le mani avanti, in attesa sperata di Trump, ma anche con Kamala, non avrebbe troppo da temere. Ringrazia, saluta e precisa. «L’opportunità di ringraziare Biden per le cose che ha fatto per Israele durante la guerra e l’occasione per discutere con lui su come portare avanti nei mesi critici a venire gli obiettivi che sono importanti per entrambi i nostri Paesi». In questo periodo di guerra e incertezza, ha aggiunto, «è importante che i nemici di Israele sappiano che America e Israele sono uniti: oggi, domani e sempre». Tra perorazione e avvertimento.
A Khan Younis intanto…
Negli stessi istanti in cui pronunciava queste frasi, l’esercito israeliano lanciava per la terza volta i suoi carri armati su Khan Younis. «Migliaia di civili, ai quali è stato ordinato di evacuare in pochi minuti i quartieri orientali della città, fuggiti verso la costa su carretti tirati da asini, altri a piedi, trasportando materassi e pochi altri beni. L’ennesimo sfollamento di massa da Khan Yunis, già ridotta in buona parte a detriti, polvere e macerie dalle offensive nel sud di Gaza dello scorso inverno», Michele Giorgio sempre più solo. Anche perché fare il giornalista da quelle parti non aiuta la vita. Nella vicina Deir Al-Balah un attacco aereo ha colpito una tenda di giornalisti locali con morti e feriti. Per l’ufficio stampa il numero dei giornalisti palestinesi uccisi dal 7 ottobre è salito a 163. Il Comitato per la protezione dei giornalisti riferisce di 103 uccisi.
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