Leonardo Cecchi su Facebook
Bene che si stia pensando al ricorso per impedire che l’aeroporto di Milano venga intitolato a Berlusconi.
E vinco la resistenza morale del parlare di un defunto perché penso che Silvio Berlusconi la vita se l’è goduta pienamente, a differenza di tanti altri. Se l’è goduta così tanto da aver creato l’associazione “bunga bunga/Italia”, un bel tratto distintivo che ancora oggi circola in un’Europa già piena di pregiudizi nei confronti del nostro Paese.
Se l’è goduta così tanto – aggiungo – da potersi definire quasi un monarca, datosi che, come negli assolutismi da ancient regime, la Cosa pubblica qui è stato piegata a suo uso e consumo, con leggi ad personam che hanno ricondotto la nostra Repubblica al livello di Stato libero di Bananas di alleniana memoria.
Per non parlare poi di mafiosi portati in Parlamento (sono fatti, ci sono condanne chiare), vicende legate a prostituzione minorile, epurazioni nella televisione pubblica che avrebbero inorgoglito il dictator Silla con le sue liste di proscrizione e tanto, tantissimo altro ancora.
Silvio Berlusconi è stato senza alcun dubbio un uomo intelligente, su questo non ci piove. Ma è stato il primo responsabile del dissesto morale dell’Italia, caricaturalmente ridotta a orgiastico circo a cielo aperto. A lui si deve – e non mi stancherò mai di dirlo – l’abbassamento dell’etica collettiva, l’edificazione valoriale della furbizia, l’affermazione, tramite la tivvù, di modelli grotteschi nel panorama culturale italiano e lo scempio della cultura politica istituzionale, divenuta oggetto di scherno soprattutto grazie a lui. Tutto portato avanti con ferma convinzione perché più il Paese scendeva in basso più aumentavano le sue chance di vittoria.
Con quell’eredità facciamo i conti anche oggi. Magnificarla intitolandogli un aeroporto non mi pare proprio il caso.
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