Suicidio a Washington

Giuseppe Salamone su Facebook

Aaron Bushnell, 25 anni, militare statunitense si è dato fuoco davanti all’ambasciata israeliana a Washington per protesta contro il genocidio in Palestina. Lo ha fatto pronunciando queste parole: “Sono un membro in servizio attivo dell’aeronautica americana e non sarò più complice del genocidio”. Inoltre ha gridato più volte “Palestina libera” e detto che “questo è niente rispetto alle sofferenze del popolo Palestinese.”

Onore a quest’uomo per il coraggio di auto immolarsi per una causa sacrosanta, ma mi sento di dire una cosa: per combattere contro le ingiustizie bisogna farlo da vivi. Questi gesti estremi possono servire per sensibilizzare l’opinione pubblica ma la vita va preservata sempre. Le persone perbene servono vive!

Ci sono già stati gesti simili, ad Atlanta a dicembre una persona ha fatto più o meno la stessa cosa sempre davanti al consolato israeliano. Ripeto: preserviamo la vita perché è la cosa più importante che ci possa essere. Voglio comunque mandare un abbraccio a quest’uomo, anche lui vittima del terrorismo di stato israeliano.

P.S: E mentre Aaron bruciava dopo essere caduto per terra, un poliziotto della democrazia da prendere a modello gli puntava la pistola contro…


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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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