di Massimo Marnetto
I Tarli d’Italia scavano ogni giorno gallerie nella legalità, la bucano con leggi che tutelano gli indagati più delle vittime ed erodono l’informazione con divieti criminogeni. I Tarli d’Italia fanno tutto questo senza eclatanti distruzioni, ma con un’opera certosina di corrosione che rende sempre più friabile lo Stato di diritto.
I Tarli d’Italia stanno erodendo anche la democrazia con il tunnel della modifica costituzionale per la votazione diretta del premier, che renderà il Parlamento ancora più debole e il Presidente della Repubblica un azzimato signore di rappresentanza. Il vantaggio dell’eversione sottotraccia è che in superficie non si vede niente, nessuno si allarma, poi collassa tutto insieme. Ma quando la gente capisce, è tardi. Ed è già Ungheria.
- Migranti annegati
Meglio annegati, che sbarcati: il Governo ‘’cristiano’’ non lo può dire esplicitamente, ma la morte di queste persone è voluta come principale misura di contenimento degli arrivi. Costa meno seppellire salme gonfie, che smistare naufraghi vivi.
- Trump e il mimetismo biblico
Riccardo Cristiano riflette su Facebook sugli ultimi avvenimenti
Internazionali
- Non è solo gossip
di Massimo Marnetto Il problema non è che un ministro abbia un amante (fatti suoi), ma che questa voglia renderlo noto, sapendo di danneggiarlo. È un avvertimento o una vendetta? Tutto è ancora vago, ma certo non è solo gossip. Intendiamoci, Claudia Conte non è la prima ragazza sgomitante per la quale ambizione fa rima
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- Dopo la vittoria
Prima l’uovo o la gallina? Vecchio problema quello riproposto da Marnetto nell’articolo che segue e che nei fatti si traduce: cercare prima un compromesso sul programma o sul candidato? Dipende, dico io. Perché nelle trattative la scelta del programma risulta spesso meno impegnativa di quella sulla persona che decidera in pratica se, quando, quanto e
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- Matto al potere
Matto e possibilmente ricco, che cioè possa permettersi una campagna elettorale molto costosa destinata soprattutto a chi non si intende di politica ed è pure orgoglioso di questa ignoranza. Non basta raccontare balle, devi anche trovare e comprare tv, radio, giornali e giornalisti che te le pubblichino (nandocan) di Massimo Marnetto Pensavo che le democrazie
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Pubblicato da nandocan
Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli.
Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.
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