Mar Rosso, attacco Usa contro gli Houthi, rischio nuovo fronte di guerra

Mi ha colpito una considerazione fatta da Francesco Strazzari sul Manifesto di oggi a proposito del pericolo che la guerra si allarghi: “è un fatto – scrive – che oggi molti, nel sud del mondo, vedano l’intervento occidentale contro il governo yemenita (che ci ostiniamo a chiamare “i ribelli Houthi”) non tanto come tutela della legge internazionale e del libero commercio, ma come la scelta delle grandi potenze bianche di passare dalla diplomazia e il sostegno a Israele a un coinvolgimento diretto nella guerra”. Ciò che dovrebbe comportare, a mio avviso, anche il proseguimento della lotta anticolonialista di ieri con una nuova solidarietà anticapitalista tra e con i paesi poveri e oppressi di oggi. Significativa al riguardo è la scelta del Sudafrica di avviare un’azione giudiziaria contro Israele alla Corte dell’Aia per la strage di 23mila persone, per lo più civili, durante l’invasione e l’occupazione di Gaza. Quale possa essere per coerenza la posizione della sinistra occidentale in questo confronto non dovrebbe essere difficile immaginare, Purtroppo siamo ancora lontani dall’averlo capito e praticato (nandocan).

Piero Orteca su Remocontro

Un’altra guerra. Mar Rosso, tutta la potenza di fuoco Usa con un centinaio di cruise e Tomahawk. In campo anche gli Eurofighter di Londra per mettere fine agli attacchi yemeniti alle navi commerciali. Un’altra piazza araba inferocita nello Yemen. Gli Usa: «Difendiamo il commercio mondiale nel Mar Rosso», ma anche Israele. E la guerra è sempre di più ‘nord contro sud’, con l’Occidente molto solo e sempre meno amato. Si teme l’escalation. Sale il prezzo del greggio. Rischio speculazioni e Italia nei guai.

All’alba nuovo attacco americano Per Mosca è ‘un’escalation distruttiva. ‘L’Italia è stata avvisata dell’attacco’ ma non è stata chiesta la sua partecipazione

All’alba il bis

Yemen, all’alba nuovo attacco americano contro gli Houthi. In azione anche Gran Bretagna e otto Paesi alleati. Per Mosca è ‘un’escalation distruttiva. ‘L’Italia è stata avvisata dell’attacco” ma non è stata chiesta la sua partecipazione

Medio Oriente islamico sempre più arrabbiato

«Gli attacchi guidati dagli Stati Uniti contro gli Houthi suscitano indignazione in tutto il Medio Oriente». Il titolo del New York Times già spiega efficacemente un dato di fatto: ogni intervento armato americano cerca forse di chiudere una crisi, ma ne apre di sicuro altre due o tre. Il blitz compiuto nello Yemen assieme agli inglesi, contro alcune basi dei ribelli Houthi, ha già prodotto un paio di inconfutabili risultati. Tutti negativi.

Problema Iran e subito petrolio

Quello più eclatante, anche se ritenuto ‘a bassa probabilità’, potrebbe venire per ultimo ed essere ciò che tutti temono di più: un coinvolgimento diretto dell’Iran in un conflitto allargato. Una evenienza che aprirebbe scenari apocalittici. Per ora, il primo evidente effetto è quello relativo al prezzo del petrolio, che si è subito impennato. L’economia è fatta di aspettative. E i mercati internazionali non credono affatto che Biden e Sunak, utilizzando solo e sempre la forza, possano magicamente rasserenare il clima infuocato esistente nel Mar Rosso, chiaramente influenzato da ciò che succede a Gaza.

Dunque, il costo del Brent è salito del 4%, sfondando la barriera degli 80 dollari. Per ora non è un contraccolpo allarmante, ma gli esperti dicono che nuovi guai potrebbero essere in arrivo. Dipende anche dalle foie belliche del Pentagono.

Allargamento del conflitto

Finora, gli Houthi avevano attaccato quasi sempre navi porta-container, evitando perlopiù di prendere di mira petroliere e unità cariche di GNL. Ma adesso, la decisione di bombardarli, presa dalla Casa Bianca e da Downing Street, rischia paradossalmente di complicare le cose. Esperti di geopolitica yemenita, citati dal New York Times, hanno dichiarato che, addirittura, «le milizie sciite Houthi hanno accolto con aperta gioia l’intervento aereo degli Stati Uniti». Insomma, la reazione armata di Biden è proprio quello che cercavano, e il Presidente americano sarebbe caduto nel loro trappolone.

«Sperano di vedere una guerra regionale allargata e sono ansiosi di essere in prima linea», sostiene Hannah Porter, della società britannica di consulenza ARK Group. Mohammed Abdul Salam, portavoce dei ribelli yemeniti, parlando ad Al Jazeera: «Ora la nostra risposta sarà senza dubbio ancora più ampia».

Terzo fronte di guerra

I guerriglieri sciiti dichiarano di essere gli unici ‘veri’ sostenitori armati di tutti i palestinesi, che muoiono a Gaza e nella Cisgiordania. Per questo, il blitz anglo-americano diventa un altro macigno gettato nella palude mediorientale. Detto semplicemente, anche i regimi arabi più moderati non sanno come spiegare alle loro popolazioni l’attacco fatto dagli anglo-americani. Il mondo islamico comincia a essere inferocito contro gli Stati Uniti e l’Occidente in generale, accusati di palese parzialità e di vergognoso utilizzo di un ‘doppio standard’, per quanto riguarda il diritto internazionale.

E ciò che Biden non capisce è che, inoltre, per tutto il Sud del mondo, la Palestina sta diventando la metafora di una ribellione contro questa sorta di ‘pensiero unico’ geopolitico, rappresentato dall’Occidente.

Alleati arabi sempre meno amici

«Molti in Medio Oriente, compresi alcuni alleati degli Stati Uniti – scrive il NYT – hanno condannato venerdì gli attacchi aerei guidati dagli americani e hanno avvertito che rischiano di provocare un conflitto più ampio nella regione».

  • Duro il comunicato dell’Oman che, pur essendo generalmente vicino alle posizioni Usa, questa volta ha dichiarato che «è impossibile non denunciare che un Paese alleato è ricorso a tale azione militare,mentre nel frattempo Israele continua a superare tutti i limiti nei bombardamenti, nella guerra brutale e nell’assedio di Gaza senza alcuna conseguenza».
  • Vivaci manifestazioni di protesta in Bahrein. Qui la popolazione è scesa in strada per criticare il governo, accusato di far parte della coalizione organizzata dagli occidentali per colpire gli Houthi.
  • L’Arabia Saudita ha chiesto moderazione e si è detta preoccupata, mentre il Presidente turco Erdogan ha considerato l’attacco anglo-americano ‘sproporzionato’. Con l’accusa agli Usa e Regno Unito, di «trasformare il Mar Rosso in un bagno di sangue».
  • Durissimo il Ministro degli Esteri della Giordania, Ayman Safadi, che dopo aver messo tutti in guardia per l’attacco nello Yemen, lo ha collegato al disinteresse mostrato invece nei confronti dei morti palestinesi di Gaza.
  • Tutto sommato misurata la reazione di Teheran, che ha parlato di «violazione del diritto internazionale».

Guerre americane senza Congresso

L’ultima grana per Biden (almeno per ora) è arrivata dal Congresso americano, dove diversi esponenti di entrambi i partiti hanno accusato la Casa Bianca di fare le guerre «senza chiedere il permesso del Parlamento». Ma una grande democrazia come gli Usa, non dovrebbe avere un sistema costituzionale chiaro, che funziona sempre e senza bizantinismi interpretativi?

  • Contro la guerra
    da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra”
  • La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
    Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’”
  • I due americani
    Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”.
  • L’Iran e il crollo dei doppi standard
    dí Francesco Sylos Labini La guerra in Ucraina è stata largamente interpretata, nella narrazione dominante dei media mainstream, come una guerra di aggressione imperialista: secondo questa lettura, Putin avrebbe deciso di negare l’indipendenza dell’Ucraina, puntando a riassorbirla nella Russia, in una logica spesso paragonata a quella della Germania nazista nel 1939. In questa prospettiva, negoziareContinua a leggere “L’Iran e il crollo dei doppi standard”
  • La guerra persa da cui Trump non sa come uscire
    Appare ormai molto credibile che solo la prevista sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di medio termine possa riuscire ad allontanare il rischio di “un prolungamento distruttivo per tutti” dopo la minaccia di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano. Si spera che l’isolamento di Trump non solo negli Stati Uniti ma anche inContinua a leggere “La guerra persa da cui Trump non sa come uscire”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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