Trump e il mimetismo biblico

Riccardo Cristiano su Facebook

Non posso immaginare cosa farà tra non molte ore, cioè nelle ore in cui uscirà questo articolo, Donald Trump. Ma le sue parole sull’imminente ritorno dell’Iran all’età della pietra grazie alle sue bombe e sull’abbandono americano della Nato meritano qualche riflessione.

Ma conta anche capire gli altri. Cominciamo però con Trump.

Trump vs Iran

Vale la pena di ricordare che questa guerra fu annunciata per aiutare il popolo iraniano a liberarsi dal regime, non per tornare all’età della pietra, che probabilmente gli iraniani non desiderano. “L’aiuto sta arrivando”, disse come a smentire che si fosse dimenticato della sua promessa, qualche tempo dopo.

Quando i missili di Israele e Stati Uniti hanno ucciso Ali Khamenei molti in Iran gioirono. Ora Trump dice che il cambio di regime per lui c’è già stato, visto che i capi sono tutti nuovi. Il principale è il figlio di Khameney. È sicuro Trump che questo sia un cambio di regime? Gli iraniani per i quali sarebbe entrato in guerra non sembra che la vedano così.

Questo american dream, cambiare regimi qua o là nel corso della storia, non lo abbiamo mai visto realizzarsi, neanche in Venezuela, essendo cambiato solo Maduro e il rapporto dei suoi vecchi sodali con le grandi compagnie americane.

Forse però è stata rimossa la minaccia nucleare. Sebbene fosse stata rimossa, si disse, già un anno fa, nell’altra guerra, sembra che la minaccia sia ancora lì. Forse l’Iran ha perso la sua presa sullo stretto di Hormuz, e tramite gli Houti la sua minaccia su quello del Mar Rosso? A oggi non è così.

Il Dio della Nazione

Dunque questa guerra dove ci ha portato? Alla fine dell’Occidente? Chi lo sostiene lo attribuisce all’ intenzione di Trump di uscire dalla Nato, ai suoi insulti ai vecchi amici. Il fatto è rilevante, ma a mio avviso la fine dell’Occidente potrebbe essere indicata dalla decisione del Ministro della Guerra di Trump di tenere una messa mensile al Pentagono, nella quale si è pregato “per una violenza travolgente”.

The Guardian al riguardo ha scritto: “Il corpo dei cappellani vedrà ridotti i codici di appartenenza religiosa da circa 200 a soli 31. Inoltre, i cappellani non indosseranno più le insegne di grado sulle uniformi, ma solo i simboli religiosi. Questi cambiamenti mirano a rendere nuovamente grande il corpo dei cappellani” – secondo il Ministro della Guerra Hegset.

Donald Trump ha detto che “per essere una grande nazione, bisogna avere religione, fede e Dio. Il 17 maggio 2026 inviteremo gli americani provenienti da tutta la nazione a riunirsi nel nostro National Mall (il viale monumentale a Washington) per pregare e ringraziare. Ridedicheremo l’America come Una Nazione sotto Dio”.

La Radio Svizzera Italiana ci ha fatto sapere che Mikey Weinstein, fondatore e presidente dellaMilitary Religious Freedom Foundation, attiva da oltre vent’anni nella difesa della libertà religiosa all’interno delle forze armate statunitensi, ha lanciato l’allarme. L’allarme: “Una cultura ormai radicata”.

Secondo Weinstein il fenomeno del fondamentalismo cristiano non può essere considerato come marginale. Infatti, dopo l’avvio dell’operazione militare contro l’Iran, la sua fondazione ha ricevuto in poche ore oltre 200 richieste di aiuto, in gran parte da militari che si sentono sotto pressione religiosa o che denunciano comandanti pronti a presentare il conflitto come parte di un disegno biblico legato all’Armageddon e alla fine dei tempi.

La religione come cocaina eccitante

Credo si possa dire che emerge un problema che vorrei affrontare correggendo due celebri frasi di Karl Marx. La prima, a tutti nota, sostiene che “la religione è l’oppio del popolo”. Oggi affermare questo non avrebbe più senso, potrebbe dirsi invece che “la religione è la cocaina del popolo”.

Non più un illusorio calmante nell’acquiescenza con ogni potere politico, bensì un potente eccitante che sconvolge il mondo, grazie alla correzione dell’altra sua nota affermazione: non più “proletari di tutto il mondo, unitevi”, ma “apocalittici di tutto il mondo, unitevi”.

Saremmo cioè in pieno mimetismo, la teoria girardiana della rivalità mimetica.  Molto citato in questi giorni, il grande Renè Girard ci guida in questa possibile lettura, che in un’intervista citò al riguardo di Osama bin Laden. Nel suo libro Il dissidio cattolico, Massimo Borghesi ci aveva avvisato: “Il cristiano diventa cristianista. Il cristianismo è uno dei possibili esiti dell’11 settembre 2001. Negli Stati Uniti questa tendenza somma le battaglie pro-life, contro il progressismo ideologico dei democratici, grazie al supporto offerto dai cristiani alla guerra voluta dai teocon e dal presidente Bush contro l’Iraq di Saddam Hussein. Il cattolicesimo viene così coinvolto nella trasformazione politico religiosa che viene dagli Usa nel passaggio da Bush a Trump”.

Rileggendo ora si coglie la rilevanza del pontificato di Leone XIV, tante ferme prese di posizione dell’episcopato americano (o parte rilevante) di questi tempi, ma soprattutto la centralità della sua critica alla polarizzazione.

È comprensibile, forse anche giusto, che ognuno si confronti sul proprio mondo, i propri rischi, quelli per cui è più facile prefigurarsi l’Apocalisse che varare una legge elettorale, come ha più o meno scritto – non ho il testo sottomano – padre Antonio Spadaro. Ritengo che cedimenti al pensiero apocalittico, diffuso nel khomeinisimo, rafforza il khomeinsimo, sarebbe bene vedere a discapito di cosa.

Il destino dei pensieri apocalittici è collegato. Se da noi va in crisi l’Occidente “da loro” si rischia di far estinguere la fragile ricerca di un’alternativa al pensiero apocalittico.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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