L’Intelligence militare aveva avvertito Netanyahu ma lui ha ignorato tutto

Piero Orteca su Remocontro

La clamorosa rivelazione di Haaretz, il giorno di un accenno di tregua dopo un massacro sempre meno giustificabile. Breve pausa nei bombardamenti, scambio di 150 prigionieri palestinesi per 50 ostaggi israeliani in mano ad Hamas. Accordo imposto dalle pressioni eterne e interne, mentre il primo colpevole come scopriamo dalle rivelazioni di oggi, ancora comanda.

Rivelazioni Haaretz

Il generale Amit Sa’ar, capo della ‘Divisione ricerca’ dell’Intelligence aveva scritto ben due lettere-promemoria al Premier, una a marzo e l’altra a luglio di quest’anno, nelle quali lo avvertiva di un gravissimo rischio:«Iran, Hezbollah e Hamas vedono l’opportunità di una tempesta perfetta». La tempesta che si addensa e colpisce e fa diventare disastro le fragilità che già c’erano. Sa’ar si riferiva, spiega Haaretz, al fatto che la crisi politica e istituzionale di Israele, diventata anche sociale, stava spingendo i suoi nemici a tentare un’azione militare Segnali, anche se il generale non specificava dove sarebbe arrivata la ‘sorpresa’.

Crisi politica israeliana, coloni e Cisgiordania

Lo scenario politico di Israele pre 7 ottobre travolto e messo da parte dai tragici eventi di guerra. La grave crisi politica interna di Israele, esacerbata dalla riforma della giustizia, che ha finito per indebolire un Paese che era già spaccato a metà. Lo scontro tra l’esecutivo di Netanyahu e la Corte Suprema, in cui il governo ‘nazional-religioso’ legato alla Torah ha invaso il terreno laico della magistratura legata alla legge. Oltre ai meschini interessi personali del premier rispetto al vecchio processo per corruzione. Uno scontro che ha visto una forte reazione dei ceti politici più illuminati e, addirittura, dei ‘riservisti’ dell’Aeronautica e dell’esercito. Turbolenze che si sono sommate a un periodo nero nella vita istituzionale dello Stato ebraico, con ben cinque elezioni in pochissimi anni.

La crisi letta e segnalata da Sa’ar

Tutto questo ha fatto scrivere a Sa’ar:«Come viene percepito Israele nel sistema regionale? La risposta (che arrivava da intercettazioni, n.d.r.) è che tutti pensano che si trovi in una crisi profonda e senza precedenti, che minaccia la sua coesione e la indebolisce. Specie i nostri principali nemici, l’Iran, Hezbollah e Hamas. Questa debolezza è l’espressione di un processo che termina con il collasso di Israele. E la situazione attuale è un’opportunità per accelerare e approfondire la sua sofferenza».

Reazioni di Netanyahu? Zero

Ma c’è di peggio. Agli avvertimenti dell’Intelligence militare si erano uniti pure quelli del Ministro della Difesa, Yoav Gallant. In un primo momento, d’impeto, Netanyahu ha pensato bene di licenziarlo. Ma poi, di fronte alle vibranti proteste popolari, ha ritirato la sua decisione. Tollerandolo. E oggi, tanto per capire la situazione, Gallant è uno dei tre ‘supergenerali’ (assieme a Benny Gantz e Gadi Eisenkott) che di fatto guidano il Gabinetto di guerra, e in guerra interna con lo stesso Netanyahu. Questo, a spiegare in parte la irrazionalità strategica di molte recenti decisioni prese dalle autorità ebraiche a Gaza.

Alzata la soglia del rischio

L’analisi di Sa’ar come scenario predittivo di lungo periodo e, proprio per questo, diventa ancor più imperdonabile il fatto di averla trascurata. La convergenza di più fattori, secondo il generale, ha contribuito ad alzare la soglia di rischio: la debolezza interna di Israele, la concomitanza di altri crisi internazionali e l’aumentata motivazione di Hamas «ad effettuare attacchi dal Nord». Cioè dal Libano, assieme a Hezbollah. Leggendo attentamente i resoconti di Haaretz, il tallone d’Achille di tutta l’indagine di Sa’ar è proprio questo: Gaza sembra quasi marginale.

La minaccia tra nord e sud

I pericoli sono tutti correttamente ipotizzati, ma vengono dalla parte opposta anche se comprendono anche la Jihad Islamica e la Cisgiordania. Tuttavia, a parte le eventuali (mancate) ricadute operative sul terreno militare, i promemoria di Sa’ar colpiscono anche per la visione grandangolare, riflettendo aspetti che coinvolgono relazioni essenziali per il suo Paese. «L’Autorità nazionale palestinese – scrive – riconosce la combinazione dell’immagine eccezionalmente negativa di alcuni membri del governo sulla scena internazionale. E inoltre vede l’erosione della democrazia e del sistema giudiziario israeliano come una reale opportunità per aumentare la sua pressione in campo internazionale».

Seconda lettera, avviso perentorio

In definitiva, però, è nella seconda lettera a Netanyahu che il generale manda un avviso perentorio «su ciò che tramano i nostri nemici». Cita Gaza, ma la sua maggiore preoccupazione è sempre rivolta a Hezbollah e all’Iran e alla perdita della ‘capacità di deterrenza israeliana.

Deterrenza che si fonda su tre pilastri: l’alleanza con gli Stati Uniti, la potenza dell’esercito e la coesione della società. I primi due ritenuto fuori discussione anche se ad immagine un po’ appannata. Al terzo, secondo noi, Netanyahu e i suoi alleati ‘nazional religiosi’ hanno dato una botta mortale, molto difficile da riparare.

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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