Reader’s – 22 aprile 2023.

-ismi

Fascismo, comunismo, socialismo, populismo, berlusconismo. Penso che il limite principale di ogni “ismo”, ciascuno con il rispettivo “anti”, sia quello di prestarsi, nella convinzione dei più, alle interpretazioni più disparate. A dispetto naturalmente di chi si affatica a formularne, quando è possibile, la dottrina, quasi sempre però destinata a pochi iniziati. Convinzione acquisita per lo più in buona fede, suggerita dall’ambiente familiare o sociale, predisposta dal modo di concepire il rapporto con gli altri e mantenuta per ignoranza o pigra malafede a conforto della simpatia politica del momento.

Ciò premesso per quanto riguarda il giudizio sulle persone, non sono così sciocco da pensare che l’una valga l’altra, non fosse altro che per il bene o il male che possono derivarne alla societa. Non credo di essere il solo “compagno” ad avere avuto un padre onestamente fascista e sono grato alla sorte che mi ha consentito di crescere in un ambiente culturale straordinario come la Firenze degli anni cinquanta e con grandi maestri come Ernesto Balducci, Giorgio La Pira, David Maria Turoldo, Raniero La Valle e Piero Calamandrei.


L’estrema destra ha fame

Alessandro Gilioli su Facebook

Un giorno si dice che i rastrellatori nazisti nella Roma occupata erano solo musicisti in pensione. Un altro giorno si dice che i martiri delle Fosse Ardeatine sono stati uccisi perché italiani, e non perché antifascisti ed ebrei. Un altro giorno si dice che bisogna preservare l’Italia da persone di etnia diversa. E un altro giorno ancora si diluisce il 25 aprile in una data come tante altre, la proclamazione del Regno sabaudo, la strage di Acca Larenzia, il ricordo delle foibe e così via.

Potremmo prendere il tutto come una catena casuale di gaffe, di “sgrammaticature istituzionali”, di errori storici e di semplice ignoranza, come quella rivendicata dal ministro Lollobrigida. Oppure possiamo intuire quello che è più probabile: l’estrema destra, andata al potere, ha fame. Fame di liquidare il 25 aprile come un giorno qualsiasi, fame di sdoganare una pari dignità politica tra partigiani e nazifascisti, fame di riscrivere la storia assolvendo chi va condannato.

Avrebbero potuto chiedere scusa del ventennio e tentare di essere una destra moderna, come provò a fare Gianfranco Fini. Hanno preferito la rivendicazione delle loro radici, dei loro busti e dei loro miti; hanno preferito ingaggiare una battaglia quotidiana di dichiarazioni e revisionismi. E nascondono ipocritamente il tutto sotto l’ombrello della parola “riconciliazione”, fingendo di ignorare che ogni riconciliazione parte dalla distinzione chiara delle ragioni e dei torti.

E no, i nazifascisti di ragioni non ne avevano.


Vignetta oscena

di Massimo Marnetto

Vorrei protestare contro la vignetta oscena che fa dire a La Russa ”nella Costituzione non c’è l’antifascismo”. Si vede benissimo che è un falso per gettare fango sulla Seconda Carica dello Stato. Che mai avrebbe detto una tale bestialità, ben sapendo che la Costituzione vieta la ricostituzione del partito fascista. 

Inoltre, non apprezzo l’ironia quando si accanisce contro la patologia. Come in questo caso, riferendosi ad un uomo condizionato fin dalla culla dal nome Benito e che ora soffre di ”fuga di pensiero fascistofilo”. Sindrome che affligge chi vuole reprimere pulsioni autoritarie giovanili, che riemergono quando l’avanzare degli anni allenta i freni inibitori. Vignettisti, esiste un limite: non si scherza sui deficit senili !


Cos’è (stato), alla fin fine, il berlusconismo? E perché per quasi trent’anni ha persuaso milioni di italiani?

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Gilberto Squizzato su Facebook

Oggi che la parabola del Cavaliere volge al termine, dopo i grandiosi trionfi che ne hanno fatto per due decenni l’apparente signore di questo paese, mentre la malattia ne rivela tutta la fragilità e precarietà, possiamo cominciare a chiederci che funzione ha svolto nelle complesse, travagliate vicende del nostro paese e che novità ha introdotto nella nostra cultura (o incultura) politica.

L’epigono del modello craxiano

Anzitutto bisogna dire che Berlusconi, sotto il profilo economico, è stato, con mutata veste rispetto al precursore, l’epigono del modello craxiano che aveva tentato di traghettare l’economia italiana verso la fase compiuta del consumismo individual-edonista di ascendenza reganiana.

La DC egemone del dopoguerra

La DC egemone del dopoguerra aveva traghettato l’Italia rurale (con relativa etica della fatica rassegnata e dell’obbedienza al potere padronale) ad una piena industrializzazione con l’inurbamento di milioni di contadini e la prima timida affermazione di un consumismo morigerato e parsimonioso che rendeva accessibili a vaste masse i beni di consumo durevoli ed essenziali: l’abitazione, l’arredamento, l’abbigliamento, gli elettrodomestici. Con l’avvento del Centro sinistra (DC + PSI) quel modello s’era consolidato rendendo disponibile perfino l’automobile, mentre una parte del surplus nazionale poteva essere investito nei servizi pubblici e sociali: scuola, università, salute, protezione sociale.

L’intuizione vincente di Craxi

Ma negli anni 80 il mercato interno dei beni durevoli era ormai saturo e anche le esportazioni italiane cominciavano a faticare. Che cosa poteva/doveva dunque produrre e vendere l’Italia in questa fase di dura competizione internazionale che preludeva alla globalizzazione planetaria della finanza e del mercato? L’intuizione folgorante e vincente (per un decennio) di Craxi fu quella di fare dell Italia il paese leader nella produzione dei beni di consumo effimeri (la moda, il look, il culto narcisistico del fitness, la cucina stellata, il turismo chic, i costosi vini di classe, e anche i comfort del godimento erotico..)

Le tv di Berlusconi e la nuova etica edonista

Le tv di Berlusconi e soci servirono a Craxi per promuovere questa “Italia gaudente” sugli scenari commerciali interni ma anche su quelli planetari, con il fascinoso corollario di miti viventi (stilisti, vip, supermodelle, set chic del turismo italiano, star della tv nostrana, ecc) veicolando così la nuova etica edonista della Milano da bere (e volendo anche da sniffare) che travolse gli ultimi retaggi della morale e anche del moralismo vetero cattolico e vetero comunista in via di estinzione. La connotazione nascosta e preoccupante di questo nuovo modello italiano non ebbe l’attenzione necessaria: perché i beni effimeri sono frutto di grande creatività e richiedono efficacissime reti pubblicitario-commerciali ma sono poveri di autentico valore aggiunto tecnologico.

Mani pulite e l’antipolitica

Così, dopo un solo decennio di entusiasmo collettivo per il modello craxiano, liquidati da Mani Pulite e da un’ondata di indignazione pre-populista e antipolitica sia lo stesso Craxi che i partiti corrotti dalle tante Tangentopoli della Prima Repubblica, l’Italia si trovó a dover scegliere fra la nuova austerità di Ochetto e le seduzioni irresistibili del nuovo Craxi: il Cavaliere di Arcore, ridanciano e smodato epigono della stagione economica edonista che già volgeva al tramonto, illuso di poter riportare l’Italia indietro di 500 anni, presentandosi come il nuovo campione dell’età delle Signorie rinascimentali.

Due crisi economiche e finisce l’illusione

Quello che venne dopo, con Berlusconi trionfante, lo sappiamo bene. Ma si badi bene. Non furono gli scandali delle Olgettine e i Bunga Bunga di B a scavargli la terra sotto i piedi (senza compromettere peró il suo equivoco impero). Furono le due crisi economiche globali, lo smascheramento dell’ ipocrita ed ingenua illusione collettiva dell’Italia “da bere”, l’esplosione clamorosa della triste verità classista occultata per due decenni: cioè l’acuirsi della distanza fra i pochi gaudenti e i milioni di non garantiti, disoccupati, precari, sempre più poveri nonostante l’ordine di B di essere felici, consumare, divertirsi.

La fine del Berlusconismo

Il BERLUSCONISMO è così tristemente finito prima del suo fondatore perché non esistono più, per l’Italia, le condizioni per credere nel facile e illusorio supermiracolo consumistico.

Priva di materie prime, stremata dal debito pubblico esploso negli anni ’80 con il CAF di Craxi Andreotti Forlani per fermare l’avanzata del PCI, logorata dai secessionismi leghisti e dalla spudorata rilegittimazione dei post-fascisti, confusa e impaurita da provvidenziali ma mal gestiti flussi migratori, l’ Italia che abbiamo ereditato da Craxi e dal suo epigono Berlusconi si ritrova oggi priva di una qualunque programmazione economica utile a farci sopravvivere alle tempeste epocali della ex globalizzazione mandata intenzionalmente in frantumi da Putin con la sua maledetta invasione dell Ucraina.

2.a parte sul prossimo Reader’s


25 aprile. Celebriamo la liberazione nelle piazze italiane

Un pomeriggio nel segno della libertà e della Resistenza a Latina

Si avvicina il 25 aprile e immancabilmente anche i revisionismi e le bugie da parte di esponenti di governo e delle istituzioni.

Per questo saremo anche quest’anno in varie piazze italiane.

“Saremo presenti non solo per onorare chi ci ha restituito la dignità e la libertà, e tra queste la libertà di pensiero, di critica, di informazione, ma anche per contrastare ogni tentativo di cambiare la “narrazione” e di spianare le radici antifasciste della Costituzione”

Giuseppe Giulietti

E il 25 aprile ci saranno iniziative in numerose città che vedranno Articolo21 in prima fila. Nelle grandi realtà comeRoma, Milano, Napoli, Torino, Cagliari, Venezia. Ma anche in realtà più piccole. Come Campi Bisenzio in Toscana o Sant’Arcangelo Senise in Basilicata. Torino, Pinerolo e Torre Pellice in Piemonte. Nelle Marche, aCastel Fidardo, e in Umbria, invece saremo ad Orvieto Gualdo Tadino, in Emilia Romagna da Pianaccio aConselice. A Marzabotto, insignita della medaglia d’oro per la sua attività nella lotta partigiana durante la seconda guerra mondiale.

Fernando, porta un fiore sulle targhe delle  partigiane torturate e uccise dai fascisti.  Consulta l’elenco completo dell’Anpi­


  • Contro la guerra
    da Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra”
  • La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’
    Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’”
  • I due americani
    Trump non è la civiltà americana, ne è solo un usurpatore e un sintomo grottesco, ma è pur vero che il Congresso non lo ha fermato, l’esercito non si è ribellato, i giudici hanno dovuto tacere, gli infermieri non l’hanno prelevato, il suo staff lo ha sostenuto. Quello che è finito è però il mito americano, di cui anche noi siamo stati vittime, il mito o “sogno americano”, “libertà democrazia e libera impresa”, in nome del quale sono state portate guerre e maledizioni in tutto il pianeta, e popoli interi resi servi, e i “valori occidentali” contrapposti al “resto del mondo”, parola del “Corriere della Sera”.
  • L’Iran e il crollo dei doppi standard
    dí Francesco Sylos Labini La guerra in Ucraina è stata largamente interpretata, nella narrazione dominante dei media mainstream, come una guerra di aggressione imperialista: secondo questa lettura, Putin avrebbe deciso di negare l’indipendenza dell’Ucraina, puntando a riassorbirla nella Russia, in una logica spesso paragonata a quella della Germania nazista nel 1939. In questa prospettiva, negoziareContinua a leggere “L’Iran e il crollo dei doppi standard”
  • La guerra persa da cui Trump non sa come uscire
    Appare ormai molto credibile che solo la prevista sconfitta dei repubblicani nelle elezioni di medio termine possa riuscire ad allontanare il rischio di “un prolungamento distruttivo per tutti” dopo la minaccia di un intervento di terra per spaventare il regime iraniano. Si spera che l’isolamento di Trump non solo negli Stati Uniti ma anche inContinua a leggere “La guerra persa da cui Trump non sa come uscire”

Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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