Ma ci vuole davvero tanto a capire che i video promozionali dell’Isis sono una trappola tesa all’Occidente per provocarne una reazione violenta? Che diversamente da altre crisi internazionali in cui l’Italia è stata coinvolta e la risposta militare da parte dei cosiddetti “volenterosi” in qualche modo subita, questa è probabilmente la prima volta che il nostro nemico potenziale non attende altro che un intervento armato dell’Italia e delle altre potenze europee e occidentali, magari anche con la benedizione dell’ONU, per giustificare e diffondere il suo feroce “apostolato” ? Che obbiettivo principale della nostra politica estera, in Italia e in Europa, dovrebbe essere di ostacolare, prima ancora dell’avanzata militare, la penetrazione di quel verbo fanatico, dissuadendo quanti nel mondo arabo, a un secolo dalla fine dell’impero ottomano, si sentono oggi, in patria o nei paesi di immigrazione, politicamente, economicamente e culturalmente subalterni e sfruttati? Una giornalista del Tg2 Laura Berti ci parla nel post che segue, tratto da articolo 21, dei mezzi con cui lo Stato islamico cerca di creare il panico in Occidente, a quanto pare riuscendoci con la inconsapevole collaborazione di tanti colleghi (nandocan).
***di Laura Berti, 17 febbraio 2015 – Le bandiere nere dell’Isis oscurano il sole libico. Un’immagine che piacerebbe molto agli artefici degli spot pubblicitari del califfato. Piacerebbe parecchio perché dal punto di vista mediatico è un’immagine forte , evoca paura di forze oscure che emergono da un passato arcaico, forze spietate, selvagge, incontrollabili, vendicatrici delle innominabili nefandezze di cui l’occidente corrotto, lascivo e senza dio, si e’ macchiato.
Ho parlato di spot non a caso, riferendomi ai filmati diffusi da Isis. Perché di questo si tratta, di spot. I video realizzati dal califfato nero, non fosse per l’orrore delle immagini finali, sono molto simili a video musicali o pubblicitari. Perfino il pilota giordano che sarebbe stato bruciato vivo all’interno di una gabbia, nei momenti precedenti alla sua morte si vede camminare nel mezzo di una zona desertica, si guarda intorno con sottofondo musicale.
A cosa serve questa efficace campagna promozionale?
Si e’ detto e ripetuto: a fare proseliti nei vari paesi occidentali fra le masse di immigrati, spesso di seconda generazione, pieni di rabbia perché rimasti ai margini delle nostre società’ opulente.
I simboli che troviamo nei video evocano infatti le loro origini nella lingua, nei colori, nei paesaggi che nell’immaginario di giovani figli di immigrati (che vedono i genitori lavorare duro in una realtà che non li integra ) sono simboli di “casa”, di riscatto, di ritorno alla loro terra di origine.
L’is come punto di riferimento comune a giovani che punti di riferimento nei paesi in cui vivono ne hanno pochi. Ma non e’ soltanto la ricerca di proseliti il fine dei video del califfato. L’altro obiettivo e’ diffondere il terrore in occidente, creare quella confusione che nasce dal panico, per provocare reazioni violente. La motivazione e il fine ultimo di tale strategia non vuole essere ora tema di discussione.
Vorrei invece cercare di analizzare i mezzi che usa l’is per spaventare l’occidente. Dicevamo all’inizio, sono video ben girati, spesso con più di una telecamera. Il montaggio e’ accurato, buona la qualità. E utilizzano le tecniche e il linguaggio occidentale per veicolare i messaggi voluti. Il massimo di questo tentativo e’ raggiunto con il rapimento del giornalista britannico, costretto a raccontare la verità dell’isis ma con un linguaggio che e’ quello anglosassone… Solo le sigle dei video ammiccano a gusti più orientali. Il resto della confezione e’ squisitamente occidentale.
E i contenuti? Evocano tutti i maggiori terrori dell’occidente. Scelti da chi le paure dell’occidente le conosce molto bene perché qui e’ nato e qui ha studiato, assorbendo la nostra cultura… Pensiamo ai film sui sopravvissuti ad una guerra nucleare o ad una catastrofe naturale: quante pellicole del genere ha sfornato Hollywood? E ciò che in quei film si vedeva era una società’ che tornava ad essere tribale…
Perché ad esempio i visi della maggior parte dei combattenti Isis sono coperti come quelli dei guerrieri ninja? Perché si vedono avanzare a cavallo , con i piedi nudi sulle staffe mentre brandiscono le bandiere nere? Quanti di loro arrivano realmente a cavallo, visto che dispongono di un discreto quantitativo di furgoni della Kia, come si nota in altre parti dei video? E perché la scelta del nero? Tutto per creare un clima di terrore. Esattamente come le esecuzioni filmate e la modalità’ con cui vengono uccisi i prigionieri. Onestamente, nel momento in cui viene decisa un’esecuzione, che bisogno c’e’ di uccidere torturando?
Il bisogno nasce dalla volontà’ di terrorizzare l’occidente , dare un’idea di sopraffazione e potenza e di dare una soddisfazione sadica a tutti coloro che sono pronti a combattere a fianco del califfato, una soddisfazione che , in minima parte, allevia la frustrazione di chi e’ rimasto ai margini. Oltretutto è bizzarro che nella storia dell’umanità, tranne qualche eccezione, chi compiva atrocità’ ha sempre teso a nasconderle, mentre qui, la brutalità’ viene esibita con molto compiacimento.
