Alle riflessioni di Corradino Mineo voglio aggiungerne una. Dalla caduta del muro di Berlino in poi la questione con cui è costretta a confrontarsi la maggioranza di coloro che vivono o sopravvivono nel pianeta non è se siano o saranno gli Stati Uniti a dominare il mondo, oppure la Cina , o l’Europa, ma quella di come uscire da un sistema economico e finanziario che da allora domina incontrastato. Non più soltanto negli Stati Uniti o in Europa, ma anche in Cina, in Russia, dovunque il capitalismo globale ha cominciato a dare i segni della sua involuzione. E’ un fatto che le attese di libertà, uguaglianza e fraternità nate, due secoli prima della caduta del muro, con la rivoluzione francese, vanno spegnendosi in una crisi senza fine destinata a produrre, in mancanza di correttivi, sempre nuove disuguaglianze. Ricchi sempre più ricchi, poveri sempre più poveri. Come se ne esce? C’è chi si ostina a puntare su una crescita senza fine in un mondo di risorse limitate. Io non mi illudo su una “decrescita felice”, ma se per quest’ultima si intende una riduzione dello spreco e del consumismo accompagnata in tutto il mondo da uno sviluppo equo e sostenibile, prodotto con un lavoro che non rassomigli alla schiavitù, allora d’accordo. Ma per questo occorre che la politica riprenda il timone dell’economia per il bene comune. Francamente, non vedo una via d’uscita compatibile con questo modello capitalistico, che induce i poveri alla rivolta e i ricchi a difendere i loro privilegi esercitando il potere della tecnica e del denaro in modo sempre più autoritario (nandocan).
***Da corradinomineo.it– Dov’è finita la caduta del Muro di Berlino, 25 anni dopo? Non in prima pagina. Lo capisco. Cosa scrivere sui giornali, che quel giorno ha vinto l’Occidente? Sì, ha vinto. E si è ubriacato del successo, e delle bugie dette per vincere, fino a sprecare la più grande occasione. La distruzione, pietra dopo pietra, del muro fu colorata, liberatoria e popolare. Però dietro quei fatti c’erano Andropov e Gorbachov, c’era l’URSS che tentava di cambiare. Reagan e Tatcher, alla fine del loro percorso, e Karol Wojtyła si vantarono di avere piegato l’Orso Sovietico, di aver costretto, loro, Gorbachov a mollare la presa. E non lo aiutarono. Due anni dopo cadde Gorbaciov, si sgretolò L’URSS, vennero prima Eltsin e gli oligarchi razziatori, poi Putin e gli oligarchi nazionalisti. La Russia d’oggi e figlia della miopia di due liberisti anglo sassoni, e del dogmatico settarismo di un Papa Santo.
Pochi mesi prima un’altra rivolta, davvero popolare e giovanile, vista con simpatia da semplici soldati e cittadini, era stata repressa nel sangue in piazza Tien An Men. Ma la Cina è lontana, devono aver pensato i nostri tronfi strateghi: che illusi! A Den Xiao Ping il credito e il tempo che fu negato a Gorbachov, il quale parlava anche di glasnost (trasparenza), insomma non si sottoponeva del tutto al pensiero unico. E Francia e Germania e Italia, l’Europa continentale insomma? Che miseria. Sarebbe bastato leggere un buon libro di storia per capire che occasione era arrivata! Un’Europa unita e democratica, senza più guerre al suo interno, meno sottomessa al vincolo atlantico, salvifico contro i fascismi, rassicurante nella guerra fredda; ma ora?
Mitterrand capì che la Germania si sarebbe unita ed ebbe paura. Kohl colse l’occasione di unirla, la Germania e più non chiese. In Italia i partiti al governo inventarono il CAF, l’asse Craxi – Andreotti – Forlani per mettere in riga i resti del Partito Comunista. Occhetto e Veltroni cambiarono nome al PCI e rinunciarono a una parte della base, popolare ma stalinista, ma non cambiarono la sostanza né la politica. Che d’altra parte, dopo la morte di Berlinguer, si interrogava più su come andare al governo (con una nuova legge maggioritaria) che su cosa si dovesse poi fare al governo.
Il resto è noto. La Germania si è unita, non l’Europa. 18 paesi hanno adottato l’euro, altri 10 no. Su suggestione americana, l’Europa si è spinta fin sotto il Cremlino, ma senza una proposta politica da offrire alla Russia. Le democrazie europee hanno rinunciato a batter moneta ma non alla forma della loro sovranità: ora si vedono contestate da movimenti populisti e anti democratici. I nostri ragazzi girano (studiano e lavorano) liberi in Europa (che bello!) ma sono greci e spagnoli, oppure finlandesi e tedeschi. E se sei greco o spagnolo devi pagare i tuoi debiti ai finlandesi e soprattutto ai tedeschi. Sei un europeo di serie B. Il muro è crollato, Fukuyama ha predetto “la fine della storia”, e da 25 anni l’Europa soffre di agorafobia. Si rintana per paura.
Ciò detto, i giornali danno per certe le dimissioni del Presidente a capodanno. Corriere: “Così Napolitano lascerà il colle”. Repubblica: “Via alla battaglia del Quirinale”. Berlusconi dice alla Stampa che “Renzi vuole andare al voto”. Salvini voleva contestare i Rom ed è stato messo in fuga dagli antagonisti, i quali hanno usato grosse pietre e (pare) anche catene: per questo è giusto che li arrestino. Ieri hanno manifestato gli statali, oggi assemblea dei magistrati, venerdì toccherà metalmeccanici: tutti chiedono diritti e una politica per il paese, non doni, promesse e bonus.
Infine, a pagina 17 sul Corriere della Sera, troverete i volti di 43 studenti messicani “uccisi su ordine del sindaco”. Li voglio onorare ricordando una carneficina di 25 anni fa. In quel 1989, in cui si apriva Berlino e si chiudeva Tien An Men, in Salvador furono ammazzati 6 padri gesuiti. La grande democrazia americana si tiene un giardino di casa dove la vita vale molto poco. Anche per colpa sua.
