Ma davvero la storia non insegna più niente? Pare proprio di si. Questo successo dell’estrema destra nei paesi che pure vissero la tragedia del nazifascismo conferma che laddove la sinistra democratica non si dimostra in grado di rimediare con la solidarietà operativa dei lavoratori ai danni del capitalismo prima o poi la gente cederà al richiamo del populismo di destra. Il demagogo di turno, personaggio o partito che sia, la convincerà con qualche slogan a cercare altrove, preferibilmente all’estero, la fonte di tutti i mali. (nandocan)
Alle elezioni locali in Turingia e Sassonia ha vinto l’estrema destra. Qualcosa di più di ‘estrema destra’. Alternative für Deutschland (AfD) ha al suo interno forti e mai seriamente negate istanze neonaziste. Per la Germania è la prima volta dalla Seconda guerra mondiale, e per il mondo intero un gran brutto segnale, anche se difficilmente AfD riuscirà a formare un governo in quanto nessun partito sembra disposto a entrarci in coalizione. L’incerto futuro del Cancelliere Scholz
Alternative für Deutschland (AfD) in Turingia
AfD è risultato in ampio vantaggio sugli altri partiti, con il 32,8 per cento (nel 2019, aveva ottenuto un già preoccupante 23,4 per cento). Il secondo partito più votato in Turingia è stato la CDU, il partito conservatore dell’ex cancelliera Angela Merkel, che ha ottenuto il 23,6 per cento dei voti. Nel 2019 aveva preso il 21,7 per cento, anche loro in leggera salita. La coalizione al governo federale è andata malissimo: i Socialdemocratici hanno preso il 6,1 per cento; i Verdi e i Liberali, non hanno addirittura superato la soglia di sbarramento del cinque per cento (hanno preso rispettivamente il 3,2 e l’1,2 per cento dei voti), mentre la sinistra di ‘Die Linke, che fino a oggi ha guidato il governo regionale in Turingia, precipitato dal 31 per cento al 13,3. Come previsto, oltre all’AfD ha ottenuto un ottimo risultato, il terzo posto, l’Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW): un partito populista con posizioni di sinistra in economia e argomenti molto vicini a quelli dell’estrema destra su migranti e vaccini, nonché filorusso e contrario al sostegno all’Ucraina. BSW ha ottenuto il 15,8 per cento.
Sassonia, un po’ meno male
In Sassonia invece il voto è stato più conteso e le proiezioni hanno dato la CDU avanti di pochissimo rispetto ad AfD. L’Alleanza Sahra Wagenknecht è data al terzo posto con l’11,5 per cento dei consensi: entrerebbe per la prima volta nel parlamento della Sassonia dopo essere stato fondato meno di un anno fa. Secondo l’attuale governatore della Sassonia Michael Kretschmer, la CDU sarebbe in grado di formare una coalizione e continuare a governare lo stato come fa dalla riunificazione tra Germania dell’Est e Germania dell’Ovest, nel 1990. Rimarranno nel parlamento statale anche i socialisti (che secondo le proiezioni hanno preso il 7,6 per cento). Die Linke invece, che è dato al 4,8 per cento, rischia di non entrare. Secondo gli analisti molti elettori di sinistra potrebbero essersi spostati verso l’Alleanza Sahra Wagenknecht. Le proiezioni in Sassonia danno infine i Verdi poco sopra la soglia di sbarramento (al 5,5 per cento).
Cosa è accaduto politicamente
Le amministrative nell’Est del Paese, in Turingia e in Sassonia, hanno prodotto il terremoto atteso: il trionfo dei nazionalisti, il crollo dei partiti del governo di Olaf Scholz, la deriva della Linke e l’ascesa di Sahra Wagenknecht, con il suo controverso soggetto politico sospettato di ‘rosso-brunismo’. L’unico argine alla deriva populista, nelle regioni di quella che fu la Ddr, è costituito dai cristiano democratici della Cdu, che ora si sentono investiti della responsabilità di governare. Alternative fuer Deutschland resta però isolata, e ‘il cordone sanitario’ eretto dagli altri sembra reggere. Nessuna collaborazione con l’ultradestra, hanno ribadito infatti i cristiano democratici e la stessa Sahra Wagenknchet, la quale però ha anche annunciato che “stabilire che tutto quello che dice l’Afd sia sbagliato per principio, anche quando afferma una cosa giusta, non fa che rafforzarla”. Basta coi tabù, è la linea della donna che ha distrutto la sinistra nell’Est, dal punto di vista degli ex compagni della Linke. Le coalizioni possibili non sono tante: se si escluderà l’estrema destra, la Cdu dovrà comunque governare con Bsw e scegliere fra Linke e socialdemocratici.
L’ex DDR di riflesso su Berlino
Con i numeri usciti dalle urne, la partita politica nell’est non è affatto conclusa e il clima di incertezza si farà sentire anche a Berlino, destabilizzando un governo, quello semaforo del cancelliere Olaf Scholz, già da tempo ritenuto da molti troppo precario. Gli alleati di Scholz vicini all’estinzione: pessimo risultato dei socialdemocratici, male i verdi e i liberali scompaiono. Quasi un avviso di sfratto per un leader sempre più impopolare. Socialdemocratici bastonati ‘in casa’: in una regione che li vide nascere. La Spd fu fondata a Eisenach, in Turingia, oltre un secolo e mezzo fa. E nelle ultime settimane i sondaggi erano diventati talmente pessimi, anche in Sassonia, che nei giorni scorsi la Spd temeva persino di finire sotto alla soglia del 5%, insomma fuori dai parlamentini regionali. Non è stato così, ma che il voto di ieri sia un chiaro avviso di sfratto, il secondo dopo le Europee, è innegabile.
La resa nazionale dei conti il 22 settembre
In Germania vale la «sfiducia costruttiva»: se la Cdu volesse sostituire il ‘governo semaforo’, dovrebbe trovare i numeri in Parlamento che le garantiscano una maggioranza. Difficile: l’ultima volta è successo, non a caso, quarant’anni fa. Il punto, ormai per molti socialdemocratici che tremano per la riconferma al Bundestag – si vota l’anno prossimo – è il loro cancelliere. La tregua reggerà fino al 22 settembre, quando si vota in una vecchia ‘roccaforte rossa’, il Brandeburgo. In tutti i sondaggi, e da molti mesi, l’Afd è al 24%, è prima davanti alla Spd che arranca cinque punti sotto.
Dopo l’infilata di batoste regionali e alle europee – dove la Spd ha conquistato un misero 14% – i socialdemocratici cominciano a rendersi conto che Scholz è diventato un problema, scrive apertamente Tonia Mastrobuoni su Repubblica. «Insomma, qualcuno deve convincerlo che i socialdemocratici hanno molte più chance di vincere alle elezioni con il politico più popolare della Germania, il ministro della Difesa Boris Pistorius, che con lui, che da due anni è il cancelliere più impopolare della storia».
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