Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota.
A maggio 2020 avrò la bellezza di 84 anni. Nato a Cagliari ma cresciuto in una famiglia numerosa a Firenze, studi classici al Liceo Dante e laurea il Giurisprudenza. Giornalista praticante nel 1962 al “Giornale del Mattino”. Professionista dall’ottobre 1963.
Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani. Dal 1957 scrivevo anche per “Testimonianze”, nota rivista del “dissenso” cattolico diretta da Padre Ernesto Balducci. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio.
Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7”, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno.
Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2”, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno.
Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione.
Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata.
Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario, come il servizio che ho sempre reso ai colleghi negli organismi della categoria (ordine, sindacato). Nel 1994 mi tesserai con l’Ulivo, nel 2008 col PD che prometteva di esser un “partito nuovo”. Nel 2015 ho capito come molti altri che non c’era niente da fare, Matteo Renzi lo stava portando a destra, in direzione opposta alla mia. Continuerò a occuparmi di politica, naturalmente. Dove e come, vedremo. Lo capirete seguendo il sito. Figli e nipoti vivono e lavorano all’estero.
