Il formalismo, vizio capitale

Proprio perche’ da tempo ho cessato di frequentare la Chiesa, mi guarderei bene dall’accettare di fare il padrino per il figlio di un parente od amico. Ecco perche’ non condivido il commento che segue, pubblicato oggi sulla Repubblica. Poi ve lo spiego.

Michele Serra oggi su “La repubblica”

Si fa fatica a capire come la Chiesa, una delle poche istituzioni bene o male ancora attive e funzionanti in una società parecchio sbriciolata, possa perdere del tempo a discutere del seguente tema: possono le persone divorziate, separate o che non frequentano la Chiesa, essere madrine o padrini a battesimi e cresime? Pare che il dibattito sia conseguente a un veto dell’arcivescovo di Genova, che dice che no: non possono.

Con tutto il rispetto per gli arcivescovi, e anche per i regolamenti interni (anche il Rotary avrà il suo, immagino) esiste qualcuno, dentro e fuori la Chiesa, che possa considerare davvero rilevante un quesito del genere?

Rispetto alla fame, alle migrazioni, alle guerre, allo schiavismo, o anche a questioni di evidente rilievo teologico (Dio esiste? C’è vita, oltre la morte?), che interesse può avere stabilire il curriculum per fare il padrino o la madrina di battesimi e cresime, posto che in genere è una cosa che si fa per amicizia, o per affetto, o per parentela, non certo per delega pontificia?

Se il rispetto per la forma è una virtù, il formalismo è un vizio capitale. Quasi un crimine contro la realtà delle cose. Ci sono persone non divorziate, e devotissime, che sono formidabili stronzi, e ci sono bigame e bigami di grande umanità. E viceversa, naturalmente.

Non per farmi i fatti vostri, caro arcivescovo: ma andare alla sostanza umana delle cose, quando? Sentenziare sulla condotta privata degli esseri umani non vi ha ancora stufato, dopo così tanti secoli di moralismo inumano?


Possono le persone divorziate, separate o che non frequentano la Chiesa, essere madrine o padrini a battesimi e cresime? Chiede Gilioli. Beh, secondo me divorziate o separate, si. Che non frequentano la Chiesa, no. Lo so che la gran parte dei cattolici vive la religione “alla carlona”, senza prenderla troppo sul serio. Ma al contrario di quanto si afferma nel titolo, il formalismo e’ proprio nel prendere in considerazione il battesimo e le sue formule non come un sacramento ma come una cerimonia tradizionale (formale) che possa essere celebrata anche da persone “che non frequentano la chiesa”. E poiche’ nel sacramento in questione il padrino o la madrina pronunciano a nome del bambino parole come “credo” o “rinuncio” senza, in questo caso, credere o rinunciare ad alcunche’ mi pare anche una mancanza di rispetto per la comunita’ di cui si pretende di far parte. (nandocan)


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