Espansionismo

di Massimo Marnetto

Israele, dietro alla motivazione ufficiale della caccia ai militanti di Hezbollah, porta avanti le sue mire espansionistiche. Mire non esplicite, ma camuffate dalla fase intermedia della creazione di ‘’zone cuscinetto’’ provvisorie, pronte a diventare definitive per usucapione, dopo una lunga occupazione che renda accettabile la loro annessione per il mondo.  Così, il governo di Netanyahu ordina di occupare la parte sud del Libano fino al fiume Litani, tra l’altro la fonte di acqua dolce più ricca dello Stato del cedro. Ma poi lo attraversa, sempre con la motivazione di stanare i nemici del Partito di Dio, occupando nuove zone cuscinetto.  

Anche a Gaza, la procedura è la stessa:  è stata allestita una ‘’zona cuscinetto’’ che stringe sempre più i profughi gazawi in un fazzoletto di terra, per poi annetterla e magari lasciare i resistenti in un’area, tipo riserva indiana dei nativi negli Usa. È ora che la comunità internazionale smascheri e denunci la procedura espansionistica israeliana ”occupazione-cuscinetto-adesione”. Se tace, acconsente. E abroga, di fatto, l’art. 2, comma 4 della Carta delle Nazioni Unite, che pone il divieto assoluto di espansione territoriale tramite l’uso della forza. Ma forse è stato già abrogato e non ce ne siamo accorti.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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