Albanese

di Massimo Marnetto

Per me, Francesca Albanese, la Relatrice Speciale dell’ONU per i Territori Palestinesi, non è filo-Hamas, né antisemita, ma non sa comunicare. Nel forum di Doha ha detto: ‘’il fatto che invece di fermare Israele, la maggior parte del mondo l’abbia armato, fornito di copertura politica, sostegno economico e finanziario è una sfida’’ Sfida? E già qui siamo nella nebbia. Ma poi ha aggiunto: ’’Noi che non controlliamo grandi quantità di capitali finanziari, algoritmi e armi, ora vediamo che come umanità abbiamo un nemico comune’’ senza specificare se questo nemico comune fossero  i controllori di capitali/agoritmi/armi o lo Stato di Israele, fino a quel punto riferimento prevalente nel suo discorso. 

Così, chi non la sopporta (tanti) ha interpretato la sua denuncia come una dichiarazione anti-Israele, spingendosi fino a chiedere le sue dimissioni; chi invece ha letto un riferimento al ‘’sistema’’ – come poi lei stessa ha precisato – la difende come una perseguitata. Io credo che la Albanese abbia voluto alludere non al sistema, ma a Israele, anche se non lo ha mai definito in modo esplicito ‘’nemico comune dell’umanità’’. E su questa ambiguità, ha costruito la sua rettifica. Dispiace che una persona così coraggiosa e infaticabile sia carente nell’uso delle parole. Un limite non da poco per chi opera in un Organismo di composizione dei conflitti, dove si usa il bisturi lessicale per interventi di elevatissima complessità.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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