Enrico Rossi su Facebook
Bombe a Gaza e pogrom in Cisgiordania; questa è la pace di Trump che si rivela essere precaria se non un vero e proprio fallimento.
Ieri Israele ha ripreso a bombardare e ha colpito in rapida sequenza diversi punti della Striscia di Gaza City. Ci sono morti e feriti, anche bambini. Per Netanyahu si tratta di una risposta alla violazione della tregua attribuita a Hamas.
Per gli Stati Uniti, il vicepresidente Vance parla di “piccole schermaglie” e sostiene che l’accordo possa ancora reggere, a conferma di una lettura divergente tra alleati.
Il punto di rottura ruota attorno alla restituzione dei resti di un ostaggio israeliano. Tel Aviv ha diffuso un filmato di droni che proverebbe una messinscena di Hamas; il movimento invece nega e rivendica il rispetto degli impegni.
L’attenzione internazionale resta su Gaza, ma in Cisgiordania la crisi si approfondisce: demolizioni di abitazioni, incursioni nei villaggi, violenze dei coloni anche durante la raccolta delle olive.
Le vittime palestinesi dall’ottobre 2023 sono salite oltre quota mille, con un numero elevato di minori.
Il risultato è un equilibrio sospeso e continuamente violato: ogni episodio viene interpretato come casus belli.
Senza garanzie effettive su accesso umanitario, gestione terza degli ostaggi e limiti chiari all’uso della forza, la tregua assomiglia a un ponte di corda: basta poco perché torni a spezzarsi, trascinando con sé non solo Gaza, ma l’intero quadro tra Mediterraneo e Giordano.
È persino scontato, non fa notizia l’adesione totale del governo Meloni alle politiche di Netanyahu; invece, colpisce ancora la pervicacia con cui sulla stampa e sulle tv si vuole continuare a negare il termine genocidio per descrivere lo sterminio dei palestinesi da parte di Israele.
In realtà, colonialismo con pulizia etnica, e quindi genocidio, è quello che si sta realizzando a Gaza e in Cisgiordania, dove si sperimentano controllo e esproprio dei territori e ricostruzione a fini di profitto; mentre la destra italiana ed europea preferisce il racconto dei “vincitori”, di Netanyahu e di Trump.
Emerge con evidenza un intreccio tra colonialismo, razzismo e interessi capitalistici.
Dunque, la parola giusta per definire quello che avviene a Gaza e in Cisgiordania è fascismo.
Se si guardasse per una volta il mondo dalla parte dei vinti non si avrebbero remore ad usare parole che rispondano alla realtà dei fatti.
Altro che l’ipocrisia di descrivere Israele come il baluardo della democrazia e dei valori occidentali in Mefio Oriente!
La realtà è che Netanyahu e Trump, con la complicità dei governi italiani e europei, stanno facendo una politica coloniale e fascista.
E Giorgia Meloni anziché inorridire e prendere le distanze plaude ad entrambi.
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