Ecosistemi naturali in pericolo

Valerio Sale su Remocontro

L’Agenzia europea dell’Ambiente avverte che le tensioni e le minacce geopolitiche convergono con le crisi economiche e climatiche creando rischi sistemici per le attività e il futuro dei cittadini europei.

Ecosistemi naturali in pericolo

Il rapporto dell’Agenzia UE, pubblicato ogni cinque anni, ribadisce che l’economia europea si basa su ecosistemi naturali che stanno scomparendo più velocemente che mai, mentre Bruxelles fa passi indietro sulle stesse norme che li proteggono. «I tagli al Green Deal compromettono la sicurezza e la prosperità dell’Europa», avvertono gli scienziati.

Meno ambiente e più armi

Le politiche mondiali hanno subito un cambiamento epocale, scrive l’Agenzia nel rapporto sullo stato dell’ambiente in Europa. Questo cambiamento ha «concentrato l’attenzione e gli investimenti su difesa e sicurezza», facendo scivolare il clima e l’ambiente in fondo alla lista delle priorità. L’ondata di negazionismo climatico partita con le elezioni di Trump è arrivata in Europa, sulla spinta delle forze politiche che per anni hanno contestato la burocrazia di Bruxelles, riducendo il tema del cambiamento climatico a un orpello ideologico che alimenta le lobbies dell’energia verde.

Come ci avveleniamo meglio

Ecco cinque aree chiave in cui l’impatto ambientale sta peggiorando, proprio mentre l’UE ritira le politiche progettate per affrontarlo.

Biodiversità: l’agricoltura è l’attività economica che esercita la maggiore pressione sulla biodiversità. Oltre l’80% degli ecosistemi è in cattive condizioni a causa di «pressioni persistenti causate da modelli di produzione e consumo non sostenibili».
Acqua: le acque sono compromesse da pratiche di gestione che non consentono cambiamenti rapidi, a causa di un’assenza di giurisdizioni vincolanti sulla scarsità d’acqua nell’UE.
Deforestazione: la capacità delle foreste, delle torbiere e di altri ecosistemi naturali dell’UE di assorbire e immagazzinare il carbonio dall’atmosfera è diminuita di circa il 30% nell’ultimo decennio.
Riduzione delle emissioni: l’agenzia ha affermato che gli eventi estremi legati al meteo e al clima, come incendi boschivi e inondazioni, sono costati all’UE circa 738 miliardi di euro di perdite economiche tra il 1980 e il 2023. Ha osservato che le perdite tra il 2021 e il 2023 hanno rappresentato circa un quarto di tali danni, quantificati in 162 miliardi di euro.
Economia circolare: tante chiacchiere e spettacolo, ma secondo il rapporto, l’economia europea è ancora soggetta a sprechi e dipende troppo dall’importazione di materie prime essenziali da altre regioni. In 13 anni, l’Unione ha aumentato il tasso di utilizzo di materiali circolari – ovvero la quota di materiali riciclati e riutilizzati rispetto a quelli vergini – solo dell’1,1%.

L’ambiente ‘non paga’ elettoralmente

Politico.eu riferisce che nel frattempo le prossime proposte di legge di ‘semplificazione’ dell’UE mirano a ridurre le norme ambientali e a favorire gli interessi delle imprese. Le piccole e medie imprese non hanno risorse organizzative per affrontare processi normativi, ma soprattutto rappresentano gli interessi corporativi in molti Paesi dove fanno da base elettorale. Rispettare norme, seguire processi ha un costo e, nei casi peggiori, dalla tutela di interessi economici al crimine ambientale il passo è breve. Risultato: la Commissione europea ha allentato gli standard agricoli e la norma sulla trasparenza della sostenibilità aziendale. La legge sulla deforestazione rischia un rinvio di un anno; le norme sul monitoraggio delle foreste rischiano di essere bocciate.

Auto ancora a benzina, e tanta plastica

La Commissione europea sta inoltre esaminando il divieto di vendita di nuove auto con motore a combustione interna a partire dal 2035, a seguito della resistenza delle forze politiche dell’opposizione e delle case automobilistiche. Gli esperti dell’Agenzia europea dell’Ambiente hanno inoltre esortato i decisori politici ad affrontare il problema della crescente esposizione degli europei all’inquinamento causato da sostanze chimiche e materie plastiche.

Tuttavia, la revisione delle norme UE sulle sostanze chimiche ha subito numerosi ritardi e i tentativi di limitare l’inquinamento da PFAS, le cosiddette ‘sostanze chimiche eterni’, si scontrano con l’opposizione dell’industria e delle sue lobbies. Il negazionismo climatico è arrivato anche in Europa.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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