Alberto Bobbio su Remocontro
La reazione a ciò che sta accedendo contro il popolo palestinese in Israele, non solo scelta politica ma, per i credenti, anche scelta di fede. La resistenza dei due Patriarchi di Terra Santa, «frutto dell’ecumenismo della testimonianza cristiana», sottolinea Alberto Bobbio sull’Eco di Bergamo. «Non ci sono cristiani che guardano da lontano altri soffrire».

Una sola famiglia tra dolore e speranza
La decisione del Patriarca latino di Gerusalemme, il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, e del Patriarca greco ortodosso Teofilo III di non chiudere le parrocchie a Gaza e non evacuare i cristiani palestinesi è più di un gesto evangelico, quello che impone di stare in mezzo al popolo nella tribolazione. È un gesto politico di resistenza all’odio e di opposizione alla condanna a morte del popolo palestinese. I rischi sono tanti, le bombe cadono sempre più vicine, l’esercito israeliano da mesi chiede ai cristiani di andarsene da lì. Per essere più chiari, per due volte hanno sparato contro la parrocchia della Sacra Famiglia, prima i cecchini uccidendo due donne, poi una bomba ha colpito la chiesa, altri tre morti.
Chiesa ortodossa di San Porfirio
La chiesa ortodossa di San Porfirio è stata attaccata ancor più pesantemente nei mesi scorsi. C’è un’altra chiesa cristiana nell’area della vecchia Gaza City, quella anglicana di San Filippo che fa parte del complesso dell’ospedale anglicano arabo di Al Ahli. Ebbene tutte si trovano nelle mappe segnate in rosso dell’esercito di Tel Aviv con le zone da evacuare per occupare la città più grande della Striscia. Ma all’ordine i Patriarchi si sono opposti. I cristiani, i preti e le suore resteranno in mezzo alla guerra, disarmati.
Israele e i testimoni
Israele non vuole testimoni, né preti, né suore, né giornalisti (come si è visto nei giorni scorsi). Ai preti e alle suore chiede di cambiare indirizzo e rafforza l’invito con qualche colpo di avvertimento. Loro stanno lì, disobbedienti, perché qui – e ora – la disobbedienza è una virtù, e può creare i presupposti per la pace. La frase di Gesù «vi hanno detto, ma io vi dico…» è l’eco evangelico che diventa fragore politico nella decisione dei Patriarchi. In Terra Santa i cristiani non accettano l’imposizione del silenzio. I Patriarchi hanno sempre parlato chiaro e, va sottolineato, quelli latini più degli altri.
L’obbedienza non è più una virtù
Ma oggi la misura è colma e anche i più prudenti hanno deciso di reagire alle menzogne sanguinose di chi crede che la guerra possa finire e la pace tornare solo dopo aver arato il deserto, deportato la popolazione, insomma aver raggiuto il punto più alto e devastante del genocidio palestinese. Il Cardinale Pizzaballa ha parlato di «condanna», sentenza che per la diplomazia colpevolmente impotente della Comunità internazionale è già passata in giudicato. C’è solo Papa Leone e prima Papa Francesco ad opporsi a «punizioni collettive» e allo spostamento forzato della popolazione che sopravvive alle stragi quotidiane.
Il troppo tardi ipocrita
Indignarsi oggi è troppo tardi, anzi è ipocrita. I giornalisti palestinesi erano stati definiti «influencer» di Hamas anche da parte di insospettabili media occidentali, giustificando così il loro omicidio. Lo saranno anche i cristiani della Sacra Famiglia, padre Romanelli, il Patriarca Pizzaballa e il Patriarca Teofilo? L’arte della propaganda israeliana ha già dato prova di infinita fantasia, negando atrocità, redigendo Rapporti su presunti incidenti che sbaragliano ogni evidenza. Il negazionismo è connaturale ai conflitti. È accaduto in molte parti del mondo e accade oggi per Gaza.
Sull’abisso della vergogna
Anche così si è creato il mito che Israele spara solo per difendersi. La sofferenza palestinese e le sue immagini sta diventando un falso, costruito con l’intelligenza artificiale. Gli occhi dei cristiani e di due Patriarchi sono l’unico presidio sull’orlo dell’abisso della vergogna.
- Come se Dio non ci fossedi Raniero La Valle Cari amici, stiamo vivendo una svolta storica, carica di simboli e presagi, che nell’ultima settimana ha raggiunto probabilmente il punto di caduta più vicino all’abisso. Noi però abbiamo l’impressione che la fase stia cambiando e che forse nei prossimi mesi comincerà la risalita e torneremo a vedere la luce. Nell’incontro perContinua a leggere “Come se Dio non ci fosse”
- Il duo Trump-Netanyahu in che catastrofe precipitano il pianeta?Ennio Remondino su Remocontro La percezione della minaccia che incombe sul mondo sta diffondendosi oltre prevenzioni ideologiche o di schieramento. Trump-Netanyahu: uno dei due un criminale ricercato per crimini di guerra, e l’altro un caricaturale mancato Nobel per la pace che s’è fatto trascinare in una guerra catastrofica da cui la sua personalità disturbata nonContinua a leggere “Il duo Trump-Netanyahu in che catastrofe precipitano il pianeta?”
- Giu le mani da Silvia SalisIn politica più che in altri settori della vita pubblica, montare e smontare il protagonismo degli aspiranti leader è sport diffuso tra i media. Sempre meno complicato che entrare nel vivo delle questioni e del dibattito in corso. Vale per chi è dentro come per chi è fuori. Simpatizzare suona meno impegnativo di partecipare, figuriamociContinua a leggere “Giu le mani da Silvia Salis”
- Contro la guerrada Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra”
- La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’Temo proprio che non sia consigliabile, e in molti casi perfino impossibile prendere sul serio molte dichiarazioni dell’attuale presidente Usa (speriamo per poco, una rielezione sarebbe fatale). Gli osservatori più seri lo sanno ma fingono di prenderle in considerazione (per non rinunciare allo scoop), prendendone tuttavia le distanze. Tanti altri invece si affrettano ad amplificarleContinua a leggere “La mancata insurrezione iraniana: ‘i curdi hanno rubato le armi’”





