Antonio Cipriani su Remocontro
Si imprunano gli occhi in questo tramonto di civiltà in cui anche le speranze appaiono fasulle, costruite ad arte per non capire, per volgere sguardo altrove.
Neanche più lacrime. Solo un tonfo nella coscienza. E paura.
Ho visto troppo, tornerò a lottare, riprenderò a mettere insieme fragili ipotesi di preghiere che scavalchino quest’epoca di cocci sui quali sanguinare a ogni passo. Ma questa notte non posso aprire gli occhi.
Scelgo questo verso di una poesia delicata spirituale di Leda Erente per sopravvivere e scrivere di tristezza e fatica. La poesia intera la metto in chiusura di questo breve Polemos.

Come vivranno i nostri figli in un mondo in cui è un valore uccidere a sangue freddo, rapinare, sfruttare, massacrare innocenti, far morire gli indifesi. Ed è un disvalore la cura, la giustizia sociale, l’abitare civile, il bene comune, il rispetto per l’altro.
Come abbiamo potuto permettere tutto questo. Come abbiamo potuto lavorare, studiare, sognare, costruire una società vigliacca e feroce, ostaggi dei peggiori criminali di guerra e di pace: quelli che non conoscono regole e quelli che in loro onore le scrivono le regole. Provvisorie. Semplici. Basate su un solo concetto: chi ha forza e potere sceglie come, quando e perché una cosa è giusta, chi deve vivere e chi morire, chi può gozzovigliare e chi deve soffrire.
Il sole è spaccato
la terra strappata
un lampo d’ali nero
tra le pieghe di tende bianche.Diverge dal mondo lo sguardo straniero
scava nel cielo
un’altra dimora.
Questa notte non posso aprire gli occhi.
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