Perché non amiamo i tromboni mediatici

Antonio Cipriani su Remocontro

Che ipocrisia nei media. Per mesi e mesi, anni ormai, hanno nascosto lo sterminio in atto a Gaza, l’illegale occupazione di territori palestinesi dei coloni armati e difesi dall’esercito. Hanno parlato di guerra tra Israele e Hamas, come se i cinquantamila morti non fossero uomini, donne e bambini ma terroristi di Hamas di ogni età, anche in culla. Per un’ignoranza radicata hanno evitato di studiarsi la storia, hanno obbedito e zitti ai dettami di un ceto politico e governativo assurdo, forte con i deboli e tappetino politico e culturale di fronte agli interessi dei fabbricanti di armi e degli alleati che contano. La famosa sovranità a senso unico alternato.

Volti affranti in Tv e giornalismo Grandi Firme

Li vedi in televisione, con i loro volti affranti, insacchettati nelle giacchette, e con le camicie con la cifra ricamata, disquisire di massimi sistemi a colpi di certezze assolute di ignota provenienza. E capisci che è tardi, si sono fatti strada con la straordinaria capacità di adeguarsi, di mimetizzarsi e conformarsi al potere, qualunque esso sia. Mediando e scegliendo la parte giusta, la festa adatta. Mentre fuori, nella realtà di ogni giorno, venivamo spianati indifesi dalla fascisteria etica e culturale che ci sta facendo vergognare come cittadini democratici.

In che mondo siamo finiti? Scrivevo sul tema informazione in un Polemos del 19 novembre 2023, intitolato giustamente: “L’ipocrisia faziosa degli incompetenti”:

“Penso anche al coraggio leonino mediatico del nostro Giornalismo Grandi Firme. Dalla parte del più forte sempre e comunque. E senza se e senza ma. Pessima rappresentazione di un mestiere che invece esprime straordinarie e coraggiose giornaliste (e coraggiosi giornalisti) che invece di concionare nei salotti buoni sono sul campo, a cercare di narrare la realtà senza infingimenti.”

Perché di giornalisti veri e coraggiosi, coerenti, che non frequentano solo vip, ce ne sono tanti. Ma non sempre, anzi quasi mai, sotto le luci dei riflettori.

Circo Barnum mediatico televisivo

Ecco perché, da attivisti culturali, non amiamo e non invitiamo mai esponenti del circo barnum mediatico televisivo. Preferiamo dialogare (non ascoltare passivamente come ahimè si usa nei vari festival e fiere) giornalisti che svolgono ancora il ruolo di cani da guardia (per la libertà, per la democrazia, sempre ed evidentemente contro gli interessi del potere) e non quello da cani da compagnia e da riporto.

Vedrai, mi dice un amico, di fronte al mondo che sta insorgendo contro le follie di Trump e gli eccidi di Netanyahu, anche gli esperti da poltrona di salottini, i titolisti nascondi notizia, i furbetti delle redazioni troveranno un filo di coraggio per dire quello che dicono i giornalisti quando cambia il vento: io l’avevo detto. E non l’avevano detto. Ma lo diranno lo stesso.

Rompere il silenzio su Gaza

“C’è un leggero cambiamento anche nella copertura dei mezzi d’informazione. Invece di limitarsi a ripetere i discorsi del governo israeliano, importanti giornalisti hanno cominciato a chiedere ai portavoce israeliani perché il loro governo non permette alla stampa straniera di entrare liberamente a Gaza”, scrive su The Guardian Arwa Mahdawi nel testo “Rompere il silenzio su Gaza”, impeccabilmente scelto e tradotto per i lettori italiani da quel grande giornale che è Internazionale, una boccata d’ossigeno per l’informazione.

Speriamo che la spinta dal basso dei cittadini serva a svegliare la coscienza sporca di chi per anni ha fatto finta di niente. Meglio tardi che mai. Ma continueremo a vergognarci dei frutti tossici della nostra democrazia e ad arrabbiarci per non esserci battuti tutti contro questi mestatori quando i primi segnali sono apparsi. E a non invitare a concionare i fenomeni del Giornalismo Grandi Firme (inutili).


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere