Europa senza decoro non sanziona l’israeliano Ben Gvir

A questo punto però gli elettori europei avrebbero diritto a sapere quale o quali governi hanno impedito che si giungesse ad un voto all’unanimità sulle sanzioni a Ben-Gvir. Fatto sta che da decenni grazie a questa sconcertante omertà dell’Europa pur in presenza di evidenti violazioni del diritto internazionale il colonialismo impunito dei governi israeliani si fa sempre più arrogante (nandocan)

Vittorio Da Rold su Remocontro

L’Europa e le sue divisioni in politica estera non avrebbe potuto lanciare un segnale più debole di impotenza politica in un momento così delicato per il Medio Oriente. I ministri degli Esteri dell’UE non hanno raggiunto un consenso per approvare sanzioni contro il ministro della Sicurezza Nazionale israeliano di estrema destra, Itamar Ben-Gvir.

La discussa ‘ministra esteri’

Persino la tiepidissima Kaja Kallas sembrava indignata. Ma alla fine «I governi occidentali hanno espresso indignazione dopo che Ben-Gvir ha pubblicato un video in cui scherniva degli attivisti della Flottila, che intendevano portare aiuti umanitari a Gaza, mentre venivano immobilizzati a terra». Sostanza finale: «Molti Stati membri hanno anche proposto di sanzionare il ministro Ben-Gvir, ma non è stato raggiunto alcun consenso in merito», ha affermato la rappresentante europeo per la politica estera sempre più impotente.

Accenni di reazioni nazionali

La Francia di Emmanuel Macron ha deciso a livello nazionale di vietare a Ben-Gvir l’ingresso nel territorio francese a maggio (solo maggio?), mentre la procura italiana lo ha posto sotto inchiesta. Sotto la lente il commercio con gli insediamenti illegali dei coloni estremisti. Sul tema del commercio con gli insediamenti illegali in Cisgiordania, molti Stati membri hanno chiesto proposte concrete alla Commissione europea. «Le parole dell’alta rappresentante Kaja Kallas sanciscono l’impotenza dell’Europa nel sanzionare il ministro Ben-Gvir a causa del potere di veto».

L’Italia potrebbe fare come la Francia

«A questo punto il governo italiano faccia come già hanno fatto altri paesi europei: sanzioni individualmente Ben-Gvir e i ministri estremisti israeliani e avvii azioni concrete per fermare le azioni spregiudicate e criminali dei coloni. Non ci sono più scuse: l’Italia deve dire da che parte sta”. Così il capogruppo Pd in commissione Esteri e Difesa a Palazzo Madama Alessandro Alfieri. Ma ci sono poche possibilità che Roma segua l’esempio di Parigi».

Ben Gvir attacca l’intesa di Trump e minaccia tutti

«L’accordo di Trump non vincola Israele che non è subordinato agli Stati Uniti.  Israele non è una repubblica delle banane. Non siamo partner in questo accordo che non ci riguarda per la nostra sicurezza e non ci vincola in alcun modo. Non dobbiamo scendere a compromessi sullo smantellamento di Hezbollah, sul ritiro dai territori che i nostri soldati hanno conquistato. Ogni lancio contro Israele dal Libano comporterà un attacco israeliano a Dahieh il cuore sciita di Beirut. Non dobbiamo ritirarci da alcun territorio conquistato dai nostri combattenti».


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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