“Credo sia genocidio”

…scrive Marnetto. Personalmente non me la sento di assimilare le atrocità commesse dagli israeliani sui palestinesi di Gaza alle camere a gas dei campi di concentramento nazisti. Piuttosto, se proprio vogliamo fare paragoni, facciamolo alla non meno odiosa discriminazione razziale di un “popolo eletto” come quella in uso nel secolo scorso in Sudafrica o in tempi remoti dai crociati con gli infedeli. Fino a quando non diverrà convinzione comune la dichiarazione universale dei diritti dell’uomo per cui “tutti gli esseri umani nascono liberi ed uguali in dignità e diritti” la barbarie di questi conflitti in una forma o nell’altra continuerà a riprodursi. Quanto alla lettera di Massimo, è probabile che resterà senza risposta, come quasi tutte le precedenti. (nandocan)

di Massimo Marnetto

Ambasciatore di Israele presso la Santa Sede, Yaron Sideman  (mail: vat@holysee.mfa.gov.il)

il Papa si chiede se le uccisioni e distruzioni operate dagli israeliani verso i palestinesi a Gaza siano un genocidio. Lei rifiuta l’uso del termine, definendo i massacri israeliani solo legittima difesa. Purtroppo credo sia genocidio, in quanto è presente il suo elemento qualificante: il progetto di annientamento di un popolo. Ed è esattamente quello che stanno realizzando gli israeliani nei confronti dei palestinesi: uccidono le persone, distruggono le case, deportano i sopravvissuti, annullano la speranza di una patria. Anche mediante la pulizia etnica in Cisgiordania operata con le aggressioni dei coloni israeliani – tollerate dal Governo – per cancellare la presenza dei palestinesi in luoghi lontani da Gaza.

Ambasciatore Yaron Sideman,

l’attacco di Hamas del 7 ottobre è stato un massacro che merita una condanna netta, ma la disumana reazione israeliana sull’intero popolo palestinese è una rappresaglia che supera la proporzione della legittima difesa. Prenda le mie parole non come una manifestazione di ostilità pregiudiziale, perché mi batto da sempre contro l’antisemitismo; ma piuttosto come un invito alla riflessione rivolto da un amico del suo popolo, per evitare che la parte più aggressiva di Israele prevalga su quella più riflessiva, portando il suo Stato verso la condanna della storia e l’isolamento internazionale.

Con vigilanza umanitaria, 

Massimo Marnetto – Roma


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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