La promulgazione delle leggi approvate dal Parlamento è, come è noto, un atto compiuto dal Presidente della Repubblica, indispensabile per la loro entrata in vigore. Il Presidente è obbligato a farla a meno che la legge non sia a suo giudizio manifestamente incostituzionale, nel qual caso la legge verrebbe rinviata alle Camere perché venga riesaminata ed eventualmente emendata o approvata, questa volta definitivamente, una seconda volta. La variante data del “codice non scritto”, frutto dell’esuberante fantasia di Massimo, ovviamente non va presa sul serio (nandocan)
di Massimo Marnetto
Nel codice non scritto del Quirinale, la firma del Presidente della Repubblica di una legge nell’ultimo dei 30 giorni previsti dalla Costituzione equivale a un giudizio negativo. Viene da chiedersi se, al contrario, la legge promulgata nel primo giorno sia ampiamente condivisa, con tutte le varianti intermedie. Se così fosse, si avrebbe un ‘’indice di gradimento presidenziale’’ da 1 a 30.
Con una scala di apprezzamento decrescente: firma dal primo al quinto giorno, ‘’La condivido in pieno’’; 6-10, ‘’Scritta male, ma valida’’; 11-15 ‘’La prossima volta, fatevi aiutare da uno che se ne intenda’’; 16-20, ‘’Ma a chi è venuta in mente questa roba?’’; 21-25, ‘’Pessima, la firmo solo perché costretto”; 26-30, ‘’Qui c’è lo zampone di Calderoli’’.
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