No senatore La Russa. Non siamo tutti uguali. Oggi in particolare

Ennio Remondino su Remocontro

Eh sì, sono abbastanza vecchio per aver vissuto di persona gli ultimi anni del fascismo e l’8 maggio 1945, che segna ufficialmente la fine della seconda guerra mondiale, lo festeggiai insieme al mio nono compleanno. Nei pacchi UNRA, chili con carne e chewing gum, roba di un altro mondo. Come i soldati Singh con turbante dell’esercito alleato che circolavano a Firenze per le strade lungo il Mugnone, intorno a casa. Mio padre, onesto fascista tanto da considerare Badoglio un traditore, simpatizzava ora per i socialdemocratici di Saragat mentre io ero “casa e parrocchia” nell’azione cattolica. (nandocan)

Tra il raduno di Forza Nuova a Predappio che celebra ‘la fine dell’antifascismo’ e le dichiarazioni della seconda carica dello Stato Ignazio La Russa, che continua a distinguere tra Costituzione e antifascismo, o personaggi oltre la destra come il generale Vannacci, l’Anpi viene descritta come l’ultimo presidio di un mondo che non c’è più. E noi antifascisti, come i sopravvissuti di un mondo in via di estinzione. Ma come quel 25 di aprile sta accadendo esattamente il contrario.

25 aprile 1945, liberazione dalla dittatura fascista

Io il 25 aprile 1945 ancora non c’ero, ma ero già nella pancia di mia madre con mio papà impegnato a fare cose ‘un po’ pericolose’, tutti e tre in modo diverso a vivere il cruento passaggio finale dal nazifascismo alla Liberazione, in cui ebbero il coraggio di farmi nascere. La fortuna mia di iniziare la vita nella libertà grazie alla lotta e di migliaia di donne e uomini coraggiosi, molti, troppi di loro morti per l’ideale della libertà. E ora quel discusso personaggio, portato dalle sorti della politica politicante a ricoprire la seconda carica dello Stato, prova a sostenere che i morti d’allora furono tutti uguali. Ma come si permette quel personaggio, tenuto alla dignità del ruolo che ricopre, ad offendere mia madre e mio padre morti e le migliaia di democratici e partigiani che, dando la loro vita, hanno ricostruito e fatto crescere l’Italia democratica e liberata, seguita a quella feroce dittatura, a cui lui politicamente si ispira? Indegno paragonare loro, vittime ed eroi, ai fascisti e ai nazisti assassini di Giacomo Matteotti e di tanti altri oppositori democratici. I responsabili delle stragi che hanno formato e segnato la mia giovinezza nella Genova medaglia d’oro della Resistenza.

La Russa e i suoi camerati

Gianfranco Pagliarulo, presidente nazionale dell’Associazione Partigiani. «L’antifascismo non è una nostalgia, ma una necessità vitale che sta ritrovando forza proprio nelle nuove generazioni». Ma la ‘categoria antifascista’ non era ‘superata’? «Se nel 2024 eravamo 160.000, nel 2025 sfioriamo i 170.000. 2026 iscrizioni ancora in corso. Più si dice che l’antifascismo è morto, più crescono gli anticorpi democratici». E Pagliarulo descrive la «riacquisizione di valori delle nuove generazioni necessarie per sfidare un tempo presente orribile». I giovani, protagonisti di una ‘rivolta morale visibile tanto nelle piazze per Gaza quanto nel recente referendum costituzionale: «C’è una nuova generazione che sta scoprendo l’impegno civile – spiega – la politica nell’accezione più nobile, e si ribella al nichilismo, cioè la negazione dei valori degli ultimi trent’anni. In questa rivolta morale c’è un profondo senso antifascista. Chi si indigna davanti alla catastrofe di Gaza o vota a difesa della Costituzione mette al centro il valore della vita e della persona. Hanno capito che la Costituzione è figlia diretta della Resistenza».

Neofascismo sovranista

L’attuale scenario politico annaspa tra la radicalizzazione di Lega e Fratelli d’Italia – timorosi dell’erosione elettorale di Vannacci – e i tentativi di smarcamento di Forza Italia. Caricaturali contorsioni di una politica senza capo nè coda, esenza personalità minimamente credibili. Ma il pericolo, avverte l’ANPI, è più globale: «Siamo davanti a qualcosa di nuovissimo. Trump, Netanyahu, Milei, i fanatismi tech di personaggi come Peter Thiel… che cos’è questo se non un trionfo delle diseguaglianze? Immaginano una società gerarchica dove pochi comandano. E la gerarchia non era forse l’anima del fascismo? Apologia della guerra, superomismo e razzismo sono l’impasto culturale di un moderno fascismo».

L’antifascismo che permette La Russa

A chi accusa l’antifascismo di voler limitare la libertà d’espressione, risponde il celebre incontro tra l’ex partigiano Vittorio Foa e l’ex repubblichino Giorgio Pisanò. Foa: «Se aveste vinto voi, io sarei ancora in galera; visto che abbiamo vinto noi, lei può fare il senatore». E oggi, nel 2026, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni e il presidente del Senato provengono proprio da quella storia politica. «L’esclusione di cui parliamo – sottolinea Pagliarulo – nasce dal fatto che la nuova Italia, sorta con la Liberazione e strutturatasi con la Repubblica e la Costituzione, si fonda sull’idea di espellere il fascismo dalla convivenza civile per un motivo semplicissimo: il fascismo ne è, storicamente, la negazione. Eppure, oggi sembra non fare più paura, quasi venisse accolto con una normalizzazione preoccupante». Troppo distratti nei decenni precedenti? «Nella storia del nostro Paese c’è sempre stata una forte componente di destra, anche estrema. Ma la libertà di cui godono oggi tutti, anche chi viene da quella storia, è figlia proprio di quella vittoria antifascista che ha reso l’Italia un luogo di convivenza democratica».

Costituzione offesa e minacciata

La XII disposizione finale e transitoria della Costituzione italiana, vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. Eppure c’è chi fa quella grottesca iniziativa a Predappio e il generale Vannacci è libero di dar vita all’ennesimo e più radicale partito di estrema destra, mentre la Lega organizza la manifestazione per la ‘remigrazione’. Caricature, anche ma non soltanto. Dopo decenni dominati da individualismo e competizione, l’ANPI si scopre giovane come mai prima. Un po’ come la sorpresa politica del NO giovanile al referendum, con cui la maggioranza attuale voleva attaccare direttamente la Costituzione.

Prendendo atto noi della larga maggioranza democratica del Paese, che se la politica ‘anche nostra’ fosse stata più in mezzo alle gente, quella felice sorpresa giovanile l’avremmo  saputa sostenere e condividere. Adesso è il tempo di farlo e di cambiare. Noi per primi. 


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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