da Remocontro
L’assedio totale di Israele nel nord della Striscia è molto peggio di quanto previsto dal cosiddetto «Piano dei generali», nelle modalità e nell’obiettivo: stragi e fame per svuotare l’area e permettere il reinsediamento dei coloni. Le menti sono il gruppo Tzav 9 e il think tank di ultradestra Kohelet, ideatore dell’agenda di governo, denuncia Idan Landau professore di linguistica all’università di Tel Aviv.

L’inchiesta della rivista israeliano-palestinese ‘972mag’
Due foto assieme. Una lunga fila di sfollati –di donne e bambini– tra le rovine del campo profughi nel nord della Striscia di Gaza, foto a destra. Gli uomini di età superiore ai 16 anni sono separati, sventolano una bandiera bianca e tengono in mano le loro carte d’identità. Poco lontano, nel campo dei coloni costruito dall’organizzazione Nachala appena fuori Gaza, si celebra la festa di Sukkot con 21 ministri e membri di destra della Knesset, per discutere i piani di costruzione di nuovi insediamenti ebraici a Gaza.
La nuova Nakba
Questa storia potrebbe iniziare in qualsiasi momento degli ultimi 76 anni: la Nakba del 1948, il «Piano Siyag» che l’ha seguita, la Naksa del 1967. Da una parte, i palestinesi sfollati con tutti gli effetti personali che possono portare con sé, affamati, feriti e sfiniti; dall’altra, i coloni ebrei gioiosi, che santificano la nuova terra che l’esercito ha liberato per loro.
Il «Piano dei generali»
Obiettivo semplice: svuotare la parte settentrionale della Striscia di Gaza della sua popolazione palestinese. Circa 300mila persone. 400 mila per l’Onu, che ancora vivevano a nord del ‘Corridoio di Netzarim’ -la zona occupata da Israele che divide in due Gaza. Durante la prima fase del piano, l’esercito israeliano garantiva una settimana di tempo per evacuare verso sud attraverso due «corridoi umanitari». Al termine della settimana, l’esercito dichiarerà l’intera area una zona militare chiusa. Chiunque rimarrà sarà considerato un combattente nemico e sarà ucciso se non si arrende. Un assedio totale sul territorio, intensificando la crisi alimentare e sanitaria, creando, come ha detto il professor Uzi Rabi, dell’Università di Tel Aviv, «un processo di fame o di sterminio».
Ti avviso e quindi non è sterminio
Fornire alla popolazione civile un preavviso di evacuazione garantisce il rispetto del diritto umanitario internazionale. Menzogna. Convenzioni di Ginevra: un assedio militare non annulla l’obbligo dell’esercito di consentire il passaggio degli aiuti umanitari ai civili. L’uomo che guida il piano, il generale di riserva Giora Eiland ha passato l’ultimo anno a chiedere punizioni collettive contro la popolazione di Gaza, malattie e fame per «avvicinare la vittoria e ridurre i danni ai soldati dell’esercito israeliano». Ai residenti di Beit Hanoun, Beit Lahiya e Jabaliya – le tre località a nord di Gaza City – è stato ordinato di fuggire verso l’area di Al-Mawasi, nel sud della Striscia, attraverso due «corridoi umanitari. Israele ha presentato l’attacco per smantellare le infrastrutture di Hamas, con lo Stato ebraico che si assume la responsabilità di acquisire, spostare e distribuire gli aiuti umanitari nella Striscia. Il ritorno dell’Amministrazione civile israeliana che ha governato Gaza fino al «disimpegno» del 2005.
Una politica di sterminio
Da quando l’esercito israeliano ha iniziato la sua operazione nel nord di Gaza ha ucciso oltre mille palestinesi. L’aviazione israeliana di solito bombarda di notte mentre le vittime dormono, massacrando intere famiglie nelle loro case e rendendo più difficile l’evacuazione dei feriti. Il 24 ottobre i servizi di soccorso hanno annunciato che l’intensità dei bombardamenti non ha lasciato altra scelta se non quella di cessare gli interventi nelle aree assediate. L’operazione di sterminio in corso nel nord di Gaza Nell’ultimo anno denunciato da innumerevoli rapporti investigativi che i media più autorevoli del mondo hanno dicumentato. Dal lancio di bombe da 2mila libbre dove non ci sono obiettivi militari nelle vicinanze all’uccisione regolare di bambini con colpi di cecchino alla testa, queste atrocità passate ci mostrano cosa continuerà a fare l’esercito israeliano se non verrà fermato.
Assedio medioevale con fame, sete e malattie
All’inizio dell’operazione l’esercito israeliano ha ordinato ai tre ospedali (ospedale Indonesiano e Kamal Adwan a Beit Lahiya e l’ospedale Al-Awda a Jabaliya) di evacuare entro 24 ore, minacciando di catturare o uccidere chiunque trovato al loro interno. L’esercito ha bombardato Kamal Adwan in tre giorni di raid che ne ha distrutto l’operatività, seguito dasll’arresto della maggior parte dei medici. E anche le ferite lievi spesso finiscono con la morte perché non ci sono gli strumenti per curarle. Un rapporto delle Nazioni unite ha concluso che Israele sta portando avanti «una politica concertata per distruggere il sistema sanitario di Gaza come parte del crimine contro l’umanità dello sterminio». Attacchi militari in un assedio totale che ha bloccato l’ingresso di tutti i rifornimenti alimentari e medici ad affamare la popolazione. Ultimatum inascoltato degli Stati uniti il 15 ottobre, in cui si chiedeva a Israele di consentire l’ingresso degli aiuti nel nord della Striscia di Gaza entro 30 giorni. Pena la sospensione delle forniture di armi. Gli aiuti non sono arrivarti, le armi americane sì.
Palestina senza più palestinesi
Le agenzie umanitarie hanno lanciato avvertimenti sul disastro crescente. Un rapporto dell’Integrated Food Security Phase Classification sulla fame a Gaza prevede «esiti catastrofici». Cibo, carburante, sangue e medicinali promessi e mai inviati. Pressato dal gruppo israeliano per i diritti umani Gisha, lo Stato ha ammesso che fino a quel momento non era stato permesso l’ingresso di alcun aiuto umanitario nel nord di Gaza. «Prepararsi a colonizzare Gaza». Un progetto per la costruzione di insediamenti ebraici in tutta la Striscia dopo aver ripulito l’enclave dai palestinesi. Gaza City, «una città ebraica, tecnologica e verde che unirebbe tutte le parti della società israeliana». Gli israeliani si sono sempre uniti intorno allo all’espropriazione dei palestinesi. Solo un quarto dell’opinione pubblica israeliana è favorevole al reinsediamento di Gaza, ma la presenza significativa di ministri e sostenitori del Likud di Netanyahu dimostra che la decisione è presa.
