O i giochi o la guerra

di Raniero La Valle*

Cari Amici, lo scandalo non è che il Presidente di Israele, Herzog, mentre è in corso il lungo terrorismo di Stato a Gaza, che ai sensi della Convenzione dell’ONU sarebbe già genocidio, sia venuto a Roma e sia stato ricevuto da Mattarella, né che, come di rito, sia stata invocata la soluzione “due popoli due Stati” e la necessità di evitare il rischio dell’allargamento del conflitto. Né sorprende che Herzog sia stato tanto edificato dall’incontro col Capo dello Stato da ringraziarlo “per la sua chiarezza morale e per il suo essere al nostro fianco”.

Herzog a Roma

Lo scandalo non è nemmeno che poi, di cortesia in cortesia come si usa tra i governi, egli sia passato da palazzo Chigi, dove la Presidente del consiglio lo ha accolto reiterando  “la necessità” dei due popoli e due Stati in Palestina, pur sapendo che questo è ormai uno stereotipo cerimoniale, perché per fare uno  Stato palestinese in Cisgiordania e a Gerusalemme Est occorrerebbe che Israele facesse ciò che solo pochi giorni fa, il 20 luglio,  ha stabilito la Corte Internazionale dell’Aja, in un parere fornito all’Assemblea Generale  dell’ONU.

Per Netanyahu la Palestina non esiste

Secondo la Corte la continua presenza di Israele nei Territori palestinesi occupati è illegale ed è un’annessione di fatto a cui Israele deve porre fine, cessando immediatamente ogni attività di insediamento, evacuando tutti i coloni, risarcendo i danni arrecati e restituendo le terre e i beni sequestrati dall’inizio della sua occupazione nel 1967. Richiesta a cui Netanyahu ha risposto che non se ne parla nemmeno perché il popolo ebreo non è conquistatore nella propria terra, né a Gerusalemme né in Giudea e Samaria.  

Uccidere andando ai giochi

Lo scandalo sta nel fatto che passando da Roma Herzog stava andando a Parigi per i giochi olimpici. È nota la tradizione delle Olimpiadi, come alternativa alla guerra o perlomeno come un tempo di pausa della guerra, e tanto più di uno sterminio. 

Lo scandalo, non certo per il popolo ebreo che è del tutto innocente, ma per lo Stato che se ne arroga la rappresentanza, è di uccidere andando ai giochi, e di partecipare ai giochi uccidendo. È come per la tragedia del Titanic, l’orchestra suonava mentre la nave affondava.

Ma ad affondare potrebbe essere Israele

È questo il grande pericolo per lo Stato di Israele: ad affondare non è il popolo palestinese, che è abbastanza giovane, resistente e prolifico, ad affondare può essere lo Stato di Israele perché perde il grandissimo ascendente che ha su tutta la comunità internazionale e quando si sarà attenuato il tragico ricordo della Shoà e l’America sarà giunta al declino, rischia di venir meno o di dover usare la bomba.

Una riconciliazione sarebbe invece la sua sicurezza

Israele credeva che il pericolo fosse nel dover stare insieme a un altro popolo nella stessa terra, e invece la sua pace e la sua sicurezza starebbe nel vivere in quella terra riconciliato col popolo a cui ha preso le case. 

Certo si parla di tempi lunghi e prospettive lontane, ma il popolo ebreo è abituato a pensare in termini di millenni: la promessa della terra fatta da Dio ad Abramo e reiterata a Mosè è di tremila anni fa, ed è stata per lungo tempo inadempiuta.

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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