Ossequio alla frode

L’aeroporto di Milano a un frodatore amico di mafiosi. Perché stupirsi? Quando la democrazia si riduce a rappresentanza/ione fedele e zelante di buona parte degli elettori chi può negare che uomini come Berlusconi o Le Pen (oggi anche Trump o Melenchon) abbiano provato o provino ancora a farlo con un certo successo? La demagogia é da millenni indicata come la piú probabile deviazione della democrazia. Cerchiamo allora che l’elettorato (dèmos) maturi al punto di riuscire a farsi rappresentare davvero dai migliori. E che i grandi media diano una mano per metterli in luce anziché rafforzare la popolarità dei peggiori. (nandocan)

di Massimo Marnetto

La concomitanza è indicativa: mentre si intitola l’aeroporto di Milano a un frodatore amico di mafiosi, si abolisce il reato di abuso d’ufficio. La delinquenza si è fatta spazio nella cultura, si è infiltrata in Parlamento e ora si autopromuove come normalità, travolgendo basilari principi di legalità. Così il controllo è diventato burocrazia, l’intercettazione di criminali violazione della privacy, la ”disciplina e onore” una formalità da bacchettoni, la correttezza un intoppo che frena il fare. Manca solo la legalizzazione della corruzione e il disegno è perfetto. 

Ma niente paura:  presto vedremo qualche solerte onorevole depositare una proposta di legge per sdoganare la mazzetta, recante ‘’Disposizioni per equiparare doni deperibili a quelli espressi in valuta’’. ‘’Vogliamo abolire – dirà il parlamentare con piglio oratorio – l’assurda presunzione di corruzione nei confronti dei doni a politici e funzionari e ripristinare invece la libertà nelle tradizionali forme di ossequio dei cittadini verso i loro amministratori. Perché un sindaco può accettare un capretto macellato o una cassetta di cozze pelose e non il corrispondente in valuta, che è più igienico e salvaguardia pure la vita degli animali?’’ (applausi trasversali, con prevalenza nel settore destro dell’Aula).


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

Scopri di più da nandocan magazine

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere