La magia della democrazia

Avrei dovuto (voluto) esserci anch’io, che sono stato tra i fondatori (nandocan)

Roberto Bertoni sulla festa di Articolo 21

Il Papa è preoccupato per lo stato della democrazia e padre Enzo Fortunato spiega: bisogna far maturare una sana e straordinaria libertà per ciascuno di noi. Democrazia, libertà. Forse è questo il motivo per cui la sera dell’8 luglio alla festassemblea della nostra associazione si respirava un’aria di magia. In ogni intervento, in ogni premiazione, in ogni partecipazione il filo conduttore era la carta costituzionale e la libertà basata sull’inclusione, sulla solidarietà, sul rispetto dell’altro, sul ragionamento al posto della sopraffazione.

La targa a Monica Guerritore

Una grande emozione ha coinvolto tutti i partecipanti, centinaia, come mai era accaduto nelle occasioni precedenti. L’emozione del condividere un progetto, complesso ma semplice al tempo stesso, la difesa della democrazia. Padre Enzo, uomo di Chiesa, con il suo saio e i suoi sandali, consegna la targa di Articolo 21 ad una straordinaria attrice, che forse ha spesso scandalizzato i cosiddetti “benpensanti”, Monica Guerritore, nel segno della condivisione di questo impegno.

Cutro e il barcone dei disperati

E’ il filo che segue chi, come Matteo Garrone, spiega che il suo “Io capitano” lo hanno diretto i ragazzi senegalesi a bordo del gommone e non lui, e ti sembra di risentire quel rumore dell’elicottero sopra il barcone dei disperati che vedono la salvezza, i disperati che a Cutro non sono stati salvati e che questo governo vede come nemici da respingere e non come fratelli sfortunati.

E’ la magia della democrazia, delle parole del liberale Gobetti lette dai liceali e dell’appello dei costituzionalisti che nel premierato vedono chiaramente un intento di intolleranza verso il bilanciamento dei poteri. La democrazia che vive nella difesa di chi non ha i riflettori accesi su di sé, riflettori che invece la buona informazione deve sempre accendere come li deve accendere per raccontare le trame di ogni tipo di potere. Il giornalismo investigativo che questo governo prova a censurare, come censura il pensiero libero e mal sopporta ogni tipo di dissenso.

I presidi di Articolo 21

La magia del fare battaglie insieme, come per Assange, del dimostrare la presenza sul territorio con eventi anche piccoli ma costruttivi, come fanno i presidi di Articolo 21: la goccia scava il sasso e questo è il nostro contributo. E sentirsi un piccolo mondo molto moderno che si pone come spazio di dialogo fra culture e storie diverse unite però da quel legame unico che è essere democratici e avere come riferimento la Costituzione. Si, siamo un po’ orgogliosi di questo evento per molti aspetti un po’ magico. E facciamo bene ad esserlo.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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