5/10 obbiettivi

Il rifiuto di un alleanza tra PD e Cinquestelle, a suo tempo predicato e ottenuto dalla grande stampa, ha già fatto anche troppi danni. Molti democratici attendono da tempo il ritorno alla ripresa di un dialogo e alla ricerca di un accordo tra i due partiti su un programma politico di centrosinistra o almeno su alcuni importanti obbiettivi . Guai se il segnale che viene dagli elettori sardi non fosse preso considerazione dai gruppi dirigenti delle due formazioni (nandocan)

di Massimo Marnetto

Dopo l’esito delle elezioni in Sardegna, la Schlein tira un sospiro di sollievo per lo svanire dello spettro della contestazione interna che si sarebbe scatenata in caso di sconfitta e così gira indenne la boa del primo anno di Segreteria. Ma soprattutto la rinforza nel far capire – anche ai più restii – che occorre togliere la scomunica ai 5 Stelle per vincere. Stesso discorso per Conte, più solido nel definire il partito con un’identità riformista, nei confronti dei ”né-né” interni.

Quindi siamo vicini al campo largo?  No, la vittoria in Sardegna ha liberato energie e motivazioni di convergenza, ma se l’andamento venisse confermato alle europee, occorrerebbe concordare 5/10 obiettivi di giustizia sociale, che arrivino forti e chiari a chi fatica a vivere. Ed è stanco della fuffa di destra tutta orgoglio, fierezza e onore, ma incapace di arrestare la povertà che avanza.


Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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