Ancora una volta dimostrate non soltanto la crudeltà ma anche la stupidità di ogni guerra. Che cosa potrebbero ottenere di più da un negoziato sia l’aggressore (Russia) che l’aggredito ( Ucraina) che non si sarebbe potuto avere prima dell’aggressione costata ad ambo le parti migliaia di vite umane? A guadagnarci, oltre ai produttori e ai commercianti di armi, sono solo i governanti che forse sono riusciti a distrarre l’opinione pubblica dei loro paesi dalla loro incapacità. (nandocan)
da Remocontro
Cosa è accaduto in questi due anni di guerra in Ucraina? La guerra che macina e consuma, non soltanto con le armi e con i morti. Di memoria lontana i poderosi schieramenti russi alla conquista facile di Kiev del febbraio 2022 poi miseramente falliti, e ora fine dei successi della resistenza e dell’avanzata ucraini, con la probabilità che la parte militare per i difensori possa anche peggiorare. L’attenzione giornalistica trombettiera che ora dovrebbe spiegare, ora abbassa i toni o addirittura cancella l’evento.

Fine del secondo anno di guerra, passiamo al terzo
«’Ti auguro pace, mia cara Ucraina’. I cartelloni dei bambini del catechismo sono affissi nel seminterrato della Cattedrale greco-cattolica di Kharkiv. I bombardamenti russi ne hanno fermato la costruzione: il solo luogo completato è la cappella sotterranea, rifugio in caso di attacchi». Abbiamo scelto questo richiamo alla pace di Giacomo Gambassi si Avvenire, per rompere un silenzio imbarazzante di troppa stampa e di troppa politica. Con il collega che da Kharkiv celebra a suo modo la ricorrenza. Forse nel modo più giusto.
Ucraina, un passo avanti e due indietro: lo stallo è perenne
Archiviati gli assalti di Putin che mangiavano città e regioni al Paese aggredito e calato il sipario sui successi, della resistenza ucraina che aveva bloccato le colonne di mezzi e uomini alle porte di Kiev, ora, il fronte che parte a sud dal mar Nero, taglia la regione di Zaporizhzhia, passa nel Donbass e raggiunge il confine russo nell’ultimo lembo dell’oblast di Kharkiv si è praticamente paralizzato. «Mille chilometri fortificati con cunicoli, barriere di mine, terrapieni in cemento dove si combatte una guerra di trincea troppo simile a certe pagine di storia del primo conflitto mondiale in cui una linea immaginaria separava gli eserciti rivali».
Ritorno al punto di partenza
Adesso, dalla stasi del ‘senza vincitori e vinti’ il timore che l’offensiva russa vincente ad Avdiivka possa proseguire verso Kiev e su Kharkiv. «La nuova controffensiva ucraina scatterà nel 2025», annuncia l’intelligence di Kiev, ma sono in pochi a crederci. E il 2024 diventa ‘l’anno della difesa a oltranza’.
Mancano le armi ma ancora di più i soldati
«Non si tratta solo di un problema di munizioni che mancano, come ripetono i vertici militari invocando il sostegno occidentale. Rischiano di venire meno i soldati. Perché la strategia della tensione targata Mosca, unita all’assenza di una possibilità reale di riconquistare le aree in mano russa, ha spento l’entusiasmo per combattere. Lo sa bene il presidente Zelensky che ha ammorbidito la nuova legge sulla mobilitazione per evitare di finire nel tritacarne dell’impopolarità».
Un Paese distrutto
Oltre 700 giorni di conflitto, le cifre paurose ma incerte delle vittime, a proporre numeri che speriamo impossibili, ma assieme le certezze fotografiche delle distruzioni. Un milione e 400mila le case rase al suolo o danneggiate, di cui un terzo non riparabili. E la povertà: 8,5 milioni di persone dipenderanno nel 2024 dagli aiuti umanitari, dichiara l’Onu, e sei milioni sono gli sfollati interni, costretti ad abbandonare tutto.
Terso anno: cessate il fuoco e trattativa?
Alcuni pareri e valutazioni di generali italiani raccolte dall’Adnkronos, ragionando soprattutto su una sperata fine dell’azione militare per arrivare ad una trattativa. Un ipotetico quando e sul come. E cosa aspetta tutti noi europei.
Marco Bartolini: le radici del conflitto al 2014
«Siamo a due anni di guerra in Ucraina, sebbene le radici di questo conflitto risalgano al 2014, con migliaia di vittime civili», dice il generale Marco Bertolini, già a capo del Comando operativo di vertice interforze. «Sul campo è stata dimostrata la prevalenza della Russia, che ha vinto le maggiori battaglie smentendo la propaganda occidentale che la voleva arretrata da un punto di vista tecnologico. Si narrava che rubassero i microchip delle lavatrici per utilizzarli sui missili, parte di una narrativa caricaturale smentita dai fatti. La controffensiva ucraina è invece fallita, la Russia ha iniziato a premere lungo tutto il confine, ha sfondato nel punto fortificato più importante di tutta la linea ucraina, a due passi da Donetsk e adesso siamo aperti a ulteriori sviluppi difficili da prevedere».
Momento critico per Kiev
«Da un punto di vista politico, questa situazione si ripercuote pesantemente in ambito ucraino. È stato fatto fuori il generale Valeri Zaluzhny, che era il comandante delle forze armate, perché di idee diverse da quelle di Zelensky. Ed è stato sostituito dal generale Syrsky, di origine russa con i genitori in Russia e oltretutto a quanto pare non particolarmente amato dai suoi. È un momento critico per le forze armate».
Tricarico, negoziato ma non solo tra Stati Uniti e Russia
Per il generale Leonardo Tricarico, ex capo di Stato maggiore dell’Aeronautica e attuale presidente della fondazione Icsa. «Dopo due anni di scontro, resta la condizione di stallo concretizzatosi a poche settimane dall’inizio delle ostilità. L’impossibilità dall’una e dall’altra parte di prevalere con il solo uso delle armi. L’unica strada rimane quella del negoziato.
Nella speranza – conclude – che anche questa guerra, iniziata come le altre senza che venisse individuato e condiviso l’obiettivo finale, non termini appunto come le altre, con una soluzione simile a quando gli Stati Uniti, negoziarono con i talebani di allora, (e lo stesso potrebbe accadere con Putin oggi), la sorte del conflitto in completa e deplorabile solitudine».
- Brigata Ebraica e Netanyahudi Massimo Marnetto La Brigata Ebraica ha tutto il diritto di sfilare il 25 Aprile, perché ha lottato per la Liberazione. Chi la contesta sbaglia e di grosso. Se però i suoi sostenitori accettano la presenza di bandiere di Israele, sono responsabili di una provocazione inaccettabile, perché adesso quella bandiera è simbolo del genocidio aContinua a leggere “Brigata Ebraica e Netanyahu”
- Come se Dio non ci fossedi Raniero La Valle Cari amici, stiamo vivendo una svolta storica, carica di simboli e presagi, che nell’ultima settimana ha raggiunto probabilmente il punto di caduta più vicino all’abisso. Noi però abbiamo l’impressione che la fase stia cambiando e che forse nei prossimi mesi comincerà la risalita e torneremo a vedere la luce. Nell’incontro perContinua a leggere “Come se Dio non ci fosse”
- Il duo Trump-Netanyahu in che catastrofe precipitano il pianeta?Ennio Remondino su Remocontro La percezione della minaccia che incombe sul mondo sta diffondendosi oltre prevenzioni ideologiche o di schieramento. Trump-Netanyahu: uno dei due un criminale ricercato per crimini di guerra, e l’altro un caricaturale mancato Nobel per la pace che s’è fatto trascinare in una guerra catastrofica da cui la sua personalità disturbata nonContinua a leggere “Il duo Trump-Netanyahu in che catastrofe precipitano il pianeta?”
- Giu le mani da Silvia SalisIn politica più che in altri settori della vita pubblica, montare e smontare il protagonismo degli aspiranti leader è sport diffuso tra i media. Sempre meno complicato che entrare nel vivo delle questioni e del dibattito in corso. Vale per chi è dentro come per chi è fuori. Simpatizzare suona meno impegnativo di partecipare, figuriamociContinua a leggere “Giu le mani da Silvia Salis”
- Contro la guerrada Remocontro Nessuno è così stolto da preferire la guerra alla pace, poiché in tempo di pace sono i figli che portano alla sepoltura i padri, mentre in tempo di guerra sono i padri che seppelliscono i figli.(Erodoto). La guerra nutre se stessa (Tito Livio) Predatori del mondo intero, adesso che mancano terre alla loroContinua a leggere “Contro la guerra”





