Che Salvini confonda “uno stato di diritto con uno stato di delitto” e’ una battuta di Marnetto. La presunzione di colpevolezza non c’e’ mai per nessuno, anche se la vedova ha buone ragioni per accusarlo. Neppure Putin puo’ essere condannato senza prove per avere assassinato Navalny, ma e’ molto probabile che la morte di quest’ultimo, se non provocata direttamente, sia avvenuta in conseguenza delle persecuzioni subite. Sta di fatto che il governo britannico, come ha fatto sapere il Foreign Office, ha annunciato di aver imposto sanzioni su sei funzionari russi, additati come presunti responsabili della morte del dissidente.(nandocan)
di Massimo Marnetto
Non sono d’accordo con chi – Salvini e non solo – invita ad attendere le prove, prima di accusare Putin di aver assassinato Navalny. Sarebbe un ragionamento corretto in una situazione di stato di diritto, ma in Russia i personaggi scomodi si uccidono (ed evito la lista di nomi perché notoria).
Come in tutte le dittature, quando muore un dissidente detenuto per critiche al dittatore, l’onere della prova s’inverte e vige la presunzione di colpevolezza del capo assoluto, salvo evidenza contraria (impossibile per Navalny, per indisponibilità della salma). Ma nonostante ciò, c’è ancora un Salvini, replicato dal fido Crippa, che secerne garantismo tossico, confondendo uno stato di diritto con uno stato di delitto.
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