La fabbrica della morte e l’intelligenza artificiale per colpire con più durezza

Questa strage di quasi ventimila palestinesi vittime di bombardamenti indiscriminati su Gaza che cosa rappresenta se non l’intento del governo di Netanyahu di rioccuparne almeno il nord, estromettendone gli abitanti e “colonizzandola” con una politica di “apartheid” analogamente a quella praticata in Cisgiordania dopo la guerra dei sei giorni? Certo le dimensioni di questa invasione non si spiegano con il tentativo di dare semplicemente la caccia ai terroristi di Hamas. Se così fosse una rappresaglia di queste dimensioni avrebbe piuttosto l’effetto di moltiplicarli, come ha osservato in una trasmissione televisiva il direttore di Limes Lucio Caracciolo. E sarà questo probabilmente il risultato che otterranno. (nandocan)

Ennio Remondino su Remocontro

La popolazione di Gaza senza riparo dalle bombe –19.454 morti dall’inizio dell’offensiva– e alla fame. Human Rights Watch accusa i vertici israeliani di perseguire una strategia deliberata con «l’intento di affamare i civili come metodo di guerra». Ma alla spalle c’è di peggio.

Yuval Abraham, giornalista ebreo. Un’inchiesta di ‘+972 Magazine’ e ‘Local Call’ israeliani, rivela che l’esercito di Tel Aviv ignora le precauzioni a tutela dei civili e affida la scelta dei suoi obiettivi all’intelligenza artificiale. Ecco perché gli attacchi sulla Striscia stanno facendo un numero di vittime senza precedenti. Questi fattori, descritti da ufficiali dell’intelligence israeliana hanno avuto un ruolo in una delle campagne militari più sanguinose contro i palestinesi dall’epoca della nakba (la cacciata dei palestinesi dalle loro terre nel 1948).

Yuval Abraham, giornalista ebreo

«Una fabbrica di omicidi di massa: all’interno del bombardamento calcolato di Gaza da parte di Israele», la premessa di Yuval Abrah. «Attacchi aerei permissivi su obiettivi non militari e l’uso di un sistema di intelligenza artificiale hanno permesso all’esercito israeliano di portare avanti la sua guerra più mortale contro Gaza, rivela un’indagine di +972 e Local Call».

Le fonti

L’indagine di +972 e Local Call si basa su conversazioni con sette attuali ed ex membri della comunità dell’intelligence israeliana – personale dell’intelligence militare e dell’aeronautica militare coinvolto nelle operazioni israeliane nella Striscia assediata – oltre a testimonianze, dati e documenti palestinesi dalla Striscia di Gaza e dichiarazioni ufficiali del portavoce dell’IDF e di altre istituzioni statali israeliane.

La sintesi dell’orrore

Rispetto ai precedenti attacchi israeliani a Gaza, la guerra attuale, ‘Operazione Spade di Ferro’, iniziata a seguito dell’assalto guidato da Hamas al sud di Israele il 7 ottobre – ha visto l’esercito espandere i suoi bombardamenti su obiettivi che non sono di natura prettamente militare. Questi includono residenze private, edifici pubblici, infrastrutture e grattacieli, che l’esercito definisce come ‘obiettivi di potere’ verso la società civile palestinese: «creare uno shock che, tra le altre cose, avrà un’eco potente e indurre i civili a fare pressione su Hamas», ha affermato una fonte.

‘Effetti collaterali’ calcolati

L’esercito israeliano ha file sulla stragrande maggioranza dei potenziali obiettivi a Gaza – comprese le case – che stabiliscono il numero di civili che potrebbero essere ucciso in un attacco contro un determinato obiettivo. Questa cifra viene calcolata e nota in anticipo ai servizi segreti dell’esercito, che sanno anche, poco prima di un attacco, quanti civili verranno sicuramente uccisi.

Un comandante di Hamas quanti civili uccisi vale?

In un caso discusso dalle fonti, il comando militare israeliano ha consapevolmente approvato l’uccisione di centinaia di civili palestinesi nel tentativo di assassinare un unico importante comandante militare di Hamas. «I numeri sono aumentati da dozzine di morti civili [permesse] come danno collaterale e come parte di un attacco contro un alto funzionario».

‘Sistema Habsora’

Secondo l’indagine, altro motivo del gran numero di danni estesi alla vita civile a Gaza è l’uso diffuso di un sistema chiamato ‘Habsora’ (Il Vangelo), in gran parte costruito sull’intelligenza artificiale e ‘può generare obiettivi a una velocità estrema’. che supera di gran lunga quanto era possibile in precedenza. «Questo sistema di intelligenza artificiale, come descritto da un ex ufficiale dell’intelligence, facilita essenzialmente una ‘fabbrica di omicidi di massa’».

Intelligenza assassina

Il crescente utilizzo di sistemi basati sull’intelligenza artificiale come Habsora consente all’esercito di effettuare attacchi su vasta scala su case residenziali in cui vive un singolo membro di Hamas, anche quelli che sono agenti junior di Hamas. Un alto funzionario dell’intelligence ha detto ai suoi ufficiali dopo il 7 ottobre che l’obiettivo era «uccidere quanti più agenti di Hamas possibile, per cui i criteri relativi al danno ai civili palestinesi erano significativamente allentati».

Il dopo 7 ottobre, colpire nel mucchio

Fin dal primo momento dopo l’attacco del 7 ottobre, i decisori israeliani hanno dichiarato apertamente che la risposta sarebbe stata di portata completamente diversa rispetto alle precedenti operazioni militari a Gaza, con l’obiettivo dichiarato di sradicare totalmente Hamas. Il risultato di queste politiche è l’incredibile perdita di vite umane. Oltre 300 famiglie hanno perso 10 o più familiari a causa dei bombardamenti israeliani negli ultimi due mesi: un numero 15 volte superiore a quella che in precedenza è stata la guerra più mortale di Israele contro Gaza, nel 2014 (al momento di queste note i morti palestinesi era 15mila, oggi siamo alla vigilia dei 20mila).

«C’è la sensazione che gli alti funzionari dell’esercito siano consapevoli del loro fallimento il 7 ottobre, e siano impegnati nella questione di come fornire al pubblico israeliano un’immagine [di vittoria] che salverà la loro reputazione».

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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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