Ucraina nella UE (ma non alla Nato)

Sarebbe auspicabile che i negoziati di adesione, che richiederanno necessariamente tempi lunghi, prestassero maggiore attenzione ai valori di libertà e democrazia che ispirarono la fondazione della CEE nel 1958 e trent’anni fa della stessa UE. Continuare a trascurarli come avvenuto con l’adesione di alcuni Stati dell’Europa orientale nel nome di un rafforzamento del blocco politico economico militare dell’ Occidente favorisce l’impropria identificazione con la NATO e accresce la dipendenza dagli Stati Uniti. Laddove sarebbe assai più utile alla pace e all’autonoma iniziativa del continente sviluppare il dialogo con i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e più in generale il multilateralismo rinunciando alla vecchia, pericolosa logica dei blocchi (nandocan)

di Massimo Marnetto

L’annuncio dell’avvio dell’iter di adesione dell’Ucraina alla UE – se abbinato all’esclusione del suo ingresso nella Nato – può essere un potente elemento per arrivare alla pace con la Russia. Solo così la UE può trasformarsi da mero fornitore di armi, in un fornitore di soluzioni diplomatiche.

Come? In primo luogo, dando alla prospettiva di adesione il valore di ”vittoria” politica, in modo da rimuovere in Zelenski la ricerca di quella militare; in secondo luogo, convincendo Kiev a rinunciare ai territori russofoni occupati ad est, compensando la perdita con un prospero futuro rivolto all’ovest europeo. Con queste condizioni, si può convincere anche Putin di aver vinto. E qui s’invera il principio base della psicologia negoziale: l’accordo riesce se entrambe le parti ritengono di non uscirne umiliate.


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Pubblicato da nandocan

Mi chiamo Fer nando Can cedda. Il nome del sito è un facile omaggio a Sandokan, eroe letterario di un’infanzia remota. Sono nato a Cagliari l’8 Maggio 1936. Nelle strade italiane si festeggiava la precaria conquista di una colonia africana. Sardi erano i miei genitori e così i loro ascendenti, solo la nonna materna era di Firenze. Devo forse a lei se la famiglia si trasferì in quella meravigliosa città e lì sono cresciuto, primo di cinque fratelli. Studi classici e laurea il Giurisprudenza. Ma io ero aspirante giornalista già dal liceo: scrivevo, ciclostilavo e distribuivo il giornalino scolastico. La prima “vera” redazione è stata, nel 1962, quella del “Giornale del Mattino“. Era la stagione di una Firenze culturalmente vivace e cosmopolita, del sindaco La Pira e di don Lorenzo Milani,. Io avevo già lasciato l’Azione Cattolica per il “Cenacolo” di Padre Ernesto Balducci. Scrivevo per “Testimonianze”, una delle riviste del “dissenso” cattolico. E fu proprio padre Balducci a benedire – nel dicembre del ‘64 – il mio matrimonio. Un anno dopo, con una sposa appena laureata in lettere e una figlia di poche settimane, viaggiavo verso Roma a bordo di una Fiat “850”. Assunto con selezione pubblica dal telegiornale RAI, l’unico allora in Italia, direttore Fabiano Fabiani. A trent’anni entrai nella redazione del mitico “TV7″, il sogno di ogni giovane giornalista. Nel 1969 la nomina a “inviato speciale”, secondo e ultimo gradino della mia carriera professionale. E la nascita del secondo e ultimo figlio, nel medesimo anno. Nel 1976 l’invito di Andrea Barbato a entrare nella prima redazione del “TG 2“, invito accolto ovviamente con entusiasmo. Pochi anni dopo, con l’avanzata implacabile della lottizzazione, Barbato venne costretto ad andarsene e l’entusiasmo cominciò a venir meno. Chi non aveva “santi in parlamento” poteva affermarsi solo se molto disponibile e io non lo ero. Al contrario, mi impegnavo nel comitato di redazione, nell’Usigrai, mi esponevo nelle assemblee. Riuscii a salvarmi professionalmente lavorando nelle rubriche e nei servizi speciali, occupandomi, spesso con soddisfazione, di cronaca, di cultura, di costume, di religione. Finché al TG 2 sopravvisse dignitosamente il giornalismo d’inchiesta, ci fu ancora modo di divertirsi, o almeno di lavorare con serietà. Nel ’96, sotto la direzione di Mimun, scelsi lo “scivolo” e la pensione anticipata. Da allora continuo a fare il giornalista, soprattutto su Internet, ma a titolo gratuito e volontario. Nell’ottobre del 2023, ho compiuto 60 anni di professione.

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