Sarebbe auspicabile che i negoziati di adesione, che richiederanno necessariamente tempi lunghi, prestassero maggiore attenzione ai valori di libertà e democrazia che ispirarono la fondazione della CEE nel 1958 e trent’anni fa della stessa UE. Continuare a trascurarli come avvenuto con l’adesione di alcuni Stati dell’Europa orientale nel nome di un rafforzamento del blocco politico economico militare dell’ Occidente favorisce l’impropria identificazione con la NATO e accresce la dipendenza dagli Stati Uniti. Laddove sarebbe assai più utile alla pace e all’autonoma iniziativa del continente sviluppare il dialogo con i BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) e più in generale il multilateralismo rinunciando alla vecchia, pericolosa logica dei blocchi (nandocan)
di Massimo Marnetto
L’annuncio dell’avvio dell’iter di adesione dell’Ucraina alla UE – se abbinato all’esclusione del suo ingresso nella Nato – può essere un potente elemento per arrivare alla pace con la Russia. Solo così la UE può trasformarsi da mero fornitore di armi, in un fornitore di soluzioni diplomatiche.
Come? In primo luogo, dando alla prospettiva di adesione il valore di ”vittoria” politica, in modo da rimuovere in Zelenski la ricerca di quella militare; in secondo luogo, convincendo Kiev a rinunciare ai territori russofoni occupati ad est, compensando la perdita con un prospero futuro rivolto all’ovest europeo. Con queste condizioni, si può convincere anche Putin di aver vinto. E qui s’invera il principio base della psicologia negoziale: l’accordo riesce se entrambe le parti ritengono di non uscirne umiliate.
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